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Wezîrê Derve yê Amerîkayê Marco Rubio, di geşta xwe ya Ewropayê de, roja Pêncşemê serdana Portûgalê kir. Rubio di dema serdana xwe de behsa girîngîya NATO'yê kir û diyar kir ku ji bo rûbirûbûna metarsîyên nû, divê ev hevalbendî hîn zêdetir were xurtkirin.
Wezîrê Derve yê Amerîkayê Marco Rubio, di geşta xwe ya Ewropayê de, roja Pêncşemê serdana Portûgalê kir. Rubio di dema serdana xwe de behsa girîngîya NATO'yê kir û diyar kir ku ji bo rûbirûbûna metarsîyên nû, divê ev hevalbendî hîn zêdetir were xurtkirin.
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di Antonella PrennaRoma – Padre François Marie Hervé du Penhoat, da quasi un anno e mezzo è alla guida della Società delle Missioni Africane in un momento di profonda trasformazione. Dopo molti anni trascorsi come Superiore provinciale a Lione, è stato eletto Superiore Generale, a maggio del 2025, durante la XXII Assemblea Generale dell'istituto a Rocca di Papa. Il nuovo incarico lo ha portato a confrontarsi con una realtà ancora più internazionale, fatta di lingue, culture, continui spostamenti e nuove responsabilità.In una conversazione con l’Agenzia Fides racconta le sfide di una congregazione missionaria chiamata a ripensare il proprio modo di essere e di operare. Il mondo in cui i missionari partivano per territori privi di comunità cristiane è profondamente cambiato: in molte regioni dell'Africa esistono ormai Chiese locali consolidate e la missione assume forme nuove. Non si tratta più soltanto di portare il Vangelo in terre lontane, ma di riscoprire la dimensione missionaria di ogni cristiano e di ogni comunità.Dalla formazione dei giovani missionari all'inculturazione, dalla collaborazione tra le diverse province alla scelta delle destinazioni, emergono così le domande che attraversano oggi gli SMA: come formare autentici missionari? Come vivere accanto alle persone senza limitarsi a parlare loro? E come mantenere una vocazione missionaria in un mondo sempre più globale, individualista e virtuale?Questa di padre François è una riflessione che parte dall'esperienza personale, ma guarda alla missione nel suo insieme e al futuro di una congregazione che, pur attraversando una fase di cambiamento, continua a considerare la presenza accanto alle persone come il cuore della propria vocazione.“È stato un grande cambiamento per me: ero abituato alla Francia, dove tutto scorreva in modo piuttosto semplice. Adesso che sono Superiore Generale sono tante le sfide da affrontare, le lingue, gli spostamenti... e, una cosa piuttosto frustrante è recarsi in un luogo sapendo che probabilmente non vi si farà mai più ritorno. È molto diverso rispetto a prima”, racconta il missionario.“La settimana scorsa ero in Inghilterra e ho incontrato diverse persone, ma non credo che ci tornerò, perché ci sono tantissimi luoghi da visitare e poco tempo a disposizione. In effetti, sei anni sono un periodo molto breve – rimarca in merito alla durata del suo mandato. Una delle sfide che abbiamo dovuto affrontare, al nostro arrivo con la nuova squadra, è stata proprio la composizione del gruppo. La maggior parte dei membri dello staff tecnico proveniva dalle province o dai distretti; quindi, a parte due confratelli del precedente Consiglio, erano tutte persone nuove, provenienti da Paesi diversi. Abbiamo dovuto imparare un nuovo lavoro insieme a persone che non conoscevamo. E’ tutto nuovo e mi sento fortunato perché abbiamo una buona squadra e andiamo d'accordo.” Cosa ne pensa della missione in generale? Nota delle differenze tra quando ha iniziato, tanti anni fa, e le nuove comunità che ha incontrato?Sì. Credo che oggi sia molto più difficile. Penso che un tempo fosse più semplice. Mi sentivo un po' come uno degli ultimi missionari "di vecchio stampo": andavo in luoghi dove non c'erano né cristiani né chiese. Oggi, invece, esiste una diocesi e noi ne facciamo parte. Un tempo ho avviato una nuova zona di missione e, per me, è stato un privilegio poter osservare il processo di conversione delle persone al cristianesimo e, successivamente, la costruzione di una chiesa. Una chiesa che nasceva da una piccola comunità nei villaggi. È stata davvero un'esperienza bellissima. Ricordo di essere stato spesso nei villaggi: alle 5.30 o alle 6 del mattino c'era la preghiera. Vedevo le persone inginocchiate nella cappella alle 5.30 del mattino, quando appena sei mesi prima non erano cristiane. C'era qualcosa di straordinario in tutto questo. Sentivo che eravamo testimoni di un mistero, qualcosa che riguardava il rapporto tra Dio e la singola persona. Per me è stato un momento privilegiato.Ma, tornando alla sua domanda, quel periodo è quasi finito. In tutta quella parte dell'Africa esistono ormai delle comunità: non ci sono più vaste aree prive di chiese o di cristiani. Ci è stato chiesto di andare in nuovi paesi, in alcune località specifiche; forse, se andremo lì, troveremo una situazione simile. Credo che dobbiamo ripensare l'intera missione in modo nuovo. All'inizio, quando arrivò Papa Francesco, rimasi piuttosto spiazzato. Insegnavo missiologia e, ai tempi di Papa Giovanni Paolo II, la distinzione era molto chiara: c'erano i sacerdoti diocesani e c'erano i missionari; noi eravamo i missionari. Con Papa Francesco, invece, la prospettiva è cambiata: tutti sono missionari, tutta la Chiesa è missionaria. La settimana scorsa, in Inghilterra, ovunque andassi dicevo alla gente: «Dovete aiutare il vostro sacerdote, affinché lui possa aiutarvi a lavorare insieme». Ma anche i vostri sacerdoti sono missionari: devono uscire dalla parrocchia per andare incontro alla gente. La missione non riguarda solo il sacerdote, ma coinvolge anche voi. Per questo dovrebbero spingervi a uscire dalla chiesa e andare verso gli altri. Personalmente, ho impiegato del tempo per assimilare questa nuova dimensione. Vedo che anche la nostra gente non l'ha ancora compresa appieno. Probabilmente ci vorrà ancora molto tempo. In realtà, dobbiamo compiere un grande cambiamento di mentalità, una vera conversione nel nostro atteggiamento, per essere missionari verso gli altri, per uscire allo scoperto. Spingere tutti a uscire dalla propria zona di comfort: questa è, di fatto, la grande sfida del nostro tempo di missione.Per me è una sfida anche stare accanto a chi soffre. Credo però che la nostra gente abbia bisogno di maggiore preparazione e sostegno per affrontare tutto questo. Al momento non stiamo facendo per loro tutto ciò che dovremmo. Eppure penso che la semplice presenza – il fatto di esserci, di restare lì – sia fondamentale per le persone. Come decidete di assegnare, un missionario in un determinato luogo? Tendete a mandare un nativo nella terra di origine?No, siamo contrari a questa pratica. C'è la tendenza a farlo, ma noi ci opponiamo perché credo sia uno dei punti chiave della nostra vocazione missionaria. Questo aspetto verrebbe a mancare se ognuno fosse missionario nella propria terra d'origine. Credo che ciò che il vescovo ci chiede sia proprio di rappresentare qualcosa di diverso. Portiamo qualcosa di nuovo nella diocesi. Ricordo che in Nigeria mi dissero: «Voi siete estranei a tutte le discussioni e alle lotte di potere». Ero vicario generale in Benin e l'ambiente attorno al vescovo ricordava quasi la corte di una città medievale. Se sei straniero, porti qualcosa di diverso e, credo, in un certo senso porti pace, se svolgi il tuo ruolo come si deve.Come si inserisce tutto questo nell'attuale organizzazione della SMA?Nella SMA siamo in una fase di transizione. Tradizionalmente, ogni Paese europeo aveva la responsabilità di un determinato Paese africano. Gli italiani lavoravano principalmente in Costa d'Avorio; gli irlandesi in Nigeria, Ghana e Liberia; i francesi in Costa d'Avorio, Benin e Togo.All'inizio, però, la SMA operava in modo internazionale e molto centralizzato. Poi siamo passati a un sistema fortemente decentralizzato, in cui ogni provincia europea gestiva un Paese. Ognuna era quasi un piccolo regno a sé stante. A quell'epoca, il ruolo del Consiglio Generale era soprattutto autoritativo; tutto veniva organizzato da Cork, in Irlanda, o da Lione, in Francia. Funzionava così.Ora, da circa quarant'anni, stiamo cambiando rotta grazie alla nascita di nuove province e unità in Africa. Oggi abbiamo un sistema misto. Le province chiedono autonomia, ma la formazione riguarda l'intera Società; in passato, invece, ogni provincia aveva il proprio sistema formativo.Sono molte le questioni che affrontiamo come Consiglio Generale. Nell'ultimo anno, credo che abbiamo mantenuto un buon equilibrio. Per una nomina, due unità discutono e concordano sull'invio di una persona, per esempio, per favorire la crescita il Paese di destinazione.L'aspetto importante è forse proprio questo: cambiare, stare al passo con i tempi e rispondere alle sfide di ogni singolo Paese. Visitando i luoghi, si può valutare la situazione e magari decidere diversamente per la Nigeria, il Togo o altre nazioni.Credo che abbiamo fatto passi avanti anche nella collaborazione tra le unità. Nella nostra storia, una provincia avviava autonomamente una nuova missione: la provincia di Strasburgo andava negli Stati Uniti, quella francese in Spagna... Funzionava un po' come per i monaci e i monasteri che ne generavano altri. Ora, invece, le decisioni sono condivise. Per esempio, quest'anno abbiamo deciso di andare in Ciad: è stata una decisione nuova, presa in sede di Consiglio Plenario. Stiamo avviando il progetto, anche per ragioni economiche. Stiamo costruendo due nuove case di formazione in Tanzania: una per il secondo noviziato, o anno spirituale, e l'altra per gli studi di filosofia. In Zambia, invece, abbiamo una struttura per la formazione religiosa.Ieri abbiamo incontrato tutti i responsabili della SMA nel mondo per collaborare e cercare soluzioni comuni. In un certo senso, è una chiamata profetica. E anche una congregazione missionaria deve essere profetica. Dunque, dovremmo esserlo due volte.Abbiamo dei missionari nelle Filippine e in India. Abbiamo molti giovani in formazione: credo di contarne più di 400. È una grande sfida. Ma come rendere queste persone dei veri missionari? Per me, questo è il punto fondamentale. È facile mandare persone in tutto il mondo; molto più difficile è formare veri missionari, persone che desiderino davvero portare il Vangelo. Nell'ultima Assemblea Generale abbiamo parlato proprio dello zelo missionario.A proposito della formazione e dell'inculturazione, che cosa ritiene particolarmente importante?Un aspetto che ho compreso bene in Francia è quello dell'inculturazione. Io lavoravo in Africa e ho dovuto imparare la cultura locale, quella della zona in cui operavo. Ma ho capito che, proprio come ho fatto io in Africa, i miei confratelli africani che vengono in Francia devono fare lo stesso.È un compito fondamentale per noi. Allo stesso tempo, però, si pone una nuova sfida nel rapporto tra cultura e annuncio del Vangelo, anche alla luce della cultura universale e, in particolare, di quella individualistica della nostra società. Non possiamo semplicemente adeguarci a questo tipo di cultura. Dobbiamo creare la nostra cultura cristiana e, in quanto missionari, anche una nostra cultura missionaria. È qualcosa che oggi ci manca. Un tempo, quando si entrava in una Società missionaria, esisteva un modo preciso di essere missionari: si entrava e si veniva plasmati dall'atmosfera, dall'ambiente, dall'esperienza comune. Oggi ci manca qualcosa, perché ci manca un punto di riferimento.Quanti siete nella congregazione?Siamo novecentodue. Non è una congregazione enorme.Quando ero in Francia, ho cercato di entrare in contatto con un nuovo movimento missionario. Alcuni di loro vivono un'esperienza missionaria molto intensa e quotidiana, rivolta soprattutto ai giovani sulle spiagge, dicendo loro: «Gesù vi ama». Sono persone squisite. Tuttavia, personalmente, non mi trovo a mio agio con questo approccio. Credo che il nostro modo di agire consista nello stare in mezzo alla gente e nel vivere con essa. In questo senso, il nostro approccio va controcorrente rispetto alla nuova cultura, quella virtuale. Una parte della nostra vita – anzi, la parte principale – dovrebbe consistere nel vivere con le persone. L'inculturazione significa condividere la vita della gente e trasmettere la presenza di Cristo attraverso la nostra stessa vita e attraverso ciò che siamo.A proposito della Francia, cosa ne pensa dell'ultimo viaggio di Papa Leone XIV?Ero in Inghilterra, molto impegnato, ma ho seguito l'evento. Credo che tutti abbiano apprezzato quella visita e il modo di porsi del Papa: la sua capacità di ascoltare le persone, la grande attenzione verso tutti, inclusi i malati a Lourdes. Direi che i riscontri sono stati molto, molto positivi. Persino gli intellettuali anticlericali non hanno avuto nulla da ridire. Nessuno ha sollevato obiezioni, se non riguardo ai costi elevati. Ma ha agito bene, rispondendo alle esigenze del momento. È incredibile quanto sia attento. In qualità di provinciale, mi occupo occupavo di questioni legate agli abusi. Ho quindi osservato ciò che ha fatto a Lourdes, dove ha ricevuto sette vittime di abusi, dedicando a ciascuna circa quindici minuti. È una porzione di tempo considerevole nell'agenda di un fine settimana. Tutte hanno percepito di essere state ascoltate, ascoltate davvero.Qui nella Casa, invece, come vivete?Qui in casa siamo una ventina, al momento. Ospitiamo degli studenti. C'era anche una comunità di suore francescane indiane, ma sono andate via quest'anno: hanno aperto una sorta di casa provinciale per l'Europa a Roma. Così abbiamo deciso di non accogliere nuovi studenti per quest'anno. Dobbiamo imparare a gestire la casa da soli e capire come fare. La presenza delle suore, infatti, rendeva la vita molto più comoda. Certo, anche noi davamo il nostro contributo, ma c'erano molte cose di cui loro si occupavano senza che ce ne accorgessimo. Gestivano moltissimi aspetti della quotidianità. Anche per me questa è una sfida. Qual è il ruolo di questa casa? Non abbiamo bisogno di una struttura così grande. Ci serve una casa a Roma per due o tre persone: una che curi i rapporti con il Vaticano e due o tre studenti. Potrebbe bastare. Se decidiamo di mantenere questa casa, che comporta anche costi elevati, dobbiamo però dare un senso alla sua esistenza.
di Antonella PrennaRoma – Padre François Marie Hervé du Penhoat, da quasi un anno e mezzo è alla guida della Società delle Missioni Africane in un momento di profonda trasformazione. Dopo molti anni trascorsi come Superiore provinciale a Lione, è stato eletto Superiore Generale, a maggio del 2025, durante la XXII Assemblea Generale dell'istituto a Rocca di Papa. Il nuovo incarico lo ha portato a confrontarsi con una realtà ancora più internazionale, fatta di lingue, culture, continui spostamenti e nuove responsabilità.In una conversazione con l’Agenzia Fides racconta le sfide di una congregazione missionaria chiamata a ripensare il proprio modo di essere e di operare. Il mondo in cui i missionari partivano per territori privi di comunità cristiane è profondamente cambiato: in molte regioni dell'Africa esistono ormai Chiese locali consolidate e la missione assume forme nuove. Non si tratta più soltanto di portare il Vangelo in terre lontane, ma di riscoprire la dimensione missionaria di ogni cristiano e di ogni comunità.Dalla formazione dei giovani missionari all'inculturazione, dalla collaborazione tra le diverse province alla scelta delle destinazioni, emergono così le domande che attraversano oggi gli SMA: come formare autentici missionari? Come vivere accanto alle persone senza limitarsi a parlare loro? E come mantenere una vocazione missionaria in un mondo sempre più globale, individualista e virtuale?Questa di padre François è una riflessione che parte dall'esperienza personale, ma guarda alla missione nel suo insieme e al futuro di una congregazione che, pur attraversando una fase di cambiamento, continua a considerare la presenza accanto alle persone come il cuore della propria vocazione.“È stato un grande cambiamento per me: ero abituato alla Francia, dove tutto scorreva in modo piuttosto semplice. Adesso che sono Superiore Generale sono tante le sfide da affrontare, le lingue, gli spostamenti... e, una cosa piuttosto frustrante è recarsi in un luogo sapendo che probabilmente non vi si farà mai più ritorno. È molto diverso rispetto a prima”, racconta il missionario.“La settimana scorsa ero in Inghilterra e ho incontrato diverse persone, ma non credo che ci tornerò, perché ci sono tantissimi luoghi da visitare e poco tempo a disposizione. In effetti, sei anni sono un periodo molto breve – rimarca in merito alla durata del suo mandato. Una delle sfide che abbiamo dovuto affrontare, al nostro arrivo con la nuova squadra, è stata proprio la composizione del gruppo. La maggior parte dei membri dello staff tecnico proveniva dalle province o dai distretti; quindi, a parte due confratelli del precedente Consiglio, erano tutte persone nuove, provenienti da Paesi diversi. Abbiamo dovuto imparare un nuovo lavoro insieme a persone che non conoscevamo. E’ tutto nuovo e mi sento fortunato perché abbiamo una buona squadra e andiamo d'accordo.” Cosa ne pensa della missione in generale? Nota delle differenze tra quando ha iniziato, tanti anni fa, e le nuove comunità che ha incontrato?Sì. Credo che oggi sia molto più difficile. Penso che un tempo fosse più semplice. Mi sentivo un po' come uno degli ultimi missionari "di vecchio stampo": andavo in luoghi dove non c'erano né cristiani né chiese. Oggi, invece, esiste una diocesi e noi ne facciamo parte. Un tempo ho avviato una nuova zona di missione e, per me, è stato un privilegio poter osservare il processo di conversione delle persone al cristianesimo e, successivamente, la costruzione di una chiesa. Una chiesa che nasceva da una piccola comunità nei villaggi. È stata davvero un'esperienza bellissima. Ricordo di essere stato spesso nei villaggi: alle 5.30 o alle 6 del mattino c'era la preghiera. Vedevo le persone inginocchiate nella cappella alle 5.30 del mattino, quando appena sei mesi prima non erano cristiane. C'era qualcosa di straordinario in tutto questo. Sentivo che eravamo testimoni di un mistero, qualcosa che riguardava il rapporto tra Dio e la singola persona. Per me è stato un momento privilegiato.Ma, tornando alla sua domanda, quel periodo è quasi finito. In tutta quella parte dell'Africa esistono ormai delle comunità: non ci sono più vaste aree prive di chiese o di cristiani. Ci è stato chiesto di andare in nuovi paesi, in alcune località specifiche; forse, se andremo lì, troveremo una situazione simile. Credo che dobbiamo ripensare l'intera missione in modo nuovo. All'inizio, quando arrivò Papa Francesco, rimasi piuttosto spiazzato. Insegnavo missiologia e, ai tempi di Papa Giovanni Paolo II, la distinzione era molto chiara: c'erano i sacerdoti diocesani e c'erano i missionari; noi eravamo i missionari. Con Papa Francesco, invece, la prospettiva è cambiata: tutti sono missionari, tutta la Chiesa è missionaria. La settimana scorsa, in Inghilterra, ovunque andassi dicevo alla gente: «Dovete aiutare il vostro sacerdote, affinché lui possa aiutarvi a lavorare insieme». Ma anche i vostri sacerdoti sono missionari: devono uscire dalla parrocchia per andare incontro alla gente. La missione non riguarda solo il sacerdote, ma coinvolge anche voi. Per questo dovrebbero spingervi a uscire dalla chiesa e andare verso gli altri. Personalmente, ho impiegato del tempo per assimilare questa nuova dimensione. Vedo che anche la nostra gente non l'ha ancora compresa appieno. Probabilmente ci vorrà ancora molto tempo. In realtà, dobbiamo compiere un grande cambiamento di mentalità, una vera conversione nel nostro atteggiamento, per essere missionari verso gli altri, per uscire allo scoperto. Spingere tutti a uscire dalla propria zona di comfort: questa è, di fatto, la grande sfida del nostro tempo di missione.Per me è una sfida anche stare accanto a chi soffre. Credo però che la nostra gente abbia bisogno di maggiore preparazione e sostegno per affrontare tutto questo. Al momento non stiamo facendo per loro tutto ciò che dovremmo. Eppure penso che la semplice presenza – il fatto di esserci, di restare lì – sia fondamentale per le persone. Come decidete di assegnare, un missionario in un determinato luogo? Tendete a mandare un nativo nella terra di origine?No, siamo contrari a questa pratica. C'è la tendenza a farlo, ma noi ci opponiamo perché credo sia uno dei punti chiave della nostra vocazione missionaria. Questo aspetto verrebbe a mancare se ognuno fosse missionario nella propria terra d'origine. Credo che ciò che il vescovo ci chiede sia proprio di rappresentare qualcosa di diverso. Portiamo qualcosa di nuovo nella diocesi. Ricordo che in Nigeria mi dissero: «Voi siete estranei a tutte le discussioni e alle lotte di potere». Ero vicario generale in Benin e l'ambiente attorno al vescovo ricordava quasi la corte di una città medievale. Se sei straniero, porti qualcosa di diverso e, credo, in un certo senso porti pace, se svolgi il tuo ruolo come si deve.Come si inserisce tutto questo nell'attuale organizzazione della SMA?Nella SMA siamo in una fase di transizione. Tradizionalmente, ogni Paese europeo aveva la responsabilità di un determinato Paese africano. Gli italiani lavoravano principalmente in Costa d'Avorio; gli irlandesi in Nigeria, Ghana e Liberia; i francesi in Costa d'Avorio, Benin e Togo.All'inizio, però, la SMA operava in modo internazionale e molto centralizzato. Poi siamo passati a un sistema fortemente decentralizzato, in cui ogni provincia europea gestiva un Paese. Ognuna era quasi un piccolo regno a sé stante. A quell'epoca, il ruolo del Consiglio Generale era soprattutto autoritativo; tutto veniva organizzato da Cork, in Irlanda, o da Lione, in Francia. Funzionava così.Ora, da circa quarant'anni, stiamo cambiando rotta grazie alla nascita di nuove province e unità in Africa. Oggi abbiamo un sistema misto. Le province chiedono autonomia, ma la formazione riguarda l'intera Società; in passato, invece, ogni provincia aveva il proprio sistema formativo.Sono molte le questioni che affrontiamo come Consiglio Generale. Nell'ultimo anno, credo che abbiamo mantenuto un buon equilibrio. Per una nomina, due unità discutono e concordano sull'invio di una persona, per esempio, per favorire la crescita il Paese di destinazione.L'aspetto importante è forse proprio questo: cambiare, stare al passo con i tempi e rispondere alle sfide di ogni singolo Paese. Visitando i luoghi, si può valutare la situazione e magari decidere diversamente per la Nigeria, il Togo o altre nazioni.Credo che abbiamo fatto passi avanti anche nella collaborazione tra le unità. Nella nostra storia, una provincia avviava autonomamente una nuova missione: la provincia di Strasburgo andava negli Stati Uniti, quella francese in Spagna... Funzionava un po' come per i monaci e i monasteri che ne generavano altri. Ora, invece, le decisioni sono condivise. Per esempio, quest'anno abbiamo deciso di andare in Ciad: è stata una decisione nuova, presa in sede di Consiglio Plenario. Stiamo avviando il progetto, anche per ragioni economiche. Stiamo costruendo due nuove case di formazione in Tanzania: una per il secondo noviziato, o anno spirituale, e l'altra per gli studi di filosofia. In Zambia, invece, abbiamo una struttura per la formazione religiosa.Ieri abbiamo incontrato tutti i responsabili della SMA nel mondo per collaborare e cercare soluzioni comuni. In un certo senso, è una chiamata profetica. E anche una congregazione missionaria deve essere profetica. Dunque, dovremmo esserlo due volte.Abbiamo dei missionari nelle Filippine e in India. Abbiamo molti giovani in formazione: credo di contarne più di 400. È una grande sfida. Ma come rendere queste persone dei veri missionari? Per me, questo è il punto fondamentale. È facile mandare persone in tutto il mondo; molto più difficile è formare veri missionari, persone che desiderino davvero portare il Vangelo. Nell'ultima Assemblea Generale abbiamo parlato proprio dello zelo missionario.A proposito della formazione e dell'inculturazione, che cosa ritiene particolarmente importante?Un aspetto che ho compreso bene in Francia è quello dell'inculturazione. Io lavoravo in Africa e ho dovuto imparare la cultura locale, quella della zona in cui operavo. Ma ho capito che, proprio come ho fatto io in Africa, i miei confratelli africani che vengono in Francia devono fare lo stesso.È un compito fondamentale per noi. Allo stesso tempo, però, si pone una nuova sfida nel rapporto tra cultura e annuncio del Vangelo, anche alla luce della cultura universale e, in particolare, di quella individualistica della nostra società. Non possiamo semplicemente adeguarci a questo tipo di cultura. Dobbiamo creare la nostra cultura cristiana e, in quanto missionari, anche una nostra cultura missionaria. È qualcosa che oggi ci manca. Un tempo, quando si entrava in una Società missionaria, esisteva un modo preciso di essere missionari: si entrava e si veniva plasmati dall'atmosfera, dall'ambiente, dall'esperienza comune. Oggi ci manca qualcosa, perché ci manca un punto di riferimento.Quanti siete nella congregazione?Siamo novecentodue. Non è una congregazione enorme.Quando ero in Francia, ho cercato di entrare in contatto con un nuovo movimento missionario. Alcuni di loro vivono un'esperienza missionaria molto intensa e quotidiana, rivolta soprattutto ai giovani sulle spiagge, dicendo loro: «Gesù vi ama». Sono persone squisite. Tuttavia, personalmente, non mi trovo a mio agio con questo approccio. Credo che il nostro modo di agire consista nello stare in mezzo alla gente e nel vivere con essa. In questo senso, il nostro approccio va controcorrente rispetto alla nuova cultura, quella virtuale. Una parte della nostra vita – anzi, la parte principale – dovrebbe consistere nel vivere con le persone. L'inculturazione significa condividere la vita della gente e trasmettere la presenza di Cristo attraverso la nostra stessa vita e attraverso ciò che siamo.A proposito della Francia, cosa ne pensa dell'ultimo viaggio di Papa Leone XIV?Ero in Inghilterra, molto impegnato, ma ho seguito l'evento. Credo che tutti abbiano apprezzato quella visita e il modo di porsi del Papa: la sua capacità di ascoltare le persone, la grande attenzione verso tutti, inclusi i malati a Lourdes. Direi che i riscontri sono stati molto, molto positivi. Persino gli intellettuali anticlericali non hanno avuto nulla da ridire. Nessuno ha sollevato obiezioni, se non riguardo ai costi elevati. Ma ha agito bene, rispondendo alle esigenze del momento. È incredibile quanto sia attento. In qualità di provinciale, mi occupo occupavo di questioni legate agli abusi. Ho quindi osservato ciò che ha fatto a Lourdes, dove ha ricevuto sette vittime di abusi, dedicando a ciascuna circa quindici minuti. È una porzione di tempo considerevole nell'agenda di un fine settimana. Tutte hanno percepito di essere state ascoltate, ascoltate davvero.Qui nella Casa, invece, come vivete?Qui in casa siamo una ventina, al momento. Ospitiamo degli studenti. C'era anche una comunità di suore francescane indiane, ma sono andate via quest'anno: hanno aperto una sorta di casa provinciale per l'Europa a Roma. Così abbiamo deciso di non accogliere nuovi studenti per quest'anno. Dobbiamo imparare a gestire la casa da soli e capire come fare. La presenza delle suore, infatti, rendeva la vita molto più comoda. Certo, anche noi davamo il nostro contributo, ma c'erano molte cose di cui loro si occupavano senza che ce ne accorgessimo. Gestivano moltissimi aspetti della quotidianità. Anche per me questa è una sfida. Qual è il ruolo di questa casa? Non abbiamo bisogno di una struttura così grande. Ci serve una casa a Roma per due o tre persone: una che curi i rapporti con il Vaticano e due o tre studenti. Potrebbe bastare. Se decidiamo di mantenere questa casa, che comporta anche costi elevati, dobbiamo però dare un senso alla sua esistenza.
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Američka senatorka iz redova demokrata Jeanne Shaheen u Sarajevu je 8. oktobra izrazila nadu da će Bosna i Hercegovina nastaviti gledati ka Evropskoj uniji i NATO-u i da će se udaljavati od Rusije.
Američka senatorka iz redova demokrata Jeanne Shaheen u Sarajevu je 8. oktobra izrazila nadu da će Bosna i Hercegovina nastaviti gledati ka Evropskoj uniji i NATO-u i da će se udaljavati od Rusije.
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In November, Tennessee voters will consider a proposed constitutional amendment that would expand the list of offenses for which judges could deny bail while those charged await trial. The post Tennessee Voters to Decide on Constitutional Amendment to the Right to Bail appeared first on Nashville Banner.
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9 minutes
Tennessee charter school leaders met with the Tennessee Public Charter School Commission to advocate for increased state assistance regarding facilities and financial challenges. The post Tennessee Charter Commission Looks at Big Challenge Facing New Charter Schools: Facilities appeared first on Nashville Banner.
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Banner reporters Steven Hale and Stephen Elliott sit down to talk about the DC Blox lawsuit, Sheriff Daron Hall’s retirement and this week’s Metro Council meeting. There’s much discussion about a no-longer-endangered salamander. Plus we unveil the podcast’s new official name and honor Andrea’s new title as the city’s Best Audio Producer in 2026 per […] The post After Deadline: A Data Center Lawsuit, a Retirement and More From Metro Council appeared first on Nashville Banner.
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10 minutes
أعلن الجيش السوداني، يوم الخميس، عن تمكنه من صد هجوم شنته قوات الدعم السريع استهدف The post الجيش يعلن صد هجومين في النيل الأزرق على منطقتي جبل كدم وأمدرفا appeared first on Radio Tamazuj.
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The Trump administration is moving away from housing-first homeless policy, which has been federal doctrine since 2013, toward treatment-first models and short-term transitional housing. Oklahoma City and Tulsa providers say their housing-first programs are working and worry the shift will leave the most vulnerable people with nowhere to go. The post Oklahoma Housing Providers Say Housing-First Is Working. The Federal Government Is Done With It. appeared first on Oklahoma Watch.
10 minutes
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Moun k ap viv nan vil Nouyòk ak pwopriyetè ti biznis ki pase anpil tan san kouran ka rankontre pwoblèm kote manje ak machandiz yo gate. Sa rive sitou nan kèk zòn nan Queens ki konn gen anpil pàn kouran, tankou Jamaica, Flushing, Richmond Hills, ansanm ak Staten Island. Èske m kalifye pou m mande […] The post Men kijan ou ka mande ranbousman apre yon pàn kouran nan vil Nouyòk appeared first on Documented.

Moun k ap viv nan vil Nouyòk ak pwopriyetè ti biznis ki pase anpil tan san kouran ka rankontre pwoblèm kote manje ak machandiz yo gate. Sa rive sitou nan kèk zòn nan Queens ki konn gen anpil pàn kouran, tankou Jamaica, Flushing, Richmond Hills, ansanm ak Staten Island. Èske m kalifye pou m mande […] The post Men kijan ou ka mande ranbousman apre yon pàn kouran nan vil Nouyòk appeared first on Documented.
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要进入纽约市九所特殊公立高中(Specialized High Schools),学生需要通过严格的考试或竞争激烈的试演。获得录取的学生可以在接下来的四年里免费学习高阶课程,并获得专门专项的学习机会。 如果你正在考虑送孩子去纽约市的精英高中,以下是你需要了解的申请流程,以及DREAM项目提供的免费备考课程。 什么是特殊高中? 特殊高中是面向“在学业或艺术方面表现优异”的学生的纽约市公立高中。 其中八所学校要求参加特殊高中入学考试 有八所学校要求学生参加特殊高中入学考试,并根据分数决定是否录取。考试内容包括数学和英语语言艺术。通过链接,了解更多关于如何准备SHSAT以及考试当天的注意事项。 学生在报名SHSAT期间,要按意愿给学校排序。以下是八所特殊高中: 你可以在这里查看每所学校去年的最低录取分数。 从2026年秋季开始,学生将参加电脑自适应的SHSAT考试(computer adaptive),即考试会根据考生前一题的答题正确率实时动态调整。 有一所特殊高中只看试演 拉瓜迪亚音乐艺术与表演艺术高中(Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts)通过试演录取学生,不看SHSAT成绩。 该校确保学生在完成大学预科课程的同时,接受艺术学院水平的职业预备艺术训练。学生最多可以向六个不同的专业提交作品集或参加试演。这些专业是:舞蹈、戏剧、美术与视觉艺术、器乐、舞台技术和声乐。 关于拉瓜迪亚高中试演流程的更多信息,可以在该校的试演页面找到。访问拉瓜迪亚高中的网站,进一步了解该校。 谁可以申请特殊高中? 任何居住在纽约市、目前就读8年级或首次就读9年级的学生都可以申请。 学生目前就读的学校和移民身份都不影响申请。英语学习者(ELL)可以申请考试便利,例如延长考试时间、休息时间以及考试当天的翻译协助。你可以在这里找到更多关于考试便利的信息。 特殊高中的申请流程是怎样的? 所有流程都通过纽约市公立学校的门户网站MySchools进行。创建账户后,学生必须: 有意愿报考拉瓜迪亚高中的学生则需要提交作品集并参加试演,作为申请的一部分。他们最多可以参加六个不同艺术专业的试演,拉瓜迪亚高中随后会根据学生的试演分数发放录取通知。一名学生最多可以收到六个录取通知。 拉瓜迪亚高中的申请者还必须有记录有上一学年每门核心科目(英语语言艺术、数学、科学和社会学科)的期末成绩的文件,并且每门科目成绩达到65分以上(或同等水平)。 申请特殊高中的学生也可以申请其他高中作为备选。一名学生可以填写12个或更多项目。 申请季从10月开始,录取结果在3月通过MySchools公布。学生可能同时收到特殊高中和普通高中的录取通知。 如果学生无法通过MySchools报名,也可以通过学校辅导员或家庭欢迎中心(Family Welcome Center)申请并查询结果。 据教育网站Chalkbeat报道,MySchools还提供一些信息帮助学生判断该上哪所学校,例如普通学生和残障学生的申请人数与录取人数比例,以及被某个项目录取的机会。 2026年申请的关键日期有哪些? 已报名的8年级学生,如果就读于6-12年级学校、K-12年级学校、特许学校、私立学校、教会学校或独立学校,或在家自学,将在纽约市公立学校(NYCPS)的集中考点考试。点击此链接查看考点。 纽约市公立学校的8年级学生将在自己的学校参加SHSAT。 所有已报名的9年级学生将在NYCPS的集中考点考试。点击此链接查看考点。 在哪里可以找到免费备考项目? 纽约市的DREAM特殊高中学院(DREAM-Specialized High School Institute)是一个SHSAT辅导项目,帮助符合条件的公立学校7年级学生。项目有两期面授课程:春季班从3月到5月,夏秋班从7月开始,直到SHSAT考试举行。从12月中旬DREAM项目开放申请起,学校会通过邮寄信件联系符合条件的学生。通过链接了解这个免费备考项目的申请资格。 在社区里也可以找到其他低收费的备考资源。非营利组织Helicon致力于帮助非裔和拉丁裔女孩获得数学学习资源,并提供免费备考课程。 有没有面向弱势学生的项目? Discovery项目(Discovery Program)是进入八所特殊高中的另一条途径。这是一个为期三到五周的暑期项目,旨在帮助那些分数未达到录取线、来自低收入背景且即将升入9年级的学生获得录取机会。 该项目只接受受邀学生,不论学生的移民背景均可参加。点击这里了解受邀资格。 关注我们的微信公众号“纽约移民记事网”,你可以直接与我们的华人社区通讯员交流,分享你希望媒体关注的有关你的社区的新闻线索。 The post 一文读懂如何申请纽约市特殊高中 appeared first on Documented.

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要进入纽约市九所特殊公立高中(Specialized High Schools),学生需要通过严格的考试或竞争激烈的试演。获得录取的学生可以在接下来的四年里免费学习高阶课程,并获得专门专项的学习机会。 如果你正在考虑送孩子去纽约市的精英高中,以下是你需要了解的申请流程,以及DREAM项目提供的免费备考课程。 什么是特殊高中? 特殊高中是面向“在学业或艺术方面表现优异”的学生的纽约市公立高中。 其中八所学校要求参加特殊高中入学考试 有八所学校要求学生参加特殊高中入学考试,并根据分数决定是否录取。考试内容包括数学和英语语言艺术。通过链接,了解更多关于如何准备SHSAT以及考试当天的注意事项。 学生在报名SHSAT期间,要按意愿给学校排序。以下是八所特殊高中: 你可以在这里查看每所学校去年的最低录取分数。 从2026年秋季开始,学生将参加电脑自适应的SHSAT考试(computer adaptive),即考试会根据考生前一题的答题正确率实时动态调整。 有一所特殊高中只看试演 拉瓜迪亚音乐艺术与表演艺术高中(Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts)通过试演录取学生,不看SHSAT成绩。 该校确保学生在完成大学预科课程的同时,接受艺术学院水平的职业预备艺术训练。学生最多可以向六个不同的专业提交作品集或参加试演。这些专业是:舞蹈、戏剧、美术与视觉艺术、器乐、舞台技术和声乐。 关于拉瓜迪亚高中试演流程的更多信息,可以在该校的试演页面找到。访问拉瓜迪亚高中的网站,进一步了解该校。 谁可以申请特殊高中? 任何居住在纽约市、目前就读8年级或首次就读9年级的学生都可以申请。 学生目前就读的学校和移民身份都不影响申请。英语学习者(ELL)可以申请考试便利,例如延长考试时间、休息时间以及考试当天的翻译协助。你可以在这里找到更多关于考试便利的信息。 特殊高中的申请流程是怎样的? 所有流程都通过纽约市公立学校的门户网站MySchools进行。创建账户后,学生必须: 有意愿报考拉瓜迪亚高中的学生则需要提交作品集并参加试演,作为申请的一部分。他们最多可以参加六个不同艺术专业的试演,拉瓜迪亚高中随后会根据学生的试演分数发放录取通知。一名学生最多可以收到六个录取通知。 拉瓜迪亚高中的申请者还必须有记录有上一学年每门核心科目(英语语言艺术、数学、科学和社会学科)的期末成绩的文件,并且每门科目成绩达到65分以上(或同等水平)。 申请特殊高中的学生也可以申请其他高中作为备选。一名学生可以填写12个或更多项目。 申请季从10月开始,录取结果在3月通过MySchools公布。学生可能同时收到特殊高中和普通高中的录取通知。 如果学生无法通过MySchools报名,也可以通过学校辅导员或家庭欢迎中心(Family Welcome Center)申请并查询结果。 据教育网站Chalkbeat报道,MySchools还提供一些信息帮助学生判断该上哪所学校,例如普通学生和残障学生的申请人数与录取人数比例,以及被某个项目录取的机会。 2026年申请的关键日期有哪些? 已报名的8年级学生,如果就读于6-12年级学校、K-12年级学校、特许学校、私立学校、教会学校或独立学校,或在家自学,将在纽约市公立学校(NYCPS)的集中考点考试。点击此链接查看考点。 纽约市公立学校的8年级学生将在自己的学校参加SHSAT。 所有已报名的9年级学生将在NYCPS的集中考点考试。点击此链接查看考点。 在哪里可以找到免费备考项目? 纽约市的DREAM特殊高中学院(DREAM-Specialized High School Institute)是一个SHSAT辅导项目,帮助符合条件的公立学校7年级学生。项目有两期面授课程:春季班从3月到5月,夏秋班从7月开始,直到SHSAT考试举行。从12月中旬DREAM项目开放申请起,学校会通过邮寄信件联系符合条件的学生。通过链接了解这个免费备考项目的申请资格。 在社区里也可以找到其他低收费的备考资源。非营利组织Helicon致力于帮助非裔和拉丁裔女孩获得数学学习资源,并提供免费备考课程。 有没有面向弱势学生的项目? Discovery项目(Discovery Program)是进入八所特殊高中的另一条途径。这是一个为期三到五周的暑期项目,旨在帮助那些分数未达到录取线、来自低收入背景且即将升入9年级的学生获得录取机会。 该项目只接受受邀学生,不论学生的移民背景均可参加。点击这里了解受邀资格。 关注我们的微信公众号“纽约移民记事网”,你可以直接与我们的华人社区通讯员交流,分享你希望媒体关注的有关你的社区的新闻线索。 The post 一文读懂如何申请纽约市特殊高中 appeared first on Documented.
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Known as special K, key and K, ketamine is both a psychoactive club drug similar to acid or ecstasy and a promising option for treating depression or substance use disorder. With its dueling profile, the anesthetic ketamine has made lots of headlines in recent years. It was scrutinized for its role in “Friends” actor Matthew […]
Known as special K, key and K, ketamine is both a psychoactive club drug similar to acid or ecstasy and a promising option for treating depression or substance use disorder. With its dueling profile, the anesthetic ketamine has made lots of headlines in recent years. It was scrutinized for its role in “Friends” actor Matthew […]
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Untangling rape culture is complicated. Teaching kids that you need permission to touch someone else’s body is not. The Cornell University rape case has spurred a renewed flurry of media attention to the issue of campus sexual assault—and sparked new conversations about consent education. A civil lawsuit filed on Sept. 16, 2026 alleges that a […]
Untangling rape culture is complicated. Teaching kids that you need permission to touch someone else’s body is not. The Cornell University rape case has spurred a renewed flurry of media attention to the issue of campus sexual assault—and sparked new conversations about consent education. A civil lawsuit filed on Sept. 16, 2026 alleges that a […]
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Montenegrin authorities detained the creator of the Telegram channel Rybar. Mikhail Zvinchuk, his wife, and three other Rybar staffers were detained in the town of Risan on the morning of October 9. According to reporting by the local outlet Vijesti, they found “sophisticated digital equipment,” drones, and “electronic devices” on them. Montenegrin security services had been monitoring Zvinchuk and his team for several days. Media reports said the operation was aimed at “suppressing the hybrid activity” of the Rybar network of channels.
Montenegrin authorities detained the creator of the Telegram channel Rybar. Mikhail Zvinchuk, his wife, and three other Rybar staffers were detained in the town of Risan on the morning of October 9. According to reporting by the local outlet Vijesti, they found “sophisticated digital equipment,” drones, and “electronic devices” on them. Montenegrin security services had been monitoring Zvinchuk and his team for several days. Media reports said the operation was aimed at “suppressing the hybrid activity” of the Rybar network of channels.
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L'emergenza abitativa, il governo paralizzato e la minaccia dell'estrema destra: l'azzardo di Pedro Sánchez e il futuro della sinistra in Spagna e in Europa.
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L'emergenza abitativa, il governo paralizzato e la minaccia dell'estrema destra: l'azzardo di Pedro Sánchez e il futuro della sinistra in Spagna e in Europa.
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Nhân Ngày Thế giới Chống Án tử hình 10/10, tổ chức Ân xá Quốc tế (Amnesty International) hôm qua, 08/10/2026 đã công bố báo cáo về tình hình trên thế giới. Liên quan đến khu vực Đông Nam Á, Ân xá Quốc tế nhận định, mặc dù khu vực này nhìn chung đang đi theo xu hướng đáng khích lệ hướng tới bãi bỏ án tử hình, nhưng một số quốc gia, như Singapore, Miến Điện và Việt Nam, vẫn tiếp tục thi hành hình phạt này.
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Nhân Ngày Thế giới Chống Án tử hình 10/10, tổ chức Ân xá Quốc tế (Amnesty International) hôm qua, 08/10/2026 đã công bố báo cáo về tình hình trên thế giới. Liên quan đến khu vực Đông Nam Á, Ân xá Quốc tế nhận định, mặc dù khu vực này nhìn chung đang đi theo xu hướng đáng khích lệ hướng tới bãi bỏ án tử hình, nhưng một số quốc gia, như Singapore, Miến Điện và Việt Nam, vẫn tiếp tục thi hành hình phạt này.
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A new state audit reveals some troubling things about Newark’s school district. Are state officials paying attention?
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El líder del PP propone un cara a cara con Pedro Sánchez el 16 de noviembre y un debate a cuatro el 26, mientras exige que la entrevista en la televisión pública sea realizada por profesionales de la Corporación y en un espacio de producción propia.

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LEE’S SUMMIT — Marching up and down the front steps of split level homes in a Lee’s Summit neighborhood on a recent Monday evening, Democratic state Rep. Keri Ingle was not the first to tell residents about the upcoming election. As her bright pink tennis shoes reached the stoop of the first house on her […]
LEE’S SUMMIT — Marching up and down the front steps of split level homes in a Lee’s Summit neighborhood on a recent Monday evening, Democratic state Rep. Keri Ingle was not the first to tell residents about the upcoming election. As her bright pink tennis shoes reached the stoop of the first house on her […]
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Scrutinul parțial parlamentar din circumscripția Holborn și St. Pancras din zona central nordică a Londrei a fost câștigat de candidata Partidului Laburist de guvernământ, Sagal Abdi-Wali, care l-a învins pe liderul Partidului Verzilor din Anglia și Țara Galilor, Zack Polanski. Liderul Verzilor a fost criticat recent pentru moțiunea adoptată de conferința națională care a echivalat sionismul cu rasismul ca fiind antisemit.
Scrutinul parțial parlamentar din circumscripția Holborn și St. Pancras din zona central nordică a Londrei a fost câștigat de candidata Partidului Laburist de guvernământ, Sagal Abdi-Wali, care l-a învins pe liderul Partidului Verzilor din Anglia și Țara Galilor, Zack Polanski. Liderul Verzilor a fost criticat recent pentru moțiunea adoptată de conferința națională care a echivalat sionismul cu rasismul ca fiind antisemit.
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قضت محكمة عسكرية في مدينة واو بسجن جندي من “قوات دفاع شعب جنوب السودان” لمدة The post محكمة واو تصدر حكما بالسجن للنظامي لإدانته في جريمة قتل موظفا بالأمم المتحدة appeared first on Radio Tamazuj.
قضت محكمة عسكرية في مدينة واو بسجن جندي من “قوات دفاع شعب جنوب السودان” لمدة The post محكمة واو تصدر حكما بالسجن للنظامي لإدانته في جريمة قتل موظفا بالأمم المتحدة appeared first on Radio Tamazuj.