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The results of the four-year project could have medical as well as industrial applications.

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اتصال محدود به اینترنت بعد ۸۸ روز خاموشی دیجیتال در ایران؛ واکنش کاربران شبکه‌های اجتماعی

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اتصال محدود به اینترنت بعد ۸۸ روز خاموشی دیجیتال در ایران؛ واکنش کاربران شبکه‌های اجتماعی

منابع خبری در اسرائیل اعلام کردند دونالد ترامپ رئیس جمهوری آمریکا، و بنیامین نتانیاهو نخست وزیر اسرائیل، سه‌شنبه ۵ خرداد تلفنی با هم گفت‌وگو کردند.

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منابع خبری در اسرائیل اعلام کردند دونالد ترامپ رئیس جمهوری آمریکا، و بنیامین نتانیاهو نخست وزیر اسرائیل، سه‌شنبه ۵ خرداد تلفنی با هم گفت‌وگو کردند.

di Marie-Lucile KubackiUlaanbaatar - A tre anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 26 maggio 2023, la figura di padre Stefano Kim SeongHueon continua ad abitare la memoria della Chiesa in Mongolia. Missionario coreano, vicario generale della Prefettura apostolica di Ulan Bator, aveva fatto della sua vita una risposta a una domanda che lo accompagnava fin dall’infanzia: «Perché sono venuti qui?». L’avevamo incontrato un mese prima la sua morte. In una cappella che si trova sotto la cattedrale, dedicata alla Madonna di Fatima, alla quale era particolarmente devoto. ci aveva raccontato il suo percorso spirituale e vocazionale, in particolare il ricordo della tomba di un missionario francese sepolto nel villaggio dove era cresciuto. Lui era cresciuto in una parrocchia fondata da missionari, nella diocesi di Daejeon, in Corea del Sud. «Sono cresciuto chiedendomi: “Perché sono venuti qui?”. Me lo chiedevo ancor di più perché allora i loro Paesi d’origine mi sembravano molto più interessanti del Paese in cui vivevo…». Una domanda custodita nel silenzio, che nessuno conosceva, ma che lentamente lo ha portato in seminario, verso il sacerdozio.Durante gli studi, l’incontro con un missionario coreano segnò una svolta: «Non ricordo il contenuto esatto del suo intervento, ma sento ancora le ultime parole che disse: “Uno di voi andrà all’estero come missionario”». Quella frase lo trafisse. «Quando lo sentii dire così, mi dissi: “E se fossi io?”». Da lì cominciò a cambiare lo sguardo sulla propria vocazione. Al quarto anno, il vescovo lo inviò a Roma a studiare missiologia: «Così mi ritrovai a studiare missiologia, mentre mi stavo preparando a diventare sacerdote per la mia diocesi…».Da questa tensione nacque una domanda più radicale: «Ma qual era la mia identità sacerdotale? Come potevo coniugare la mia identità di sacerdote diocesano con quella di missionario, che allora mi sembrava piuttosto un abito troppo grande per me?». La risposta prese forma guardando al Vangelo: «Mi chiesi: i dodici discepoli erano sacerdoti diocesani o missionari? E Gesù?». Contemplando la loro vita, riconobbe un tratto comune: «Essi erano i predecessori di quei sacerdoti diocesani che non chiudono mai la porta, neppure quando sono stanchi, e dicono: “Lasciate che la gente venga da me!”». In quella immagine trovò una sintesi: «Perché è proprio questa la spiritualità del sacerdote diocesano: tenere la porta aperta». E dentro di lui «risuonò un grande “sì”», perché capì che il sacerdote diocesano «poteva essere un missionario».Prima ancora di partire, decise di vivere così la sua vocazione: «Poiché il coreano era la lingua che conoscevo meglio, decisi di essere un missionario coreano in Corea, come se fossi alla fine del mondo». Questo cambio di prospettiva, raccontava, lo rese «profondamente felice».Poi arrivò la Mongolia. «Un giorno venni a sapere che il vescovo cercava qualcuno disposto ad andare in Mongolia». In quel momento, la memoria tornò a uno dei missionari francesi della sua infanzia, il primo parroco, conosciuto solo attraverso un monumento: «Conobbi questo parroco attraverso un monumento sul quale era inciso il suo nome». Fu allora che intuì: «Perché sono qui? Per me è sempre più chiaro: per quel nome sul monumento. Un giorno anch’io sarò morto, e forse dei bambini, vedendo il mio nome, si chiederanno: “Perché il padre Kim era qui?”».In Mongolia, dove fondò la parrocchia di Santa Maria Assunta nel distretto di Khan‑Uul, padre Stefano si trovò a vivere in una Chiesa povera e giovane. «In Mongolia siamo ancora agli inizi». E tuttavia, osservava, «in tutto il mondo l’ultraliberalismo e il consumismo stanno diventando una sfida per tutti i cristiani». La povertà della Chiesa mongola non gli appariva come un limite, ma come una risorsa evangelica: «Siamo poveri, ed è proprio questa la nostra ricchezza». Guardando a san Francesco d’Assisi, rovesciava la prospettiva: «San Francesco d’Assisi era ricco e ha dovuto spogliarsi di tutti i suoi beni per seguire Gesù. Il “san Francesco” di Ulaanbaatar è nato povero e non ha nulla di cui spogliarsi per seguire Gesù». Se si riconosce «la ricchezza della povertà», scoprendo che Dio ha fatto «il dono di non dover rinunciare a nulla per seguirlo», allora «il “san Francesco” di Ulaanbaatar può essere felice».Era però consapevole dell’ambivalenza di ogni discorso sulla povertà: «Dobbiamo anche essere consapevoli di quanto sia indecente esaltare i benefici della povertà davanti ai poveri, se non condividiamo la loro condizione». Per questo insisteva: è «una vera sfida per i missionari»: «dobbiamo essere ciò che predichiamo». «Ciò che possiamo offrire alle persone è anche un modo di convivere con la sofferenza. Non evitandola, perché c’è, anche se non ci piace e non la cerchiamo, ma trovando un modo per attraversarla, seguendo le orme e i passi di Gesù».Quando raccontava la sua vita, tornava spesso con un sorriso al periodo in cui aveva «deciso di fare un passo indietro dalla missione, ritirandomi per quattro anni in una ger in campagna». Lì, nella tenda mongola usata come abitazione, sperimentò «la gioia di una vita semplice». Raccoglieva lo sterco di cavallo per la stufa, andava a prendere l’acqua, condivideva la quotidianità dei pastori. Confrontando «i due stili di vita – quello nella frenesia della città, dove c’è una vasta gamma di cose che si possono comprare, e quello semplice della campagna – uno mi è sembrato decisamente preferibile all’altro».Da questa esperienza nasceva anche una delle sue immagini più forti: «Nelle ger, nelle campagne e persino a Ulaanbaatar non c’è acqua corrente, e bisogna andare a prenderla… La gente sa che cosa significhi trovare acqua fresca. Perciò dobbiamo essere presenti, perché possano trovare pozzi di acqua fresca nelle nostre chiese». Siamo lì, diceva, «per parlare del Regno di Dio e della salvezza», per offrire «la Buona Notizia che li renderà liberi. Da che cosa? Dalla schiavitù del peccato e del senso di colpa». Questa liberazione è «molto concreta, quasi fisica: è come deporre a terra secchi d’acqua pesante». «Non seguiamo Gesù per offrire una vita piena di successi, ma una vita piena, veramente piena, che ci riempia dentro di quest’acqua viva».È questa la vera felicità che sperava un giorno i cristiani mongoli potessero riconoscere: «Verrà il giorno in cui i cristiani mongoli avranno abbastanza esperienza per confrontare gli stili di vita a loro disposizione, e forse allora pronunceranno quell’“ah” missionario di cui parlavo prima: “Ah… preferisco questo tipo di felicità”». «Il punto di svolta arriverà. Quando? Non lo so. Ma un giorno riconosceranno dove si trova la vera felicità e diranno: “Questo è ciò che ho cercato per tutta la vita”. E noi saremo lì ad accoglierli, con la porta spalancata. In realtà, siamo già lì».La traccia che Stefano Kim ha lasciato in Mongolia è viva soprattutto tra i giovani, che oggi da adulti ricordano la sua dedizione alla pastorale giovanile, la sua vicinanza, la sua fame di vita. Nel 2024 la diocesi di Daejeon, insieme al Korea Catholic Times, ha realizzato un film divulgativo intitolato “Wind of the Prairie – The Last Lecture of a Mongolian Missionary”, che ha contribuito a far conoscere più ampiamente la sua figura. Nel 2025 il Korea Catholic Times ha poi pubblicato un nuovo documentario dal titolo “Who Is a Priest?”, co-prodotto con la Korean Prado Priests Association, che ripercorre la sua vita e la sua missione in Mongolia.Mentre la Prefettura apostolica di Ulan Bator si prepara, come ogni anno, a celebrare la Messa sulla sua tomba il 26 maggio, la domanda che ha attraversato la vita di padre Stefano continua a risuonare, rivolta a ciascuno: «Perché tu sei qui?». «I missionari annunciano il Vangelo in molti modi, ma il modo più potente è la testimonianza della propria vita: “Perché tu sei qui?”. È una domanda potente».

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di Marie-Lucile KubackiUlaanbaatar - A tre anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 26 maggio 2023, la figura di padre Stefano Kim SeongHueon continua ad abitare la memoria della Chiesa in Mongolia. Missionario coreano, vicario generale della Prefettura apostolica di Ulan Bator, aveva fatto della sua vita una risposta a una domanda che lo accompagnava fin dall’infanzia: «Perché sono venuti qui?». L’avevamo incontrato un mese prima la sua morte. In una cappella che si trova sotto la cattedrale, dedicata alla Madonna di Fatima, alla quale era particolarmente devoto. ci aveva raccontato il suo percorso spirituale e vocazionale, in particolare il ricordo della tomba di un missionario francese sepolto nel villaggio dove era cresciuto. Lui era cresciuto in una parrocchia fondata da missionari, nella diocesi di Daejeon, in Corea del Sud. «Sono cresciuto chiedendomi: “Perché sono venuti qui?”. Me lo chiedevo ancor di più perché allora i loro Paesi d’origine mi sembravano molto più interessanti del Paese in cui vivevo…». Una domanda custodita nel silenzio, che nessuno conosceva, ma che lentamente lo ha portato in seminario, verso il sacerdozio.Durante gli studi, l’incontro con un missionario coreano segnò una svolta: «Non ricordo il contenuto esatto del suo intervento, ma sento ancora le ultime parole che disse: “Uno di voi andrà all’estero come missionario”». Quella frase lo trafisse. «Quando lo sentii dire così, mi dissi: “E se fossi io?”». Da lì cominciò a cambiare lo sguardo sulla propria vocazione. Al quarto anno, il vescovo lo inviò a Roma a studiare missiologia: «Così mi ritrovai a studiare missiologia, mentre mi stavo preparando a diventare sacerdote per la mia diocesi…».Da questa tensione nacque una domanda più radicale: «Ma qual era la mia identità sacerdotale? Come potevo coniugare la mia identità di sacerdote diocesano con quella di missionario, che allora mi sembrava piuttosto un abito troppo grande per me?». La risposta prese forma guardando al Vangelo: «Mi chiesi: i dodici discepoli erano sacerdoti diocesani o missionari? E Gesù?». Contemplando la loro vita, riconobbe un tratto comune: «Essi erano i predecessori di quei sacerdoti diocesani che non chiudono mai la porta, neppure quando sono stanchi, e dicono: “Lasciate che la gente venga da me!”». In quella immagine trovò una sintesi: «Perché è proprio questa la spiritualità del sacerdote diocesano: tenere la porta aperta». E dentro di lui «risuonò un grande “sì”», perché capì che il sacerdote diocesano «poteva essere un missionario».Prima ancora di partire, decise di vivere così la sua vocazione: «Poiché il coreano era la lingua che conoscevo meglio, decisi di essere un missionario coreano in Corea, come se fossi alla fine del mondo». Questo cambio di prospettiva, raccontava, lo rese «profondamente felice».Poi arrivò la Mongolia. «Un giorno venni a sapere che il vescovo cercava qualcuno disposto ad andare in Mongolia». In quel momento, la memoria tornò a uno dei missionari francesi della sua infanzia, il primo parroco, conosciuto solo attraverso un monumento: «Conobbi questo parroco attraverso un monumento sul quale era inciso il suo nome». Fu allora che intuì: «Perché sono qui? Per me è sempre più chiaro: per quel nome sul monumento. Un giorno anch’io sarò morto, e forse dei bambini, vedendo il mio nome, si chiederanno: “Perché il padre Kim era qui?”».In Mongolia, dove fondò la parrocchia di Santa Maria Assunta nel distretto di Khan‑Uul, padre Stefano si trovò a vivere in una Chiesa povera e giovane. «In Mongolia siamo ancora agli inizi». E tuttavia, osservava, «in tutto il mondo l’ultraliberalismo e il consumismo stanno diventando una sfida per tutti i cristiani». La povertà della Chiesa mongola non gli appariva come un limite, ma come una risorsa evangelica: «Siamo poveri, ed è proprio questa la nostra ricchezza». Guardando a san Francesco d’Assisi, rovesciava la prospettiva: «San Francesco d’Assisi era ricco e ha dovuto spogliarsi di tutti i suoi beni per seguire Gesù. Il “san Francesco” di Ulaanbaatar è nato povero e non ha nulla di cui spogliarsi per seguire Gesù». Se si riconosce «la ricchezza della povertà», scoprendo che Dio ha fatto «il dono di non dover rinunciare a nulla per seguirlo», allora «il “san Francesco” di Ulaanbaatar può essere felice».Era però consapevole dell’ambivalenza di ogni discorso sulla povertà: «Dobbiamo anche essere consapevoli di quanto sia indecente esaltare i benefici della povertà davanti ai poveri, se non condividiamo la loro condizione». Per questo insisteva: è «una vera sfida per i missionari»: «dobbiamo essere ciò che predichiamo». «Ciò che possiamo offrire alle persone è anche un modo di convivere con la sofferenza. Non evitandola, perché c’è, anche se non ci piace e non la cerchiamo, ma trovando un modo per attraversarla, seguendo le orme e i passi di Gesù».Quando raccontava la sua vita, tornava spesso con un sorriso al periodo in cui aveva «deciso di fare un passo indietro dalla missione, ritirandomi per quattro anni in una ger in campagna». Lì, nella tenda mongola usata come abitazione, sperimentò «la gioia di una vita semplice». Raccoglieva lo sterco di cavallo per la stufa, andava a prendere l’acqua, condivideva la quotidianità dei pastori. Confrontando «i due stili di vita – quello nella frenesia della città, dove c’è una vasta gamma di cose che si possono comprare, e quello semplice della campagna – uno mi è sembrato decisamente preferibile all’altro».Da questa esperienza nasceva anche una delle sue immagini più forti: «Nelle ger, nelle campagne e persino a Ulaanbaatar non c’è acqua corrente, e bisogna andare a prenderla… La gente sa che cosa significhi trovare acqua fresca. Perciò dobbiamo essere presenti, perché possano trovare pozzi di acqua fresca nelle nostre chiese». Siamo lì, diceva, «per parlare del Regno di Dio e della salvezza», per offrire «la Buona Notizia che li renderà liberi. Da che cosa? Dalla schiavitù del peccato e del senso di colpa». Questa liberazione è «molto concreta, quasi fisica: è come deporre a terra secchi d’acqua pesante». «Non seguiamo Gesù per offrire una vita piena di successi, ma una vita piena, veramente piena, che ci riempia dentro di quest’acqua viva».È questa la vera felicità che sperava un giorno i cristiani mongoli potessero riconoscere: «Verrà il giorno in cui i cristiani mongoli avranno abbastanza esperienza per confrontare gli stili di vita a loro disposizione, e forse allora pronunceranno quell’“ah” missionario di cui parlavo prima: “Ah… preferisco questo tipo di felicità”». «Il punto di svolta arriverà. Quando? Non lo so. Ma un giorno riconosceranno dove si trova la vera felicità e diranno: “Questo è ciò che ho cercato per tutta la vita”. E noi saremo lì ad accoglierli, con la porta spalancata. In realtà, siamo già lì».La traccia che Stefano Kim ha lasciato in Mongolia è viva soprattutto tra i giovani, che oggi da adulti ricordano la sua dedizione alla pastorale giovanile, la sua vicinanza, la sua fame di vita. Nel 2024 la diocesi di Daejeon, insieme al Korea Catholic Times, ha realizzato un film divulgativo intitolato “Wind of the Prairie – The Last Lecture of a Mongolian Missionary”, che ha contribuito a far conoscere più ampiamente la sua figura. Nel 2025 il Korea Catholic Times ha poi pubblicato un nuovo documentario dal titolo “Who Is a Priest?”, co-prodotto con la Korean Prado Priests Association, che ripercorre la sua vita e la sua missione in Mongolia.Mentre la Prefettura apostolica di Ulan Bator si prepara, come ogni anno, a celebrare la Messa sulla sua tomba il 26 maggio, la domanda che ha attraversato la vita di padre Stefano continua a risuonare, rivolta a ciascuno: «Perché tu sei qui?». «I missionari annunciano il Vangelo in molti modi, ma il modo più potente è la testimonianza della propria vita: “Perché tu sei qui?”. È una domanda potente».

جزئیات «حملات دفاعی» آمریکا بە مواضع جمهوری اسلامی در جنوب ایران

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جزئیات «حملات دفاعی» آمریکا بە مواضع جمهوری اسلامی در جنوب ایران

جمهوری اسلامی در مرکز توجه کنگره آمریکا؛ همزمان با رقابت‌های درون‌حزبی ایالت‌ها

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Mientras Washington y Teherán intentan pactar la reapertura del estrecho de Ormuz y frenar la escalada bélica, EE UU ha lanzado ataques contra objetivos iraníes que presuntamente pretendían desplegar minas y misiles en el paso marítimo.

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Mundiario
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Mientras Washington y Teherán intentan pactar la reapertura del estrecho de Ormuz y frenar la escalada bélica, EE UU ha lanzado ataques contra objetivos iraníes que presuntamente pretendían desplegar minas y misiles en el paso marítimo.

Teve início nesta terça-feira (26) o 3º módulo do Programa de Formação Continuada promovido pelo Centro de Assessoria Multiprofissiona (CAMP) – Escola do Bem-Viver, no Instituto de Educação Josué de Castro (IEJC), localizado no Assentamento Filhos de Sepé, do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), em Viamão, na Região Metropolitana de Porto Alegre. A […] Fonte

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Brasil de Fato
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Teve início nesta terça-feira (26) o 3º módulo do Programa de Formação Continuada promovido pelo Centro de Assessoria Multiprofissiona (CAMP) – Escola do Bem-Viver, no Instituto de Educação Josué de Castro (IEJC), localizado no Assentamento Filhos de Sepé, do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), em Viamão, na Região Metropolitana de Porto Alegre. A […] Fonte

The city of San Diego is preparing to cut the one staffer who works with Hollywood productions. Those who work in the industry say the decision will deter some productions from filming in San Diego.

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The city of San Diego is preparing to cut the one staffer who works with Hollywood productions. Those who work in the industry say the decision will deter some productions from filming in San Diego.

The Chattahoochee Riverkeeper has filed a federal lawsuit against the owner and developer of an apartment complex in Columbus that alleges ongoing violations of the Clean Water Act. The lawsuit, filed last week against Phenix City, Alabama-based developer SCorUSA and apartment complex Aspire at Old Guard in Columbus, alleges the companies failed to follow regulations […]

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Georgia Recorder
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The Chattahoochee Riverkeeper has filed a federal lawsuit against the owner and developer of an apartment complex in Columbus that alleges ongoing violations of the Clean Water Act. The lawsuit, filed last week against Phenix City, Alabama-based developer SCorUSA and apartment complex Aspire at Old Guard in Columbus, alleges the companies failed to follow regulations […]

Jake and Gabe Fridkis are principal and assistant principal flutists. Siblings don’t often play in the same professional orchestra.

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Jake and Gabe Fridkis are principal and assistant principal flutists. Siblings don’t often play in the same professional orchestra.

Hannah Moon is the kind of teacher who attracts students looking for an inviting place to hang out during free class periods. “Can I come sit in your classroom?” calls out a senior looking for refuge during a study period.... The post Perspective | From books to college to life, how one educator motivates students appeared first on EdNC.

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Marisa Phisyavong-McNellie, a biotechnology student at Johnston Community College, balances many responsibilities outside the classroom. As a mother of four children and the spouse of a disabled veteran, she wasn’t sure if returning to college would be possible after being... The post Ahead of Boost expansion to 7 more NC community colleges, leaders reflect on impact from first year appeared first on EdNC.

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Marisa Phisyavong-McNellie, a biotechnology student at Johnston Community College, balances many responsibilities outside the classroom. As a mother of four children and the spouse of a disabled veteran, she wasn’t sure if returning to college would be possible after being... The post Ahead of Boost expansion to 7 more NC community colleges, leaders reflect on impact from first year appeared first on EdNC.

Highlights  Students don’t learn in a vacuum. Researchers agree that students’ social, emotional, and mental well-being is a precursor to their ability to engage in learning, develop character, and, ultimately, thrive in adulthood. The state’s public schools are a key... The post EdExplainer | How North Carolina schools support student mental health, and the challenges that remain appeared first on EdNC.

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Highlights  Students don’t learn in a vacuum. Researchers agree that students’ social, emotional, and mental well-being is a precursor to their ability to engage in learning, develop character, and, ultimately, thrive in adulthood. The state’s public schools are a key... The post EdExplainer | How North Carolina schools support student mental health, and the challenges that remain appeared first on EdNC.

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MindSite News
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In a new report, experts weigh in on how 988 and 911 can work together to ensure that people in crisis get the help they need.

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In a new report, experts weigh in on how 988 and 911 can work together to ensure that people in crisis get the help they need.

لفاظی‌های جمهوری اسلامی برای آمریکا

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لفاظی‌های جمهوری اسلامی برای آمریکا

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Louisiana Illuminator
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Louisiana legislators are rapidly advancing a bill that would hide from the public how much public money is being paid to college athletes.  House Bill 608 by Rep. Tehmi Chassion, D-Lafayette, passed the Senate Tuesday on a 22-13 vote. Because it was amended in the Senate, it has to go back to the House for […]

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Louisiana Illuminator
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Louisiana legislators are rapidly advancing a bill that would hide from the public how much public money is being paid to college athletes.  House Bill 608 by Rep. Tehmi Chassion, D-Lafayette, passed the Senate Tuesday on a 22-13 vote. Because it was amended in the Senate, it has to go back to the House for […]

DDS chief Jordan Scheff is leaving his position to pursue a new role. Deputy Commissioner Elisa Velardo will be the interim commissioner.

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DDS chief Jordan Scheff is leaving his position to pursue a new role. Deputy Commissioner Elisa Velardo will be the interim commissioner.

Sign up for Chalkbeat Colorado’s free daily newsletter to get the latest reporting from us, plus curated news from other Colorado outlets, delivered to your inbox.A southern Colorado elementary school that backers have called “Colorado’s first public Christian school” has dropped its religious discrimination lawsuit against the state less than four months after filing it. Riverstone Academy, along with its authorizer, a public education co-op that’s also a plaintiff in the case, filed a motion to dismiss the lawsuit Friday. The case was terminated by a federal district court Monday. Michael Francisco, a lawyer representing the co-op, said by email Monday that changes to state law made the case moot. Earlier this month, Colorado lawmakers put limits on how and where public education co-ops can run schools. Riverstone no longer fits within those parameters, which means the school could be forced to close.The lawsuit termination marks the end of what the school’s backers originally hoped would be a high profile case that could eventually be heard by the conservative-leaning U.S. Supreme Court and pave the way for religious schools in the public education system. Similar legal efforts continue to unfold in other states, including one involving a proposed Jewish charter school in Oklahoma.Riverstone received state funding this year, but the Colorado Department of Education warned last fall that the school might not be eligible for public education funding because of its religious nature. The department is currently conducting an audit of Riverstone’s authorizer — Education reEnvisioned Board of Cooperative Educational Services, or ERBOCES — and could eventually claw back funding given to Riverstone. The school argued in its lawsuit that the possible clawback violated the First Amendment’s free exercise clause by forcing Riverstone to choose between exercising its religious beliefs and continuing as a publicly funded school. The lawsuit’s end comes after a tumultuous year for Riverstone, which bills itself as a public elementary school that offers a Christian foundation.The 30-student school opened quietly last August in an industrial area of Pueblo County. It burst into public view two months later when the leader of the group that authorized the school described it as “Colorado’s first public Christian school” at an October school board meeting. Soon after, county officials cited the school for numerous health and safety violations after learning that school officials had skipped routine steps when opening the building. By late January, the county ordered the school to vacate its building and Riverstone officials complied, moving students to a local church. Two weeks later, in mid-February, Riverstone and ERBOCES sued the state. State officials responded to the lawsuit by saying it was filed prematurely and that the plaintiffs face no “imminent harm.” They said the state won’t make a final decision about recovering the money until they finish the audit of ERBOCES in 2027. These co-ops are meant to support school districts. This one started Colorado’s ‘first public Christian school.’The state also argued that Riverstone Academy doesn’t have a valid contract with ERBOCES — and therefore no standing to sue — because the five-member ERBOCES board was not properly constituted when it approved the Riverstone contract last summer. Under state law, such co-op boards are required to have board members or administrators from each BOCES member institution. But last summer, ERBOCES had only one board member from one of its three member institutions. The ongoing controversy over Riverstone, along with the explosion of homeschool enrichment programs authorized by ERBOCES, spurred lawmakers to put new guardrails on such co-ops in the last days of the legislative session this month. They allow the co-ops to authorize schools and programs only in their member school districts and clarify that school districts and BOCES can’t authorize brick and mortar schools that are entirely run by contractors. The new limits will effectively put ERBOCES at odds with state law. That’s because Riverstone is located outside of ERBOCES’ two member school districts and is run by a contractor. Quin Friberg, the executive director of Riverstone Academy and its contractor, Forging Education, did not respond to questions about whether the school will close.When asked if Riverstone will be forced to close this summer, a spokesman for the Colorado Department of Education said by email Monday that officials are reviewing the implementation and implications of the state law changes.At least one lawsuit revolving around Riverstone is ongoing. That one, filed in Pueblo County District Court by three school board candidates in March, alleges a pattern of open meetings violations that started last summer when the Pueblo 70 school board voted to allow Riverstone to open within district boundaries. Ann Schimke is a senior reporter at Chalkbeat. Contact Ann at aschimke@chalkbeat.org.

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Riverstone no longer fits within those parameters, which means the school could be forced to close.The lawsuit termination marks the end of what the school’s backers originally hoped would be a high profile case that could eventually be heard by the conservative-leaning U.S. Supreme Court and pave the way for religious schools in the public education system. Similar legal efforts continue to unfold in other states, including one involving a proposed Jewish charter school in Oklahoma.Riverstone received state funding this year, but the Colorado Department of Education warned last fall that the school might not be eligible for public education funding because of its religious nature. The department is currently conducting an audit of Riverstone’s authorizer — Education reEnvisioned Board of Cooperative Educational Services, or ERBOCES — and could eventually claw back funding given to Riverstone. The school argued in its lawsuit that the possible clawback violated the First Amendment’s free exercise clause by forcing Riverstone to choose between exercising its religious beliefs and continuing as a publicly funded school. The lawsuit’s end comes after a tumultuous year for Riverstone, which bills itself as a public elementary school that offers a Christian foundation.The 30-student school opened quietly last August in an industrial area of Pueblo County. It burst into public view two months later when the leader of the group that authorized the school described it as “Colorado’s first public Christian school” at an October school board meeting. Soon after, county officials cited the school for numerous health and safety violations after learning that school officials had skipped routine steps when opening the building. By late January, the county ordered the school to vacate its building and Riverstone officials complied, moving students to a local church. Two weeks later, in mid-February, Riverstone and ERBOCES sued the state. State officials responded to the lawsuit by saying it was filed prematurely and that the plaintiffs face no “imminent harm.” They said the state won’t make a final decision about recovering the money until they finish the audit of ERBOCES in 2027. These co-ops are meant to support school districts. This one started Colorado’s ‘first public Christian school.’The state also argued that Riverstone Academy doesn’t have a valid contract with ERBOCES — and therefore no standing to sue — because the five-member ERBOCES board was not properly constituted when it approved the Riverstone contract last summer. Under state law, such co-op boards are required to have board members or administrators from each BOCES member institution. But last summer, ERBOCES had only one board member from one of its three member institutions. The ongoing controversy over Riverstone, along with the explosion of homeschool enrichment programs authorized by ERBOCES, spurred lawmakers to put new guardrails on such co-ops in the last days of the legislative session this month. They allow the co-ops to authorize schools and programs only in their member school districts and clarify that school districts and BOCES can’t authorize brick and mortar schools that are entirely run by contractors. The new limits will effectively put ERBOCES at odds with state law. That’s because Riverstone is located outside of ERBOCES’ two member school districts and is run by a contractor. Quin Friberg, the executive director of Riverstone Academy and its contractor, Forging Education, did not respond to questions about whether the school will close.When asked if Riverstone will be forced to close this summer, a spokesman for the Colorado Department of Education said by email Monday that officials are reviewing the implementation and implications of the state law changes.At least one lawsuit revolving around Riverstone is ongoing. That one, filed in Pueblo County District Court by three school board candidates in March, alleges a pattern of open meetings violations that started last summer when the Pueblo 70 school board voted to allow Riverstone to open within district boundaries. Ann Schimke is a senior reporter at Chalkbeat. Contact Ann at aschimke@chalkbeat.org.

Plum Democrat Michelle Naccarati-Chapkis was elected president by a 15-0 vote. The post Allegheny County Council elects environmental advocate as president, replacing Catena appeared first on Pittsburgh's Public Source. PublicSource is a nonprofit news organization serving the Pittsburgh region. Visit www.publicsource.org to read more.

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Plum Democrat Michelle Naccarati-Chapkis was elected president by a 15-0 vote. The post Allegheny County Council elects environmental advocate as president, replacing Catena appeared first on Pittsburgh's Public Source. PublicSource is a nonprofit news organization serving the Pittsburgh region. Visit www.publicsource.org to read more.