3 minutes
Gernika-Lumoko Udalak 'Lan eta bizi, berton' programa ondu du: 206 etxebizitza publiko eraikiko dituzte herrian, ekonomia zirkularrean oinarritutako industrialdea sustatuko dute Ibarran, eta Lanbide Heziketako zentro berri bat bultzatuko dute.
Gernika-Lumoko Udalak 'Lan eta bizi, berton' programa ondu du: 206 etxebizitza publiko eraikiko dituzte herrian, ekonomia zirkularrean oinarritutako industrialdea sustatuko dute Ibarran, eta Lanbide Heziketako zentro berri bat bultzatuko dute.
3 minutes

Methyl methacrylate is not a regulated substance under either the EPA's Risk Management Program or California’s parallel system, CalARP. The chemical that caused the Garden Grove evacuations is stored all over California is a story from Stocktonia News, a rigorous and factual newsroom covering Greater Stockton, California. Please consider making a charitable contribution to support our journalism.

Methyl methacrylate is not a regulated substance under either the EPA's Risk Management Program or California’s parallel system, CalARP. The chemical that caused the Garden Grove evacuations is stored all over California is a story from Stocktonia News, a rigorous and factual newsroom covering Greater Stockton, California. Please consider making a charitable contribution to support our journalism.
6 minutes
“Comecei a rimar quando criança. Parecia magia com as palavras, um jogo. Depois, tendo mais contato com o hip hop, passei a fazer o que chamo de ‘poesias de revolução’”, conta a artista Coral Gemo, 31, sobre a sua caminhada de dez anos na cena. Apesar da longa trajetória, ela ainda encontra poucas mulheres nas […] O post Minoria no slam, mulheres rappers contam como driblam machismo para fazer poesia apareceu primeiro em Agência Mural.
“Comecei a rimar quando criança. Parecia magia com as palavras, um jogo. Depois, tendo mais contato com o hip hop, passei a fazer o que chamo de ‘poesias de revolução’”, conta a artista Coral Gemo, 31, sobre a sua caminhada de dez anos na cena. Apesar da longa trajetória, ela ainda encontra poucas mulheres nas […] O post Minoria no slam, mulheres rappers contam como driblam machismo para fazer poesia apareceu primeiro em Agência Mural.
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Meta旗下社群平台今天6月15日大停擺,不少台灣民眾、網紅、政治人物帳號被無預警停權,台灣中央社也同命運。有網民懷疑是紮克伯格打包送習近平的生日禮物...
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Meta旗下社群平台今天6月15日大停擺,不少台灣民眾、網紅、政治人物帳號被無預警停權,台灣中央社也同命運。有網民懷疑是紮克伯格打包送習近平的生日禮物...
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10 minutes

Una exitosa presentación concretaron las jóvenes deportistas María José Lobos y Tauriel Maita durante su participación en el 11° Open Mundial de Patinaje Artístico, desarrollado en Capão da Canoa, Brasil, donde representaron a Calama y a Chile frente a competidoras de distintos países. En una competencia caracterizada por su alto nivel técnico e importante presencia […] Este artículo Patinadoras de Calama brillan en Brasil y dejan en alto el nombre de la ciudad en campeonato mundial fue publicado originalmente en El Diario de Antofagasta.

10 minutes
Una exitosa presentación concretaron las jóvenes deportistas María José Lobos y Tauriel Maita durante su participación en el 11° Open Mundial de Patinaje Artístico, desarrollado en Capão da Canoa, Brasil, donde representaron a Calama y a Chile frente a competidoras de distintos países. En una competencia caracterizada por su alto nivel técnico e importante presencia […] Este artículo Patinadoras de Calama brillan en Brasil y dejan en alto el nombre de la ciudad en campeonato mundial fue publicado originalmente en El Diario de Antofagasta.
14 minutes
For generations, it was virtually guaranteed that American children would out-earn their parents. But as Raj Chetty explains in this special live episode of The Codcast, recorded at the recent WBUR Festival, that dream is fading. What factors are contributing to economic stagnation? How can we increase upward mobility? How do these trends vary across neighborhoods, race, gender, and immigration status?
For generations, it was virtually guaranteed that American children would out-earn their parents. But as Raj Chetty explains in this special live episode of The Codcast, recorded at the recent WBUR Festival, that dream is fading. What factors are contributing to economic stagnation? How can we increase upward mobility? How do these trends vary across neighborhoods, race, gender, and immigration status?
14 minutes
Foreign Minister Ararat Mirzoyan met with his European Union counterparts on Monday, indicating the Armenian government’s intention to continue moving closer to the European Union despite economic sanctions threatened or already imposed by Russia.
Foreign Minister Ararat Mirzoyan met with his European Union counterparts on Monday, indicating the Armenian government’s intention to continue moving closer to the European Union despite economic sanctions threatened or already imposed by Russia.
15 minutes
di Marie-Lucile KubackiKuching - Simon Peter Poh Hoon Seng, Arcivescovo di Kuching, nella Malesia orientale, è una delle voci autorevoli e ascoltate nelle Chiese dell’Asia sulle questioni che riguardano la missione, l’inculturazione e il dialogo interreligioso. Proveniente da un contesto buddhista-taoista e divenuto cattolico da adolescente grazie alle esperienze vissute in una scuola animata da missionari, ha trascorso più di vent’anni a stretto contatto con le comunità indigene del Borneo, di cui parla le lingue. In qualità di Presidente dell’Ufficio per l’Evangelizzazione della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia , promuove oggi a livello continentale una visione della missione che custodisce le culture locali, valorizza le “religioni vicine” e promuove il “sussurro del Vangelo” nel cuore delle relazioni quotidiane.Arcivescovo Simon Poh, la sua Arcidiocesi di Kuching si trova nel cuore della “Malesia indigena”. Quali sono le caratteristiche specifiche di questa realtà ecclesiale?-La Malesia presenta due realtà regionali distinte. Una parte si trova nella penisola continentale, altamente sviluppata e a maggioranza musulmana, dove si trovano grandi città come Kuala Lumpur, Penang e Johor Bahru. Dall’altra parte del Mar Cinese Meridionale, sull’isola del Borneo, si trovano Sabah e Sarawak, regioni scarsamente popolate. Nello Stato di Sarawak, dove vivo, metà della popolazione è indigena e la maggioranza è cristiana. Nell’Arcidiocesi di Kuching, dove ho servito, abbiamo dodici parrocchie, di cui sette rurali, e quasi 300 stazioni di villaggio con cappelle cattoliche. I sacerdoti possono visitare e celebrare la Messa solo una volta al mese, mentre i responsabili locali della preghiera assumono la guida spirituale e pastorale nei rispettivi villaggi. Si tratta di comunità cristiane di villaggio molto vive, che però, a causa della globalizzazione, affrontano la sfida dell’esodo rurale verso le grandi città, lasciando gli anziani nei villaggi.Lei insiste molto sull’inculturazione. In concreto, come hanno fatto i missionari a proteggere le culture locali?-Contrariamente a certi stereotipi, i missionari di Mill Hill provenienti dal Regno Unito che giunsero nel Sarawak non distrussero la cultura locale. Nella mia esperienza pastorale come giovane sacerdote negli anni Ottanta, ho avuto il privilegio di lavorare accanto agli ultimi missionari anziani. Ho iniziato ad apprezzare il loro approccio missionario: imparavano le lingue, studiavano la cultura agricola e i rituali. I libri di preghiera per la liturgia domenicale e le benedizioni furono progressivamente composti nelle lingue locali. Traducendo la Bibbia, le preghiere e i testi liturgici nelle lingue indigene, in particolare nei tre dialetti bidayuh, nella lingua iban e in molte altre lingue locali, hanno dato a questi popoli la possibilità di celebrare la fede nella propria lingua. La lingua è l’anima di un popolo: ponendola al centro della liturgia, hanno contribuito a preservare l’identità delle comunità. Hanno inoltre integrato elementi della vita tradizionale: preghiere prima di dissodare il campo, prima della semina, per la pioggia, per il raccolto, la benedizione degli strumenti e dei nuovi semi, preghiere durante la costruzione di una casa. Senza usare la parola “inculturazione”, la praticavano già. Così la fede non ha cancellato la cultura, ma l’ha elevata, mettendo in luce l’ospitalità, il senso del sacro e la centralità della famiglia. E la cultura ha dato un’espressione locale alla fede cattolica come parte della vita quotidiana.Lei è stato attivamente coinvolto in progetti di Bibbia orale e audio. Ci racconti questa esperienza…-Queste comunità indigene hanno una forte tradizione orale, con numerose storie e tradizioni tramandate oralmente. Molti anziani, oggi sessantenni o settantenni, non hanno mai imparato veramente a leggere. E sono proprio questi nonni che sono diventati cattolici e hanno trasmesso la fede ai loro nipoti. Questi anziani cattolici hanno partecipato fedelmente per decenni alle celebrazioni domenicali della Parola, ascoltando ogni settimana il Vangelo. Ci siamo resi conto che la Parola di Dio, quando rimane solo in forma scritta nella Bibbia, non li raggiunge realmente. Abbiamo quindi avviato il progetto della Bibbia audio, collaborando con diversi gruppi cristiani per registrare e rendere disponibili le Scritture, in particolare i Vangeli, in formato audio.Le Bibbie audio nei dialetti bidayuh e nella lingua iban permettono ora a questi fedeli anziani di ascoltare la Scrittura proclamata nella loro “lingua del cuore”, cioè nella lingua madre parlata nel villaggio, con immagini, ritmi e intonazioni familiari. Questa prospettiva cambia tutto: la Bibbia non è più un testo lontano ascoltato solo in chiesa la domenica. Il Vangelo diventa una voce che parla dall’interno della loro cultura, tanto che possono esclamare: “Ora conosco il mio Dio. È Gesù che mi parla nella mia lingua del cuore”. È un progetto in cui io e i miei sacerdoti siamo stati personalmente coinvolti, sia nella traduzione sia nelle registrazioni. Abbiamo lavorato a partire dai testi biblici esistenti, con l’esigenza di rimanere fedeli alla Parola rispettando lo stile narrativo proprio dei popoli indigeni. È stato poi necessario trovare voci credibili, provenienti dalle stesse comunità, per leggere questi testi: voci conosciute e degne di fiducia. Quando gli anziani ascoltano la Parola proclamata da qualcuno del loro villaggio, nel loro dialetto, si sentono profondamente toccati e riconoscono che Gesù vive in mezzo a loro.Come accade tutto questo?Qui vediamo una convergenza molto feconda tra esegesi, catechesi e accessibilità pastorale. Non si tratta di una soluzione “di seconda classe” per chi non sa leggere; al contrario, è un modo estremamente efficace di trasmettere la ricchezza della Scrittura in contesti segnati dall’oralità, dalla scristianizzazione o dall’analfabetismo. I gruppi biblici possono riunirsi attorno a un dispositivo audio o a un telefono, ascoltare un brano, fare silenzio e poi condividere spontaneamente ciò che hanno compreso. Per molti, ascoltare la Parola nella propria lingua del cuore apre a una comprensione e a una preghiera più profonde rispetto a un testo in un’altra lingua come l’inglese o il malese. Allo stesso tempo, queste Bibbie orali proteggono la lingua e contribuiscono alla trasmissione e alla conservazione della cultura. Ogni volta che la comunità si riunisce per pregare con la Bibbia audio, rende viva la propria lingua; mostra ai giovani che essa merita di essere parlata e che può trasmettere la Parola di Dio. In un contesto in cui i figli e i nipoti passano facilmente a lingue ritenute più “utili” – inglese, malese, mandarino – questo è un messaggio molto forte: la lingua indigena non è utile solo per la conversazione informale, ma è capace di esprimere la fede, la teologia e la preghiera liturgica. Questo rafforza l’identità e la dignità dei popoli indigeni. Oggi siamo grati all’intuizione dei primi missionari, che avevano già compreso che, perché il Vangelo metta davvero radici, deve abbracciare la lingua e la cultura dei popoli.Questa attenzione alla terra e alla cultura si esprime anche in un progetto ispirato alla Laudato si’. In cosa consiste?- Nella cultura indigena, terra e identità sono strettamente legate. Tuttavia, la globalizzazione spinge i giovani, formati nelle scuole missionarie e poi nelle scuole pubbliche, a lasciare i villaggi per cercare lavoro nelle città. Nei villaggi rimangono solo i nonni, agricoltori che possiedono una vasta sapienza della terra: sanno dove trovare il cibo, quali piante sono medicinali, come leggere le stagioni, e vivono dei prodotti del raccolto. Ma i loro nipoti, nati in città, non conoscono più la terra degli antenati.Abbiamo quindi avviato un progetto di resilienza, ispirato alla Laudato si’ di Papa Francesco, che consiste nel riportare questi giovani a toccare e a riconnettersi con la terra dei loro nonni: trascorrere alcuni giorni nel villaggio, piantare alberi da frutto, condividere la vita quotidiana, ascoltare i racconti degli anziani. L’obiettivo è duplice: trasmettere la sapienza della terra prima che vada perduta e impedire che i terreni vengano venduti dalle generazioni che si sono trasferite in città e che non sono più legate alla terra ancestrale. Quando la terra del villaggio scompare, la comunità si disgrega, la cultura crolla e con essa anche la Chiesa locale. Il nostro desiderio è che, grazie a questa riconnessione, i giovani tornino a coltivare e utilizzare la terra con strumenti moderni e nuovi metodi agricoli.La sua storia personale è segnata da questo incontro tra culture e fede. Come è arrivato al battesimo?-Provengo da un contesto buddhista-taoista. I miei genitori frequentavano scuole missionarie, e così anch’io, con i Fratelli irlandesi. Fu lì, da bambino, che sentii parlare per la prima volta di un “Padre celeste” che non vediamo ma che ci ama. Ricordo un’immagine di un giovane ragazzo che scende lungo un pendio per cercare una pecora: questa immagine mi è rimasta dentro per anni, finché ho compreso che si trattava di Gesù, il Buon Pastore che cerca la pecora smarrita.Si potrebbe dire che anche per me il Vangelo è stato “sussurrato” più che proclamato con clamore. È stato attraverso la partecipazione alle lezioni di catechismo , la testimonianza e la cura dei docenti, la vita della comunità scolastica guidata dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Poco a poco, il seme piantato nel mio cuore all’età di sette anni è cresciuto. A sedici anni ho chiesto il battesimo, con la benedizione dei miei genitori. Anche mia madre era giunta alla fede attraverso una collega di lavoro che le aveva testimoniato la sua fede nell’amicizia quotidiana: aveva “sussurrato” anche a lei la Buona Notizia. Così tutta la nostra famiglia fu battezzata nello stesso anno, il 1979. Questa esperienza mi rende molto sensibile a una forma di missione che passa attraverso la prossimità, l’educazione, la qualità delle relazioni, l’amicizia e una testimonianza discreta più che attraverso grandi discorsi. Nel lavoro e nei messaggi della FABC Lei ha promosso formule suggestive come “religioni vicine” e “sussurrare il Vangelo”. Cosa vuole suggerire con simili espressioni?- In Asia, dove esistono molte fedi e religioni, si parlava abitualmente di “altre religioni” o “religioni non cristiane”. Tuttavia, vivendo in Malesia tra vicini indù, buddhisti, musulmani, sikh e taoisti, ho fatto un’esperienza diversa. Ricordo che, da bambino, mia madre affidava le chiavi di casa al nostro vicino indiano quando tornavamo al villaggio. Dopo la scuola, andavamo nelle case gli uni degli altri, ci aiutavamo reciprocamente.Da questa esperienza, durante il 50° anniversario della Conferenza generale della FABC, è nata l’espressione “religioni vicine”. Questo cambia il modo di guardare alle religioni e apre alla possibilità di dialogo attraverso l’amicizia. Da qui deriva anche un modo di annunciare Gesù: non imponendo o discutendo per convincere, ma “sussurrando il Vangelo” una persona alla volta, all’interno di relazioni autentiche.Quando un collega o un amico soffre, il semplice gesto di stare accanto e dire: “Pregherò Gesù per te” è già un atto missionario. È così che il Vangelo è stato “sussurrato” a me e ai miei genitori. Vivendo in Asia, dove i cristiani sono minoranza, credo che questo sia il modo in cui i cristiani possono “raccontare la storia di Gesù in Asia”. Cerchiamo sinceramente di vivere come buoni vicini, nell’amicizia, nel rispetto delle culture e delle fedi, nel dialogo e nella vicinanza, prestando attenzione ai bisogni e servendo la società. Credo che questa esperienza asiatica, con le “religioni vicine” e il “sussurro del Vangelo”, possa offrire un contributo significativo alla missione della Chiesa universale.
di Marie-Lucile KubackiKuching - Simon Peter Poh Hoon Seng, Arcivescovo di Kuching, nella Malesia orientale, è una delle voci autorevoli e ascoltate nelle Chiese dell’Asia sulle questioni che riguardano la missione, l’inculturazione e il dialogo interreligioso. Proveniente da un contesto buddhista-taoista e divenuto cattolico da adolescente grazie alle esperienze vissute in una scuola animata da missionari, ha trascorso più di vent’anni a stretto contatto con le comunità indigene del Borneo, di cui parla le lingue. In qualità di Presidente dell’Ufficio per l’Evangelizzazione della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia , promuove oggi a livello continentale una visione della missione che custodisce le culture locali, valorizza le “religioni vicine” e promuove il “sussurro del Vangelo” nel cuore delle relazioni quotidiane.Arcivescovo Simon Poh, la sua Arcidiocesi di Kuching si trova nel cuore della “Malesia indigena”. Quali sono le caratteristiche specifiche di questa realtà ecclesiale?-La Malesia presenta due realtà regionali distinte. Una parte si trova nella penisola continentale, altamente sviluppata e a maggioranza musulmana, dove si trovano grandi città come Kuala Lumpur, Penang e Johor Bahru. Dall’altra parte del Mar Cinese Meridionale, sull’isola del Borneo, si trovano Sabah e Sarawak, regioni scarsamente popolate. Nello Stato di Sarawak, dove vivo, metà della popolazione è indigena e la maggioranza è cristiana. Nell’Arcidiocesi di Kuching, dove ho servito, abbiamo dodici parrocchie, di cui sette rurali, e quasi 300 stazioni di villaggio con cappelle cattoliche. I sacerdoti possono visitare e celebrare la Messa solo una volta al mese, mentre i responsabili locali della preghiera assumono la guida spirituale e pastorale nei rispettivi villaggi. Si tratta di comunità cristiane di villaggio molto vive, che però, a causa della globalizzazione, affrontano la sfida dell’esodo rurale verso le grandi città, lasciando gli anziani nei villaggi.Lei insiste molto sull’inculturazione. In concreto, come hanno fatto i missionari a proteggere le culture locali?-Contrariamente a certi stereotipi, i missionari di Mill Hill provenienti dal Regno Unito che giunsero nel Sarawak non distrussero la cultura locale. Nella mia esperienza pastorale come giovane sacerdote negli anni Ottanta, ho avuto il privilegio di lavorare accanto agli ultimi missionari anziani. Ho iniziato ad apprezzare il loro approccio missionario: imparavano le lingue, studiavano la cultura agricola e i rituali. I libri di preghiera per la liturgia domenicale e le benedizioni furono progressivamente composti nelle lingue locali. Traducendo la Bibbia, le preghiere e i testi liturgici nelle lingue indigene, in particolare nei tre dialetti bidayuh, nella lingua iban e in molte altre lingue locali, hanno dato a questi popoli la possibilità di celebrare la fede nella propria lingua. La lingua è l’anima di un popolo: ponendola al centro della liturgia, hanno contribuito a preservare l’identità delle comunità. Hanno inoltre integrato elementi della vita tradizionale: preghiere prima di dissodare il campo, prima della semina, per la pioggia, per il raccolto, la benedizione degli strumenti e dei nuovi semi, preghiere durante la costruzione di una casa. Senza usare la parola “inculturazione”, la praticavano già. Così la fede non ha cancellato la cultura, ma l’ha elevata, mettendo in luce l’ospitalità, il senso del sacro e la centralità della famiglia. E la cultura ha dato un’espressione locale alla fede cattolica come parte della vita quotidiana.Lei è stato attivamente coinvolto in progetti di Bibbia orale e audio. Ci racconti questa esperienza…-Queste comunità indigene hanno una forte tradizione orale, con numerose storie e tradizioni tramandate oralmente. Molti anziani, oggi sessantenni o settantenni, non hanno mai imparato veramente a leggere. E sono proprio questi nonni che sono diventati cattolici e hanno trasmesso la fede ai loro nipoti. Questi anziani cattolici hanno partecipato fedelmente per decenni alle celebrazioni domenicali della Parola, ascoltando ogni settimana il Vangelo. Ci siamo resi conto che la Parola di Dio, quando rimane solo in forma scritta nella Bibbia, non li raggiunge realmente. Abbiamo quindi avviato il progetto della Bibbia audio, collaborando con diversi gruppi cristiani per registrare e rendere disponibili le Scritture, in particolare i Vangeli, in formato audio.Le Bibbie audio nei dialetti bidayuh e nella lingua iban permettono ora a questi fedeli anziani di ascoltare la Scrittura proclamata nella loro “lingua del cuore”, cioè nella lingua madre parlata nel villaggio, con immagini, ritmi e intonazioni familiari. Questa prospettiva cambia tutto: la Bibbia non è più un testo lontano ascoltato solo in chiesa la domenica. Il Vangelo diventa una voce che parla dall’interno della loro cultura, tanto che possono esclamare: “Ora conosco il mio Dio. È Gesù che mi parla nella mia lingua del cuore”. È un progetto in cui io e i miei sacerdoti siamo stati personalmente coinvolti, sia nella traduzione sia nelle registrazioni. Abbiamo lavorato a partire dai testi biblici esistenti, con l’esigenza di rimanere fedeli alla Parola rispettando lo stile narrativo proprio dei popoli indigeni. È stato poi necessario trovare voci credibili, provenienti dalle stesse comunità, per leggere questi testi: voci conosciute e degne di fiducia. Quando gli anziani ascoltano la Parola proclamata da qualcuno del loro villaggio, nel loro dialetto, si sentono profondamente toccati e riconoscono che Gesù vive in mezzo a loro.Come accade tutto questo?Qui vediamo una convergenza molto feconda tra esegesi, catechesi e accessibilità pastorale. Non si tratta di una soluzione “di seconda classe” per chi non sa leggere; al contrario, è un modo estremamente efficace di trasmettere la ricchezza della Scrittura in contesti segnati dall’oralità, dalla scristianizzazione o dall’analfabetismo. I gruppi biblici possono riunirsi attorno a un dispositivo audio o a un telefono, ascoltare un brano, fare silenzio e poi condividere spontaneamente ciò che hanno compreso. Per molti, ascoltare la Parola nella propria lingua del cuore apre a una comprensione e a una preghiera più profonde rispetto a un testo in un’altra lingua come l’inglese o il malese. Allo stesso tempo, queste Bibbie orali proteggono la lingua e contribuiscono alla trasmissione e alla conservazione della cultura. Ogni volta che la comunità si riunisce per pregare con la Bibbia audio, rende viva la propria lingua; mostra ai giovani che essa merita di essere parlata e che può trasmettere la Parola di Dio. In un contesto in cui i figli e i nipoti passano facilmente a lingue ritenute più “utili” – inglese, malese, mandarino – questo è un messaggio molto forte: la lingua indigena non è utile solo per la conversazione informale, ma è capace di esprimere la fede, la teologia e la preghiera liturgica. Questo rafforza l’identità e la dignità dei popoli indigeni. Oggi siamo grati all’intuizione dei primi missionari, che avevano già compreso che, perché il Vangelo metta davvero radici, deve abbracciare la lingua e la cultura dei popoli.Questa attenzione alla terra e alla cultura si esprime anche in un progetto ispirato alla Laudato si’. In cosa consiste?- Nella cultura indigena, terra e identità sono strettamente legate. Tuttavia, la globalizzazione spinge i giovani, formati nelle scuole missionarie e poi nelle scuole pubbliche, a lasciare i villaggi per cercare lavoro nelle città. Nei villaggi rimangono solo i nonni, agricoltori che possiedono una vasta sapienza della terra: sanno dove trovare il cibo, quali piante sono medicinali, come leggere le stagioni, e vivono dei prodotti del raccolto. Ma i loro nipoti, nati in città, non conoscono più la terra degli antenati.Abbiamo quindi avviato un progetto di resilienza, ispirato alla Laudato si’ di Papa Francesco, che consiste nel riportare questi giovani a toccare e a riconnettersi con la terra dei loro nonni: trascorrere alcuni giorni nel villaggio, piantare alberi da frutto, condividere la vita quotidiana, ascoltare i racconti degli anziani. L’obiettivo è duplice: trasmettere la sapienza della terra prima che vada perduta e impedire che i terreni vengano venduti dalle generazioni che si sono trasferite in città e che non sono più legate alla terra ancestrale. Quando la terra del villaggio scompare, la comunità si disgrega, la cultura crolla e con essa anche la Chiesa locale. Il nostro desiderio è che, grazie a questa riconnessione, i giovani tornino a coltivare e utilizzare la terra con strumenti moderni e nuovi metodi agricoli.La sua storia personale è segnata da questo incontro tra culture e fede. Come è arrivato al battesimo?-Provengo da un contesto buddhista-taoista. I miei genitori frequentavano scuole missionarie, e così anch’io, con i Fratelli irlandesi. Fu lì, da bambino, che sentii parlare per la prima volta di un “Padre celeste” che non vediamo ma che ci ama. Ricordo un’immagine di un giovane ragazzo che scende lungo un pendio per cercare una pecora: questa immagine mi è rimasta dentro per anni, finché ho compreso che si trattava di Gesù, il Buon Pastore che cerca la pecora smarrita.Si potrebbe dire che anche per me il Vangelo è stato “sussurrato” più che proclamato con clamore. È stato attraverso la partecipazione alle lezioni di catechismo , la testimonianza e la cura dei docenti, la vita della comunità scolastica guidata dai Fratelli delle Scuole Cristiane. Poco a poco, il seme piantato nel mio cuore all’età di sette anni è cresciuto. A sedici anni ho chiesto il battesimo, con la benedizione dei miei genitori. Anche mia madre era giunta alla fede attraverso una collega di lavoro che le aveva testimoniato la sua fede nell’amicizia quotidiana: aveva “sussurrato” anche a lei la Buona Notizia. Così tutta la nostra famiglia fu battezzata nello stesso anno, il 1979. Questa esperienza mi rende molto sensibile a una forma di missione che passa attraverso la prossimità, l’educazione, la qualità delle relazioni, l’amicizia e una testimonianza discreta più che attraverso grandi discorsi. Nel lavoro e nei messaggi della FABC Lei ha promosso formule suggestive come “religioni vicine” e “sussurrare il Vangelo”. Cosa vuole suggerire con simili espressioni?- In Asia, dove esistono molte fedi e religioni, si parlava abitualmente di “altre religioni” o “religioni non cristiane”. Tuttavia, vivendo in Malesia tra vicini indù, buddhisti, musulmani, sikh e taoisti, ho fatto un’esperienza diversa. Ricordo che, da bambino, mia madre affidava le chiavi di casa al nostro vicino indiano quando tornavamo al villaggio. Dopo la scuola, andavamo nelle case gli uni degli altri, ci aiutavamo reciprocamente.Da questa esperienza, durante il 50° anniversario della Conferenza generale della FABC, è nata l’espressione “religioni vicine”. Questo cambia il modo di guardare alle religioni e apre alla possibilità di dialogo attraverso l’amicizia. Da qui deriva anche un modo di annunciare Gesù: non imponendo o discutendo per convincere, ma “sussurrando il Vangelo” una persona alla volta, all’interno di relazioni autentiche.Quando un collega o un amico soffre, il semplice gesto di stare accanto e dire: “Pregherò Gesù per te” è già un atto missionario. È così che il Vangelo è stato “sussurrato” a me e ai miei genitori. Vivendo in Asia, dove i cristiani sono minoranza, credo che questo sia il modo in cui i cristiani possono “raccontare la storia di Gesù in Asia”. Cerchiamo sinceramente di vivere come buoni vicini, nell’amicizia, nel rispetto delle culture e delle fedi, nel dialogo e nella vicinanza, prestando attenzione ai bisogni e servendo la società. Credo che questa esperienza asiatica, con le “religioni vicine” e il “sussurro del Vangelo”, possa offrire un contributo significativo alla missione della Chiesa universale.
16 minutes
Keep your eyes peeled for featured activities & artists!
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17 minutes
Перед чемпионатом мира по футболу-2026 ФИФА ввела обязательную трехминутную паузу в каждом тайме — чтобы спортсмены могли попить. Федерация заявила, что таким образом заботится о безопасности и самочувствии футболистов, обеспечивая им равные условия во время матча. Нововведение вызвало полемику в футбольном сообществе. Нужен ли перерыв, если игра проходит при комфортной температуре? И дает ли обязательная пауза тактическое преимущество?
Перед чемпионатом мира по футболу-2026 ФИФА ввела обязательную трехминутную паузу в каждом тайме — чтобы спортсмены могли попить. Федерация заявила, что таким образом заботится о безопасности и самочувствии футболистов, обеспечивая им равные условия во время матча. Нововведение вызвало полемику в футбольном сообществе. Нужен ли перерыв, если игра проходит при комфортной температуре? И дает ли обязательная пауза тактическое преимущество?
17 minutes
A fundraiser for Russian political prisoners raised 14,217,998 rubles (167,271 euros) — more than the previous year’s event, when organizers collected over 12 million rubles.
A fundraiser for Russian political prisoners raised 14,217,998 rubles (167,271 euros) — more than the previous year’s event, when organizers collected over 12 million rubles.
18 minutes
Serokên welatên dewlemend û pîşesaz yên Koma Heftan (G7) roja Duşemê li bajarekî havîngeh yê Frensî li peravên Gola Cinêvê di dilê Ewrupayê de dicivin da ku li ser rêzek mijar gotûbêjan bikin. Piştî ku Amerîka û Îranê lihevkirineke pêşîn ji bo bidawîkirina şer pêk anîn, girîngîya civînê zêdetir dibe. G7 Çi Ye? G7 hevpeymanîyeke nefermî ya welatên dewlemend û pîşesaz e ku endamên wê; Amerîka, Brîtanya, Keneda, Frensa, Almanya, Îtalya û Japonya ne, û her weha Rûsya demekê di nav de bû....
Serokên welatên dewlemend û pîşesaz yên Koma Heftan (G7) roja Duşemê li bajarekî havîngeh yê Frensî li peravên Gola Cinêvê di dilê Ewrupayê de dicivin da ku li ser rêzek mijar gotûbêjan bikin. Piştî ku Amerîka û Îranê lihevkirineke pêşîn ji bo bidawîkirina şer pêk anîn, girîngîya civînê zêdetir dibe. G7 Çi Ye? G7 hevpeymanîyeke nefermî ya welatên dewlemend û pîşesaz e ku endamên wê; Amerîka, Brîtanya, Keneda, Frensa, Almanya, Îtalya û Japonya ne, û her weha Rûsya demekê di nav de bû....
18 minutes
Cîgirê Serokê Amerîkayê JD Vance hûrgilîyên nû li ser peymana di navbera Amerîka û Îranê de, ku biryar e roja Înê li Cinêvê were îmzekirin, eşkere kir. Vance tekez kir ku peyman li ser "hevkêşeyeke zelal" hatiye avakirin, ew jî: rakirina sizayên aborî yên li ser Tehranê di berdêla wê de, dê Îran sozê bide ku bi tevahî û dayîmî armanca xwe ya çekên navokî ji holê rake. Di hevpeyvîneke dirêj de ligel kanala CNBC, Vance rêkeftin wekî "rojeke dîrokî ji bo gelê Amerîkî" binav kir. W herwiha...
Cîgirê Serokê Amerîkayê JD Vance hûrgilîyên nû li ser peymana di navbera Amerîka û Îranê de, ku biryar e roja Înê li Cinêvê were îmzekirin, eşkere kir. Vance tekez kir ku peyman li ser "hevkêşeyeke zelal" hatiye avakirin, ew jî: rakirina sizayên aborî yên li ser Tehranê di berdêla wê de, dê Îran sozê bide ku bi tevahî û dayîmî armanca xwe ya çekên navokî ji holê rake. Di hevpeyvîneke dirêj de ligel kanala CNBC, Vance rêkeftin wekî "rojeke dîrokî ji bo gelê Amerîkî" binav kir. W herwiha...
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Estancias más largas y exigentes - Las futuras expediciones realizan trabajos técnicos durante más tiempo y necesitan equipamiento capaz de facilitar desplazamientos amplios sin elevar demasiado la carga física Una visera empañada por el calor acumulado dentro de un equipo cerrado puede convertir cualquier tarea exigente en un esfuerzo mucho más difícil. Los astronautas trabajan en lugares donde el cuerpo humano no dispone de aire, temperatura adecuada ni protección natural, de manera que el traje se convierte en una extensión imprescindible de sus capacidades. Axiom Space y Prada presentan una nueva capa interior Esa protección debe permitir movimientos precisos durante horas, mantener una temperatura estable y evitar que el cansancio afecte a la concentración. Por eso, los sistemas de refrigeración forman parte de los elementos más importantes de cualquier traje destinado a actividades fuera de una nave espacial. Axiom Space y Prada han presentado la Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), una prenda diseñada para llevarse bajo el traje lunar AxEMU que la compañía desarrolla para futuras misiones del programa Artemis de la NASA. Esta capa interior tiene la misión de controlar la temperatura corporal y facilitar la respiración de los astronautas cuando trabajen en la superficie lunar. El sistema está previsto para acompañar al AxEMU durante la misión Artemis IV, que actualmente apunta a un alunizaje tripulado en 2028. Una red de agua fría retira el calor corporal El programa Artemis busca algo más que repetir las breves estancias de la era Apolo. Las futuras tripulaciones deberán realizar trabajos de campo, probar equipos y preparar operaciones más prolongadas alrededor y sobre la Luna. Un traje demasiado rígido, caliente o delicado reduce el tiempo útil de trabajo y limita las tareas que pueden completarse. Axiom Space sostiene que una mayor movilidad y un mejor control térmico permitirán desarrollar actividades científicas y técnicas durante más tiempo y con menos esfuerzo físico. La refrigeración del LCVG se basa en una red de tubos por la que circula agua fría. Estos conductos recorren los principales grupos musculares y retiran el calor que genera el organismo mientras el astronauta trabaja. En la Luna, donde el traje está completamente aislado del exterior, el calor no puede disiparse de la misma forma que en la Tierra mediante el sudor y el movimiento del aire. El sistema transporta esa energía térmica hasta el soporte vital portátil del traje, donde finalmente se expulsa al espacio. La firma italiana participa en decisiones relacionadas con tejidos y desarrollo industrial mientras varios responsables destacan el trabajo realizado junto a Axiom Space La prenda también incorpora una función esencial para la respiración. Un circuito independiente lleva oxígeno fresco hasta la zona del casco y ayuda a retirar el dióxido de carbono expulsado por el astronauta. Ese gas pasa posteriormente por un depurador antes de que el oxígeno vuelva a circular. Mantener bajo control la concentración de dióxido de carbono resulta tan importante como suministrar aire respirable, ya que una acumulación excesiva puede afectar rápidamente al rendimiento de la tripulación. La seguridad ocupa otro apartado importante del diseño. A diferencia de generaciones anteriores de prendas de refrigeración, el LCVG incorpora un circuito de respaldo completamente redundante. Si el sistema principal dejara de funcionar, el segundo circuito podría seguir proporcionando refrigeración. En una caminata lunar, un fallo de este tipo podría obligar a interrumpir la actividad o poner en riesgo a uno de los miembros de la misión. Prada aporta experiencia en materiales y confección técnica La presencia de Prada en el proyecto puede parecer poco habitual en una iniciativa espacial, aunque la empresa lleva más de dos décadas trabajando con materiales técnicos y prendas de alto rendimiento. Según Axiom Space, esa experiencia resultó útil para cuestiones relacionadas con el diseño, los patrones y la selección de materiales. El director de marketing y responsable de sostenibilidad del Grupo Prada, Lorenzo Bertelli, destacó la continuidad de la colaboración iniciada con la capa exterior del AxEMU y afirmó: “Hoy, estamos orgullosos de presentar un nuevo logro nacido de la combinación única de la experiencia pionera de Axiom Space y el conocimiento de Prada en diseño, patronaje y materiales avanzados”. Además, declaró a Reuters que la compañía dispone de “un amplio espectro de capacidades y conocimientos”. Axiom Space continúa siendo la responsable principal del traje completo. La empresa debe integrar presión, movilidad, refrigeración, ventilación, comunicaciones, pruebas y certificaciones dentro de un único sistema operativo. El director ejecutivo y presidente de la compañía, el doctor Jonathan Cirtain, señaló que la cooperación permitió desarrollar una prenda que ninguna de las dos organizaciones habría conseguido por separado: “El futuro de la exploración espacial no será construido por una sola entidad”. En la misma línea, el vicepresidente sénior de desarrollo de naves espaciales, Russell Ralston, recordó que el sistema trabaja continuamente para proteger a los astronautas durante las actividades extravehiculares y afirmó: “Gestiona su entorno térmico y respalda su respiración”. El AxEMU reúne funciones esenciales para las misiones lunares El AxEMU forma parte de una nueva generación de trajes concebidos para adaptarse a un abanico más amplio de usuarios, aumentar la movilidad y ofrecer mayor protección frente a las condiciones extremas de la superficie lunar. Axiom Space asegura que la arquitectura del traje facilita el mantenimiento, incorpora elementos redundantes para aumentar la seguridad y permite responder a necesidades científicas, gubernamentales y comerciales. La nueva prenda de refrigeración es solo una capa interior, pero desempeña una función decisiva para que los astronautas puedan trabajar durante horas en un entorno donde el propio cuerpo necesita ayuda constante para mantenerse operativo.
Estancias más largas y exigentes - Las futuras expediciones realizan trabajos técnicos durante más tiempo y necesitan equipamiento capaz de facilitar desplazamientos amplios sin elevar demasiado la carga física Una visera empañada por el calor acumulado dentro de un equipo cerrado puede convertir cualquier tarea exigente en un esfuerzo mucho más difícil. Los astronautas trabajan en lugares donde el cuerpo humano no dispone de aire, temperatura adecuada ni protección natural, de manera que el traje se convierte en una extensión imprescindible de sus capacidades. Axiom Space y Prada presentan una nueva capa interior Esa protección debe permitir movimientos precisos durante horas, mantener una temperatura estable y evitar que el cansancio afecte a la concentración. Por eso, los sistemas de refrigeración forman parte de los elementos más importantes de cualquier traje destinado a actividades fuera de una nave espacial. Axiom Space y Prada han presentado la Liquid Cooling and Ventilation Garment (LCVG), una prenda diseñada para llevarse bajo el traje lunar AxEMU que la compañía desarrolla para futuras misiones del programa Artemis de la NASA. Esta capa interior tiene la misión de controlar la temperatura corporal y facilitar la respiración de los astronautas cuando trabajen en la superficie lunar. El sistema está previsto para acompañar al AxEMU durante la misión Artemis IV, que actualmente apunta a un alunizaje tripulado en 2028. Una red de agua fría retira el calor corporal El programa Artemis busca algo más que repetir las breves estancias de la era Apolo. Las futuras tripulaciones deberán realizar trabajos de campo, probar equipos y preparar operaciones más prolongadas alrededor y sobre la Luna. Un traje demasiado rígido, caliente o delicado reduce el tiempo útil de trabajo y limita las tareas que pueden completarse. Axiom Space sostiene que una mayor movilidad y un mejor control térmico permitirán desarrollar actividades científicas y técnicas durante más tiempo y con menos esfuerzo físico. La refrigeración del LCVG se basa en una red de tubos por la que circula agua fría. Estos conductos recorren los principales grupos musculares y retiran el calor que genera el organismo mientras el astronauta trabaja. En la Luna, donde el traje está completamente aislado del exterior, el calor no puede disiparse de la misma forma que en la Tierra mediante el sudor y el movimiento del aire. El sistema transporta esa energía térmica hasta el soporte vital portátil del traje, donde finalmente se expulsa al espacio. La firma italiana participa en decisiones relacionadas con tejidos y desarrollo industrial mientras varios responsables destacan el trabajo realizado junto a Axiom Space La prenda también incorpora una función esencial para la respiración. Un circuito independiente lleva oxígeno fresco hasta la zona del casco y ayuda a retirar el dióxido de carbono expulsado por el astronauta. Ese gas pasa posteriormente por un depurador antes de que el oxígeno vuelva a circular. Mantener bajo control la concentración de dióxido de carbono resulta tan importante como suministrar aire respirable, ya que una acumulación excesiva puede afectar rápidamente al rendimiento de la tripulación. La seguridad ocupa otro apartado importante del diseño. A diferencia de generaciones anteriores de prendas de refrigeración, el LCVG incorpora un circuito de respaldo completamente redundante. Si el sistema principal dejara de funcionar, el segundo circuito podría seguir proporcionando refrigeración. En una caminata lunar, un fallo de este tipo podría obligar a interrumpir la actividad o poner en riesgo a uno de los miembros de la misión. Prada aporta experiencia en materiales y confección técnica La presencia de Prada en el proyecto puede parecer poco habitual en una iniciativa espacial, aunque la empresa lleva más de dos décadas trabajando con materiales técnicos y prendas de alto rendimiento. Según Axiom Space, esa experiencia resultó útil para cuestiones relacionadas con el diseño, los patrones y la selección de materiales. El director de marketing y responsable de sostenibilidad del Grupo Prada, Lorenzo Bertelli, destacó la continuidad de la colaboración iniciada con la capa exterior del AxEMU y afirmó: “Hoy, estamos orgullosos de presentar un nuevo logro nacido de la combinación única de la experiencia pionera de Axiom Space y el conocimiento de Prada en diseño, patronaje y materiales avanzados”. Además, declaró a Reuters que la compañía dispone de “un amplio espectro de capacidades y conocimientos”. Axiom Space continúa siendo la responsable principal del traje completo. La empresa debe integrar presión, movilidad, refrigeración, ventilación, comunicaciones, pruebas y certificaciones dentro de un único sistema operativo. El director ejecutivo y presidente de la compañía, el doctor Jonathan Cirtain, señaló que la cooperación permitió desarrollar una prenda que ninguna de las dos organizaciones habría conseguido por separado: “El futuro de la exploración espacial no será construido por una sola entidad”. En la misma línea, el vicepresidente sénior de desarrollo de naves espaciales, Russell Ralston, recordó que el sistema trabaja continuamente para proteger a los astronautas durante las actividades extravehiculares y afirmó: “Gestiona su entorno térmico y respalda su respiración”. El AxEMU reúne funciones esenciales para las misiones lunares El AxEMU forma parte de una nueva generación de trajes concebidos para adaptarse a un abanico más amplio de usuarios, aumentar la movilidad y ofrecer mayor protección frente a las condiciones extremas de la superficie lunar. Axiom Space asegura que la arquitectura del traje facilita el mantenimiento, incorpora elementos redundantes para aumentar la seguridad y permite responder a necesidades científicas, gubernamentales y comerciales. La nueva prenda de refrigeración es solo una capa interior, pero desempeña una función decisiva para que los astronautas puedan trabajar durante horas en un entorno donde el propio cuerpo necesita ayuda constante para mantenerse operativo.
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Kneecap Non: Santana 27n (Bilbo). Noiz: ekainaren 8an. ----------------------- Bolueta industrialdeko crossfiteroak harriduraz begira daude errepide bazterrean pilatzen doan jende multzoari, zerbeza latak eskuan dituztela. “Barkatu, baina zer dago gaur, astelehen batean?” galdetzera ausartu da haietako bat. Nola azaldu Belfasteko talde bat dagoela gaur Santanan, haien buruak aurkezteko pelikula biografikoan jasotzen den guztiagatik, bereziki hip hop zaleak ez garenok ere sorgindu gintuena. Fenian bigarren albuma aurkezteko Europako biran direla hemen, aspaldi agortu zirela sarrera guztiak eta hargatik bildu garela adin eta tribu desberdinetako jendea –punkiak, txoniak, feministak, sozialistak, kulturetak, ezker abertzalekoak, rockero zaharrak eta haien tartekoak–. Eta hargatik direla, zerbeza laten psst-ekin batera aditzen diren hizkuntzak ere askotarikoak –euskara, gaztelera, galiziera, ingelesa, katalana, irlandera eta frantsesa, gutxienez–. Crossfiteroen poker aurpegiak atzean utzi eta aretora sartu garenean, Ramallah Fawzi musikari palestinarrak egin digu harrera, oraindik aretoa betetzen ari dela. Eta 21:10ean heldu da abisua, Fontaines DCren Favourite abestiarekin: badatoz. Atzeko pantailan “Israel is committing genocide against Palestinian and Lebanese people. Take action.[Israel palestinarren eta libanoarren aurkako genozidioa egiten ari da. Aurre egin] Palestina askatu!” irakutzen dela, Éire go Deo introa jarri dute. Asmo deklarazio bat, Kneecap zer den, zergatik eta zertarako argi adierazten duena: “Aurrera egin dezagun elkarrekin iraultzarako bidean, ukabila airean irlandarrentzat, hizkuntza hitz egiten duten pertsonak behar ditugu, baina hori baino gehiago edo hori bezain beste, azpiegitura sozial bat eraiki behar dugu”. Publikoaren “Palestina askatu!” oihuen artean, kaixo batekin agurtu gaitu Mo Charak, ondoan duela Móglaí Bap kaputxa eta txamarra goraino lotuta eta mahaiaren atzean DJ Próvaí, ohi duenez, Irlandako banderaren buruberokiarekin. Introaren osteko abestiarekin hasi dira eta… Listo. Hasi da ravea. Musika elektronikoaren azpigenero askotarikoen nahasketak bizitza propioa hartu digu bularraldean. Gehienetan ez dakigu zer esaten ari diren, irlandera eta ingelesa nahasten baitituzte letretan, baina pantailako irudiek, erritmoaren bulkadak eta eszenatokitik jaurtitzen duten jarrerak egiten dituzte itzulpen lanak. Ordu eta laurdenean, barrenak punpaka eta dantzatzeko lekurik apenas izanda ere, belaunaldi baten haserrea, memoria eta harrotasuna dantzatu ditugu Santanan. Oinarri elektroniko astunen gainean madarikatu dituzte kolonialismoaren forma zaharberrituak, Polizia eta lana; eta aldarrikatu elkartasun internazionalista, hizkuntza gutxituak, herri zapalduen erresistentzia, festa eta umore probokatzailea. Eta kamisetak blai, bagoaz etxera, irlandera folkloretik atera eta rave batera eraman duen taldea zuzenean ikustearen ilusioarekin. Eta Belfastetik Boluetara joan-etorrian dabilen gogorarazpen batekin: ez ditugu astelehenak gorroto, mundu ordena hau baizik.

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Kneecap Non: Santana 27n (Bilbo). Noiz: ekainaren 8an. ----------------------- Bolueta industrialdeko crossfiteroak harriduraz begira daude errepide bazterrean pilatzen doan jende multzoari, zerbeza latak eskuan dituztela. “Barkatu, baina zer dago gaur, astelehen batean?” galdetzera ausartu da haietako bat. Nola azaldu Belfasteko talde bat dagoela gaur Santanan, haien buruak aurkezteko pelikula biografikoan jasotzen den guztiagatik, bereziki hip hop zaleak ez garenok ere sorgindu gintuena. Fenian bigarren albuma aurkezteko Europako biran direla hemen, aspaldi agortu zirela sarrera guztiak eta hargatik bildu garela adin eta tribu desberdinetako jendea –punkiak, txoniak, feministak, sozialistak, kulturetak, ezker abertzalekoak, rockero zaharrak eta haien tartekoak–. Eta hargatik direla, zerbeza laten psst-ekin batera aditzen diren hizkuntzak ere askotarikoak –euskara, gaztelera, galiziera, ingelesa, katalana, irlandera eta frantsesa, gutxienez–. Crossfiteroen poker aurpegiak atzean utzi eta aretora sartu garenean, Ramallah Fawzi musikari palestinarrak egin digu harrera, oraindik aretoa betetzen ari dela. Eta 21:10ean heldu da abisua, Fontaines DCren Favourite abestiarekin: badatoz. Atzeko pantailan “Israel is committing genocide against Palestinian and Lebanese people. Take action.[Israel palestinarren eta libanoarren aurkako genozidioa egiten ari da. Aurre egin] Palestina askatu!” irakutzen dela, Éire go Deo introa jarri dute. Asmo deklarazio bat, Kneecap zer den, zergatik eta zertarako argi adierazten duena: “Aurrera egin dezagun elkarrekin iraultzarako bidean, ukabila airean irlandarrentzat, hizkuntza hitz egiten duten pertsonak behar ditugu, baina hori baino gehiago edo hori bezain beste, azpiegitura sozial bat eraiki behar dugu”. Publikoaren “Palestina askatu!” oihuen artean, kaixo batekin agurtu gaitu Mo Charak, ondoan duela Móglaí Bap kaputxa eta txamarra goraino lotuta eta mahaiaren atzean DJ Próvaí, ohi duenez, Irlandako banderaren buruberokiarekin. Introaren osteko abestiarekin hasi dira eta… Listo. Hasi da ravea. Musika elektronikoaren azpigenero askotarikoen nahasketak bizitza propioa hartu digu bularraldean. Gehienetan ez dakigu zer esaten ari diren, irlandera eta ingelesa nahasten baitituzte letretan, baina pantailako irudiek, erritmoaren bulkadak eta eszenatokitik jaurtitzen duten jarrerak egiten dituzte itzulpen lanak. Ordu eta laurdenean, barrenak punpaka eta dantzatzeko lekurik apenas izanda ere, belaunaldi baten haserrea, memoria eta harrotasuna dantzatu ditugu Santanan. Oinarri elektroniko astunen gainean madarikatu dituzte kolonialismoaren forma zaharberrituak, Polizia eta lana; eta aldarrikatu elkartasun internazionalista, hizkuntza gutxituak, herri zapalduen erresistentzia, festa eta umore probokatzailea. Eta kamisetak blai, bagoaz etxera, irlandera folkloretik atera eta rave batera eraman duen taldea zuzenean ikustearen ilusioarekin. Eta Belfastetik Boluetara joan-etorrian dabilen gogorarazpen batekin: ez ditugu astelehenak gorroto, mundu ordena hau baizik.
23 minutes
Русия контролендәге Акмәчетнең Киев район мәхкәмәсе Кырымда тоткарланган дүрт мөслимә Эсма Ниметулаева, Насиба Саидова, Эльвиза Алиева һәм Фавзия Османова сак астында калдыруны 14 сентябрьгә кадәр озайтты. Бу хакта адвокат Эмил Курбединовка сылтанып "Кырым теләктәшлеге" хәбәр итә. Адвокат сүзләренчә, утырыш барышында ул мәхкәмә игътибарын террорчы оешмалар дип тану тәртибен көйләүче федерал канун нигезләмәләренә юнәлткән. "Мин мәхкәмә игътибарын шуңа юнәлттем: террорчы оешмаларны тану...
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Русия контролендәге Акмәчетнең Киев район мәхкәмәсе Кырымда тоткарланган дүрт мөслимә Эсма Ниметулаева, Насиба Саидова, Эльвиза Алиева һәм Фавзия Османова сак астында калдыруны 14 сентябрьгә кадәр озайтты. Бу хакта адвокат Эмил Курбединовка сылтанып "Кырым теләктәшлеге" хәбәр итә. Адвокат сүзләренчә, утырыш барышында ул мәхкәмә игътибарын террорчы оешмалар дип тану тәртибен көйләүче федерал канун нигезләмәләренә юнәлткән. "Мин мәхкәмә игътибарын шуңа юнәлттем: террорчы оешмаларны тану...
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25 minutes
Российская армия минувшей ночью атаковала Киев и другие города Украины. В столице загорелась Киево-Печерская лавра и старейшая киностудия имени Довженко. Европейские лидеры призывают Дональда Трампа надавить на Владимира Путина для завершения войны. Президент США встретится с Владимиром Зеленским
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