Bucarest – Accompagnare bambini e giovani a scoprire che la missione non comincia da ciò che facciamo, ma da Colui che vive in noi. E’ questo lo scopo educativo dei due campi estivi missionari promossi dalla Direzione Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Romania, guidata da padre Eugen Blaj. Si tratta dell’VIII edizione del Campo Nazionale di Formazione Missionaria, svoltasi a Odorheiu Secuiesc dal 3 all’8 agosto, e della V edizione del Campus Missionario di Cetatea de Baltă, dal 24 al 28 agosto.“È nell’incontro con Cristo, nell’ intimo del cuore, che l’uomo ritrova la propria verità; ed è da questa comunione che nasce la capacità di uscire da sé e diventare dono” spiega Matilda Andrici, responsabile dell'Infanzia missionaria in Romania.A Odorheiu Secuiesc, il Campo Nazionale di Formazione Missionaria si è svolto presso la Casa dei Bambini “San Giuseppe”, dove le suore greco-cattoliche della Congregazione del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria, insieme alla superiora della comunità, suor Emilia Trifaș, hanno accolto con la consueta calorosa accoglienza circa settanta tra bambini e adolescenti.Il filo conduttore della proposta formativa è stato “Il racconto delle cinque fiaccole”. La beata Pauline Marie Jaricot, fondatrice della Pontificia Opera della Propagazione della Fede, mons. Charles de Forbin-Janson, fondatore della Santa Infanzia, Jeanne Bigard, fondatrice della Pontificia Opera San Pietro Apostolo, il beato Paolo Manna, fondatore della Pontificia Unione Missionaria, e Papa Pio XI hanno mostrato ai bambini, ciascuno con la propria vita, che la missione assume forme diverse, ma nasce sempre dalla stessa sorgente: lasciarsi raggiungere da Dio e permettere alla Sua luce di attraversare la propria esistenza.La storia delle fiaccole si conclude però con una sesta fiaccola rappresentata dalla piccola Teresa, la bambina che desiderava essere missionaria di Gesù e continuò a vivere questo desiderio nella fragilità della malattia: lei rappresenta ogni bambino che diventa missionario accogliendo la Luce e non trattenendola per sè. “Qui i bambini hanno scoperto il significato più profondo dell’immagine: noi non siamo la Luce. La Luce è Cristo. Essere missionari significa accoglierla, custodirla nel cuore e lasciarla passare attraverso la nostra vita, perché possa raggiungere un altro cuore” sottolinea Matilda Andrici. Anche il Rosario Missionario è diventato una esperienza concreta di questa comunione. I bambini hanno meditato insieme i misteri della vita di Cristo con Maria e hanno formato un piccolo Rosario Vivente, richiamando l’intuizione della beata Pauline Jaricot: unire persone lontane in una preghiera viva, affinché la contemplazione diventi comunione e la comunione diventi missione.Due settimane dopo un’esperienza analoga si è replicata a Cetatea de Baltă, dove al tema della prossima Giornata Missionaria Mondiale “Uno in Cristo, uniti nella missione”, che è stato protagonista in entrambi i campi estivi, si è unito un secondo invito: “Tutti possono diventare santi”. Il Campus Missionario, giunto alla sua quinta edizione, organizzato da padre Sorin Ivan, parroco della Chiesa greco-cattolica “Santissima Trinità” di Cetatea de Baltă, in collaborazione con le POM della Romania, è principalmente rivolto ai bambini della zona. I bambini hanno pregato, cantato, partecipato alla Santa Messa, vissuto momenti di pellegrinaggio e fraternità.“Attraverso la storia delle fiaccole e la testimonianza di Teresita, hanno compreso che la santità non appartiene a un mondo lontano. Comincia nel momento in cui il cuore lascia spazio a Dio: quando perdona, quando serve, quando ama senza attendere nulla, quando prega per qualcuno che forse non incontrerà mai – ha aggiunto la responsabile dell'Infanzia missionaria in Romania - Come figura spirituale del percorso è stato proposto anche san Giovanni Maria Vianney, legato alla beata Pauline Jaricot da una profonda amicizia spirituale: due vite diverse, ma consumate dallo stesso desiderio di appartenere interamente a Cristo, nella preghiera, nella carità e nel dono di sé”.