Islamabad - Individuare un terreno di cooperazione ed esplorare percorsi collaborativi per promuovere lo sviluppo inclusivo, la pace, la dignità e la prosperità nella società pakistana, pesantemente segnata dalla povertà e dal disagio socio-economico, con tutte le loro conseguenze. È questo l'obiettivo della partnership tra il Pakistan Poverty Alleviation Fund e la comunità cattolica della diocesi di Islamabad-Rawalpindi, sancita a Islamabad in un recente incontro che ha riunito rappresentanti religiosi e civili, riaffermando un impegno condiviso per ridurre la povertà e affrontarne le cause strutturali.Parlando dell'interconnessione tra fede e povertà, l'Arcivescovo Joseph Arshad, Pastore della diocesi di Islamabad-Rawalpindi, ha rimarcato che «la povertà non è mai solo una questione di numeri o statistiche; riguarda persone reali che meritano di essere viste, ascoltate e valorizzate». Invitando i presenti ad andare oltre i dati istituzionali, ha esortato a sviluppare «una maggiore empatia che riconosca il volto umano della sofferenza all'interno delle comunità vulnerabili». Ha inoltre affrontato il tema della sicurezza abitativa, sostenendo che «un tetto sicuro e stabile sopra la testa di una famiglia è un diritto fondamentale, conferito da Dio alla dignità umana». L'Arcivescovo immagina «un Pakistan più compassionevole, dove la vera pace non significhi soltanto assenza di conflitto, ma presenza di amore e collaborazione attiva, affinché nessuno sia escluso».Secondo le stime ufficiali, il tasso di povertà nazionale del Pakistan si attesta al 28,9%, in aumento a causa dell'elevata inflazione, del rincaro dei prezzi dell'energia e della compressione del reddito reale. Tuttavia, il Centro per le Politiche Sociali e lo Sviluppo , organismo indipendente, stima che la povertà coinvolga circa 105 milioni di persone: il 44,7% della popolazione vive infatti al di sotto della soglia di povertà, con percentuali più elevate nelle aree rurali rispetto a quelle urbane.In questo contesto, mons. Arshad ha sottolineato come le minoranze religiose in Pakistan siano spesso quelle che sopportano il peso economico maggiore e risultino maggiormente rappresentate nelle fasce più povere della popolazione. Secondo rapporti di gruppi per i diritti umani, ricerche socio-economiche e organizzazioni non governative, i cristiani pakistani soffrono livelli di povertà sproporzionatamente elevati e una marcata vulnerabilità socio-economica.L'elevato tasso di povertà è strutturalmente legato anche alla discriminazione nel mondo del lavoro. Nei centri urbani come Peshawar e Lahore, i cristiani occupano tra il 76% e l'80% dei posti a basso salario nel settore della pulizia urbana e della gestione delle fognature comunali. Inoltre, secondo i dati del Movimento per lo Sviluppo Nazionale e la Giustizia, il tasso di alfabetizzazione tra i cristiani è stimato attorno al 19%, rispetto a una media nazionale del 58%, contribuendo a intrappolare intere generazioni in un circolo vizioso di povertà sistemica.L'azione della Chiesa cattolica in Pakistan si concentra su interventi strutturali finalizzati ad affrontare le cause profonde della povertà, soprattutto in due ambiti: l'istruzione e la formazione professionale, considerate una fondamentale leva di riscatto sociale, e lo sviluppo economico attraverso il sostegno alla piccola impresa.L'istruzione è considerata la via più efficace per spezzare il ciclo della povertà, specialmente tra le minoranze cristiane. La Chiesa gestisce scuole di ogni ordine e grado e istituzioni universitarie aperte a tutti. Parallelamente promuove programmi di formazione professionale in settori quali il cucito, l'artigianato, l'informatica e la meccanica, rivolti soprattutto a giovani e donne.In questo modo viene incentivata la microimprenditorialità attraverso il sostegno alle piccole imprese e l'accesso al microcredito. Particolare attenzione è dedicata ai programmi per l'autonomia economica delle donne, considerata un elemento essenziale per lo sviluppo delle famiglie e delle comunità locali.