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Bogotá – Dal 26 aprile al 3 maggio 2026, la Chiesa in Colombia vivrà la Settimana Nazionale di Preghiera per le Vocazioni, un tempo dedicato alla preghiera, alla riflessione e all’animazione pastorale con l’obiettivo di “rafforzare la cultura vocazionale, promuovere il discernimento e rinnovare l’impegno missionario nelle comunità ecclesiali del Paese”.L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale della Colombia , si inserisce in comunione con la Chiesa universale nell’ambito della LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra la IV Domenica di Pasqua, quest’anno il 26 aprile.La giornata di preghiera fu istituita da Papa Paolo VI nel 1964 come risposta all’invito evangelico a “pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, con l’obiettivo di sostenere nella preghiera le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, intese come dono di Dio affidato a tutta la comunità cristiana.Con il motto “Gesù chiama, forma e invia in comunità”, la proposta della Chiesa colombiana invita a riscoprire la vocazione come “un dono gratuito di Dio, che nasce nel profondo del cuore e si sviluppa in comunità, come cammino di pienezza, servizio e santità”.La guida pastorale elaborata dalla CEC per quest’anno sottolinea che la vocazione si vive sempre nella Chiesa e a partire dalla Chiesa, dove ogni stato di vita - laicale, sacerdotale, consacrato o familiare - partecipa dell’unica missione evangelizzatrice. Si insiste sul fatto che ogni vocazione nasce in una comunità cristiana chiamata a essere spazio di accoglienza, accompagnamento e invio.Il percorso proposto articola diverse dimensioni pastorali: celebrazione liturgica, formazione, preghiera ed esperienza comunitaria. La settimana vocazionale si apre con l’Eucaristia domenicale, “fonte e culmine di ogni vocazione”, e si sviluppa lungo giornate tematiche che affrontano le diverse tappe della vita cristiana: l’ascolto nell’infanzia, il discernimento nella giovinezza, il ruolo della famiglia come spazio vocazionale e l’accompagnamento di coloro che hanno risposto a una chiamata specifica nel sacerdozio o nella vita consacrata.In particolare, viene messa in risalto l’iniziativa “24 ore con il Signore”, che propone l’adorazione eucaristica continua come segno di comunione ecclesiale e di affidamento all’opera dello Spirito Santo.In questo modo la preghiera costituisce il centro della pastorale vocazionale e un spazio di incontro con Cristo per ascoltare e discernere la chiamata di Dio nella vita di ciascuno. La vocazione è dunque presentata come “un progetto di amore e di felicità”, che si concretizza nel servizio agli altri.I dati dell’Annuario Statistico della Chiesa aiutano a inquadrare questo impegno pastorale in un contesto più ampio. A livello mondiale, il numero dei sacerdoti continua a diminuire. In America, questa riduzione costante riguarda sia il clero diocesano che quello religioso, con il conseguente aumento del carico pastorale e del numero di fedeli per ministro ordinato.In Colombia, Paese a tradizione prevalentemente cristiana, con circa 52 milioni di abitanti e una popolazione cattolica stimata in circa 48 milioni di fedeli, questa realtà si riflette in una rete ecclesiale ampia, che richiede molto impegno da parte degli operatori pastorali: con più di 78 circoscrizioni ecclesiastiche e circa 4.600 parrocchie distribuite su un territorio di oltre 1,1 milioni di km², i sacerdoti sono appena 9.700 tra diocesani e religiosi. Ciò significa che c’è soltanto 1 sacerdote ogni 5.000 abitanti, dato che attesta l’impatto di questo squilibrio vocazionale.A questo quadro si aggiunge però una significativa rete di sostegno ecclesiale composta da più di 11mila religiose, 51 mila catechisti e quasi 73 mila missionari laici, che portano avanti l’opera evangelizzatrice nonostante un contesto di stagnazione vocazionale e trasformazione demografica.La Chiesa in Colombia ha sempre sottolineato lo stretto legame tra vocazione e missione, riconoscendolo come parte essenziale di una Chiesa “in uscita”. Da qui emerge la corresponsabilità delle comunità cristiane nell’accompagnamento delle vocazioni e la dimensione missionaria che si esprime anche nell’invio di sacerdoti diocesani come “Fidei donum”, segno di comunione tra le Chiese particolari nell’opera di annunciare il Vangelo in tutto il mondo.Nel contesto di una riflessione sull’accompagnamento dei sacerdoti in Colombia, l’Arcivescovo di Cali, Luis Fernando Rodríguez Velásquez, ha sottolineato recentemente l’importanza della vita sacerdotale nel Paese, evidenziando la gratitudine per “la dedizione quotidiana dei sacerdoti e dei diaconi che, spesso in contesti di violenza, povertà o isolamento geografico, sostengono la vita sacramentale e comunitaria”. Ha inoltre insistito sulla necessità di considerare il ministero ordinato in coerenza con una Chiesa chiamata a essere sempre più missionaria e vicina alle realtà del Popolo di Dio.
Bogotá – Dal 26 aprile al 3 maggio 2026, la Chiesa in Colombia vivrà la Settimana Nazionale di Preghiera per le Vocazioni, un tempo dedicato alla preghiera, alla riflessione e all’animazione pastorale con l’obiettivo di “rafforzare la cultura vocazionale, promuovere il discernimento e rinnovare l’impegno missionario nelle comunità ecclesiali del Paese”.L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale della Colombia , si inserisce in comunione con la Chiesa universale nell’ambito della LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra la IV Domenica di Pasqua, quest’anno il 26 aprile.La giornata di preghiera fu istituita da Papa Paolo VI nel 1964 come risposta all’invito evangelico a “pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, con l’obiettivo di sostenere nella preghiera le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, intese come dono di Dio affidato a tutta la comunità cristiana.Con il motto “Gesù chiama, forma e invia in comunità”, la proposta della Chiesa colombiana invita a riscoprire la vocazione come “un dono gratuito di Dio, che nasce nel profondo del cuore e si sviluppa in comunità, come cammino di pienezza, servizio e santità”.La guida pastorale elaborata dalla CEC per quest’anno sottolinea che la vocazione si vive sempre nella Chiesa e a partire dalla Chiesa, dove ogni stato di vita - laicale, sacerdotale, consacrato o familiare - partecipa dell’unica missione evangelizzatrice. Si insiste sul fatto che ogni vocazione nasce in una comunità cristiana chiamata a essere spazio di accoglienza, accompagnamento e invio.Il percorso proposto articola diverse dimensioni pastorali: celebrazione liturgica, formazione, preghiera ed esperienza comunitaria. La settimana vocazionale si apre con l’Eucaristia domenicale, “fonte e culmine di ogni vocazione”, e si sviluppa lungo giornate tematiche che affrontano le diverse tappe della vita cristiana: l’ascolto nell’infanzia, il discernimento nella giovinezza, il ruolo della famiglia come spazio vocazionale e l’accompagnamento di coloro che hanno risposto a una chiamata specifica nel sacerdozio o nella vita consacrata.In particolare, viene messa in risalto l’iniziativa “24 ore con il Signore”, che propone l’adorazione eucaristica continua come segno di comunione ecclesiale e di affidamento all’opera dello Spirito Santo.In questo modo la preghiera costituisce il centro della pastorale vocazionale e un spazio di incontro con Cristo per ascoltare e discernere la chiamata di Dio nella vita di ciascuno. La vocazione è dunque presentata come “un progetto di amore e di felicità”, che si concretizza nel servizio agli altri.I dati dell’Annuario Statistico della Chiesa aiutano a inquadrare questo impegno pastorale in un contesto più ampio. A livello mondiale, il numero dei sacerdoti continua a diminuire. In America, questa riduzione costante riguarda sia il clero diocesano che quello religioso, con il conseguente aumento del carico pastorale e del numero di fedeli per ministro ordinato.In Colombia, Paese a tradizione prevalentemente cristiana, con circa 52 milioni di abitanti e una popolazione cattolica stimata in circa 48 milioni di fedeli, questa realtà si riflette in una rete ecclesiale ampia, che richiede molto impegno da parte degli operatori pastorali: con più di 78 circoscrizioni ecclesiastiche e circa 4.600 parrocchie distribuite su un territorio di oltre 1,1 milioni di km², i sacerdoti sono appena 9.700 tra diocesani e religiosi. Ciò significa che c’è soltanto 1 sacerdote ogni 5.000 abitanti, dato che attesta l’impatto di questo squilibrio vocazionale.A questo quadro si aggiunge però una significativa rete di sostegno ecclesiale composta da più di 11mila religiose, 51 mila catechisti e quasi 73 mila missionari laici, che portano avanti l’opera evangelizzatrice nonostante un contesto di stagnazione vocazionale e trasformazione demografica.La Chiesa in Colombia ha sempre sottolineato lo stretto legame tra vocazione e missione, riconoscendolo come parte essenziale di una Chiesa “in uscita”. Da qui emerge la corresponsabilità delle comunità cristiane nell’accompagnamento delle vocazioni e la dimensione missionaria che si esprime anche nell’invio di sacerdoti diocesani come “Fidei donum”, segno di comunione tra le Chiese particolari nell’opera di annunciare il Vangelo in tutto il mondo.Nel contesto di una riflessione sull’accompagnamento dei sacerdoti in Colombia, l’Arcivescovo di Cali, Luis Fernando Rodríguez Velásquez, ha sottolineato recentemente l’importanza della vita sacerdotale nel Paese, evidenziando la gratitudine per “la dedizione quotidiana dei sacerdoti e dei diaconi che, spesso in contesti di violenza, povertà o isolamento geografico, sostengono la vita sacramentale e comunitaria”. Ha inoltre insistito sulla necessità di considerare il ministero ordinato in coerenza con una Chiesa chiamata a essere sempre più missionaria e vicina alle realtà del Popolo di Dio.
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Bogotá – Dal 26 aprile al 3 maggio 2026, la Chiesa in Colombia vivrà la Settimana Nazionale di Preghiera per le Vocazioni, un tempo dedicato alla preghiera, alla riflessione e all’animazione pastorale con l’obiettivo di “rafforzare la cultura vocazionale, promuovere il discernimento e rinnovare l’impegno missionario nelle comunità ecclesiali del Paese”.L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale della Colombia , si inserisce in comunione con la Chiesa universale nell’ambito della LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra la IV Domenica di Pasqua, quest’anno il 26 aprile.La giornata di preghiera fu istituita da Papa Paolo VI nel 1964 come risposta all’invito evangelico a “pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, con l’obiettivo di sostenere nella preghiera le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, intese come dono di Dio affidato a tutta la comunità cristiana.Con il motto “Gesù chiama, forma e invia in comunità”, la proposta della Chiesa colombiana invita a riscoprire la vocazione come “un dono gratuito di Dio, che nasce nel profondo del cuore e si sviluppa in comunità, come cammino di pienezza, servizio e santità”.La guida pastorale elaborata dalla CEC per quest’anno sottolinea che la vocazione si vive sempre nella Chiesa e a partire dalla Chiesa, dove ogni stato di vita - laicale, sacerdotale, consacrato o familiare - partecipa dell’unica missione evangelizzatrice. Si insiste sul fatto che ogni vocazione nasce in una comunità cristiana chiamata a essere spazio di accoglienza, accompagnamento e invio.Il percorso proposto articola diverse dimensioni pastorali: celebrazione liturgica, formazione, preghiera ed esperienza comunitaria. La settimana vocazionale si apre con l’Eucaristia domenicale, “fonte e culmine di ogni vocazione”, e si sviluppa lungo giornate tematiche che affrontano le diverse tappe della vita cristiana: l’ascolto nell’infanzia, il discernimento nella giovinezza, il ruolo della famiglia come spazio vocazionale e l’accompagnamento di coloro che hanno risposto a una chiamata specifica nel sacerdozio o nella vita consacrata.In particolare, viene messa in risalto l’iniziativa “24 ore con il Signore”, che propone l’adorazione eucaristica continua come segno di comunione ecclesiale e di affidamento all’opera dello Spirito Santo.In questo modo la preghiera costituisce il centro della pastorale vocazionale e un spazio di incontro con Cristo per ascoltare e discernere la chiamata di Dio nella vita di ciascuno. La vocazione è dunque presentata come “un progetto di amore e di felicità”, che si concretizza nel servizio agli altri.I dati dell’Annuario Statistico della Chiesa aiutano a inquadrare questo impegno pastorale in un contesto più ampio. A livello mondiale, il numero dei sacerdoti continua a diminuire. In America, questa riduzione costante riguarda sia il clero diocesano che quello religioso, con il conseguente aumento del carico pastorale e del numero di fedeli per ministro ordinato.In Colombia, Paese a tradizione prevalentemente cristiana, con circa 52 milioni di abitanti e una popolazione cattolica stimata in circa 48 milioni di fedeli, questa realtà si riflette in una rete ecclesiale ampia, che richiede molto impegno da parte degli operatori pastorali: con più di 78 circoscrizioni ecclesiastiche e circa 4.600 parrocchie distribuite su un territorio di oltre 1,1 milioni di km², i sacerdoti sono appena 9.700 tra diocesani e religiosi. Ciò significa che c’è soltanto 1 sacerdote ogni 5.000 abitanti, dato che attesta l’impatto di questo squilibrio vocazionale.A questo quadro si aggiunge però una significativa rete di sostegno ecclesiale composta da più di 11mila religiose, 51 mila catechisti e quasi 73 mila missionari laici, che portano avanti l’opera evangelizzatrice nonostante un contesto di stagnazione vocazionale e trasformazione demografica.La Chiesa in Colombia ha sempre sottolineato lo stretto legame tra vocazione e missione, riconoscendolo come parte essenziale di una Chiesa “in uscita”. Da qui emerge la corresponsabilità delle comunità cristiane nell’accompagnamento delle vocazioni e la dimensione missionaria che si esprime anche nell’invio di sacerdoti diocesani come “Fidei donum”, segno di comunione tra le Chiese particolari nell’opera di annunciare il Vangelo in tutto il mondo.Nel contesto di una riflessione sull’accompagnamento dei sacerdoti in Colombia, l’Arcivescovo di Cali, Luis Fernando Rodríguez Velásquez, ha sottolineato recentemente l’importanza della vita sacerdotale nel Paese, evidenziando la gratitudine per “la dedizione quotidiana dei sacerdoti e dei diaconi che, spesso in contesti di violenza, povertà o isolamento geografico, sostengono la vita sacramentale e comunitaria”. Ha inoltre insistito sulla necessità di considerare il ministero ordinato in coerenza con una Chiesa chiamata a essere sempre più missionaria e vicina alle realtà del Popolo di Dio.
Bogotá – Dal 26 aprile al 3 maggio 2026, la Chiesa in Colombia vivrà la Settimana Nazionale di Preghiera per le Vocazioni, un tempo dedicato alla preghiera, alla riflessione e all’animazione pastorale con l’obiettivo di “rafforzare la cultura vocazionale, promuovere il discernimento e rinnovare l’impegno missionario nelle comunità ecclesiali del Paese”.L’iniziativa, promossa dalla Conferenza Episcopale della Colombia , si inserisce in comunione con la Chiesa universale nell’ambito della LXIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra la IV Domenica di Pasqua, quest’anno il 26 aprile.La giornata di preghiera fu istituita da Papa Paolo VI nel 1964 come risposta all’invito evangelico a “pregare il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe”, con l’obiettivo di sostenere nella preghiera le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, intese come dono di Dio affidato a tutta la comunità cristiana.Con il motto “Gesù chiama, forma e invia in comunità”, la proposta della Chiesa colombiana invita a riscoprire la vocazione come “un dono gratuito di Dio, che nasce nel profondo del cuore e si sviluppa in comunità, come cammino di pienezza, servizio e santità”.La guida pastorale elaborata dalla CEC per quest’anno sottolinea che la vocazione si vive sempre nella Chiesa e a partire dalla Chiesa, dove ogni stato di vita - laicale, sacerdotale, consacrato o familiare - partecipa dell’unica missione evangelizzatrice. Si insiste sul fatto che ogni vocazione nasce in una comunità cristiana chiamata a essere spazio di accoglienza, accompagnamento e invio.Il percorso proposto articola diverse dimensioni pastorali: celebrazione liturgica, formazione, preghiera ed esperienza comunitaria. La settimana vocazionale si apre con l’Eucaristia domenicale, “fonte e culmine di ogni vocazione”, e si sviluppa lungo giornate tematiche che affrontano le diverse tappe della vita cristiana: l’ascolto nell’infanzia, il discernimento nella giovinezza, il ruolo della famiglia come spazio vocazionale e l’accompagnamento di coloro che hanno risposto a una chiamata specifica nel sacerdozio o nella vita consacrata.In particolare, viene messa in risalto l’iniziativa “24 ore con il Signore”, che propone l’adorazione eucaristica continua come segno di comunione ecclesiale e di affidamento all’opera dello Spirito Santo.In questo modo la preghiera costituisce il centro della pastorale vocazionale e un spazio di incontro con Cristo per ascoltare e discernere la chiamata di Dio nella vita di ciascuno. La vocazione è dunque presentata come “un progetto di amore e di felicità”, che si concretizza nel servizio agli altri.I dati dell’Annuario Statistico della Chiesa aiutano a inquadrare questo impegno pastorale in un contesto più ampio. A livello mondiale, il numero dei sacerdoti continua a diminuire. In America, questa riduzione costante riguarda sia il clero diocesano che quello religioso, con il conseguente aumento del carico pastorale e del numero di fedeli per ministro ordinato.In Colombia, Paese a tradizione prevalentemente cristiana, con circa 52 milioni di abitanti e una popolazione cattolica stimata in circa 48 milioni di fedeli, questa realtà si riflette in una rete ecclesiale ampia, che richiede molto impegno da parte degli operatori pastorali: con più di 78 circoscrizioni ecclesiastiche e circa 4.600 parrocchie distribuite su un territorio di oltre 1,1 milioni di km², i sacerdoti sono appena 9.700 tra diocesani e religiosi. Ciò significa che c’è soltanto 1 sacerdote ogni 5.000 abitanti, dato che attesta l’impatto di questo squilibrio vocazionale.A questo quadro si aggiunge però una significativa rete di sostegno ecclesiale composta da più di 11mila religiose, 51 mila catechisti e quasi 73 mila missionari laici, che portano avanti l’opera evangelizzatrice nonostante un contesto di stagnazione vocazionale e trasformazione demografica.La Chiesa in Colombia ha sempre sottolineato lo stretto legame tra vocazione e missione, riconoscendolo come parte essenziale di una Chiesa “in uscita”. Da qui emerge la corresponsabilità delle comunità cristiane nell’accompagnamento delle vocazioni e la dimensione missionaria che si esprime anche nell’invio di sacerdoti diocesani come “Fidei donum”, segno di comunione tra le Chiese particolari nell’opera di annunciare il Vangelo in tutto il mondo.Nel contesto di una riflessione sull’accompagnamento dei sacerdoti in Colombia, l’Arcivescovo di Cali, Luis Fernando Rodríguez Velásquez, ha sottolineato recentemente l’importanza della vita sacerdotale nel Paese, evidenziando la gratitudine per “la dedizione quotidiana dei sacerdoti e dei diaconi che, spesso in contesti di violenza, povertà o isolamento geografico, sostengono la vita sacramentale e comunitaria”. Ha inoltre insistito sulla necessità di considerare il ministero ordinato in coerenza con una Chiesa chiamata a essere sempre più missionaria e vicina alle realtà del Popolo di Dio.
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با اینکه عباس عراقچی، وزیر امور خارجۀ جمهوری اسلامی به اسلامآباد رفته و استیو ویتکاف و جارد کوشنر، نمایندگان آمریکا نیز عازم این شهرند، اما تهران همچنان تأکید میکند که قرار نیست گفتگویی میان طرفین انجام گیرد، بخصوص که از نگاه سران نظامی جمهوری اسلامی، ایران در جنگ اخیر به «پیروزی سیاسی و نظامی» دست یافته و هیچ نیازی به امتیاز دادن ندارد.
با اینکه عباس عراقچی، وزیر امور خارجۀ جمهوری اسلامی به اسلامآباد رفته و استیو ویتکاف و جارد کوشنر، نمایندگان آمریکا نیز عازم این شهرند، اما تهران همچنان تأکید میکند که قرار نیست گفتگویی میان طرفین انجام گیرد، بخصوص که از نگاه سران نظامی جمهوری اسلامی، ایران در جنگ اخیر به «پیروزی سیاسی و نظامی» دست یافته و هیچ نیازی به امتیاز دادن ندارد.
14 minutes

Сведокот на осомничениот судски полицаец му исплатил 30.000 денари како награда за посредувањето, се наведува во соопштението од Јавното бвинителство

14 minutes
Сведокот на осомничениот судски полицаец му исплатил 30.000 денари како награда за посредувањето, се наведува во соопштението од Јавното бвинителство
19 minutes
Волии Свердловски Русия Денис Паслер гуфт, субҳи 25-уми апрел бесарнишинҳои украинӣ ба шаҳри Екатеринбург ҳамла карданд, дар натиҷа, як бинои истиқоматии баландошёна осеб дидааст. Паслер гуфт, шаш нафар барои ёрии тиббӣ муроҷиат карданд. Аксари онҳо аз дуди оташ заҳролуд шудаанд.
Волии Свердловски Русия Денис Паслер гуфт, субҳи 25-уми апрел бесарнишинҳои украинӣ ба шаҳри Екатеринбург ҳамла карданд, дар натиҷа, як бинои истиқоматии баландошёна осеб дидааст. Паслер гуфт, шаш нафар барои ёрии тиббӣ муроҷиат карданд. Аксари онҳо аз дуди оташ заҳролуд шудаанд.
22 minutes
Орус армиясынын аткылоосунан Днепрде төрт кабаттуу турак үй жарым-жартылай урап түштү. Днепропетров облусунун администрация башчысы Александр Ганжанын айтымында, аткылоо 10 сааттан ашуун убакытка созулду. Кеминде үч киши каза болуп, 20дан ашууну жараат алды. Арасында балдар дагы бар. Кийинчерээк куткаруучулар урандынын астынан дагы бир кишинин сөөгүн алып чыгышты. Куткаруу иштери уланууда. Чернигов облусунун Нежин шаарында эки киши каза болуп, кеминде жетөө жараат алганын аймактын башчысы...
Орус армиясынын аткылоосунан Днепрде төрт кабаттуу турак үй жарым-жартылай урап түштү. Днепропетров облусунун администрация башчысы Александр Ганжанын айтымында, аткылоо 10 сааттан ашуун убакытка созулду. Кеминде үч киши каза болуп, 20дан ашууну жараат алды. Арасында балдар дагы бар. Кийинчерээк куткаруучулар урандынын астынан дагы бир кишинин сөөгүн алып чыгышты. Куткаруу иштери уланууда. Чернигов облусунун Нежин шаарында эки киши каза болуп, кеминде жетөө жараат алганын аймактын башчысы...
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Владимир Путин 25 апреля подписал три закона, касающихся семей погибших военных и тяжелораненых служащих Росгвардии, а также работников, вернувшихся с войны.
Владимир Путин 25 апреля подписал три закона, касающихся семей погибших военных и тяжелораненых служащих Росгвардии, а также работников, вернувшихся с войны.
24 minutes
Des soupçons de fracture interne planent sur le parti ivoirien Rassemblement des Houphouëtistes pour la démocratie et la paix. La formation du président Alassane Ouattara contrôle les trois-quarts de l’Assemblée nationale depuis les élections législatives de fin 2025. Mais des sanctions disciplinaires prononcées contre des candidats dissidents, ainsi qu’une phrase récente du porte-parole du RHDP, portent à croire que les frictions internes prennent de l'ampleur.
Des soupçons de fracture interne planent sur le parti ivoirien Rassemblement des Houphouëtistes pour la démocratie et la paix. La formation du président Alassane Ouattara contrôle les trois-quarts de l’Assemblée nationale depuis les élections législatives de fin 2025. Mais des sanctions disciplinaires prononcées contre des candidats dissidents, ainsi qu’une phrase récente du porte-parole du RHDP, portent à croire que les frictions internes prennent de l'ampleur.
24 minutes

Some are tired after decades in the legislature. Some have had their fill in one term and are walking away, while a number are hoping for higher office. But when the General Assembly returns next year, at least 25 members will be in new seats or will be gone.

Some are tired after decades in the legislature. Some have had their fill in one term and are walking away, while a number are hoping for higher office. But when the General Assembly returns next year, at least 25 members will be in new seats or will be gone.
26 minutes

تُعدّ قصيدة “المومس العمياء” للشاعر العراقي بدر شاكر السياب واحدة من أبرز النصوص الشعرية في الشعر العربي الحديث، لما تحمله من كثافة رمزية وإنسانية عميقة، فهي ليست مجرد تصوير لامرأة مهمَّشة في المجتمع، بقدر ما هي مرآة لواقع إنساني مأزوم، تتداخل فيه المأساة الفردية مع القسوة الاجتماعية. وينجح السيّاب من خلال هذه القصيدة في تحويل شخصية المومس العمياء إلى … ظهرت المقالة المومس العمياء: حين تتحوّل العتمة إلى مرآة للانكسار الإنساني في شعر بدر شاكر السيّاب أولاً على التنويري.

تُعدّ قصيدة “المومس العمياء” للشاعر العراقي بدر شاكر السياب واحدة من أبرز النصوص الشعرية في الشعر العربي الحديث، لما تحمله من كثافة رمزية وإنسانية عميقة، فهي ليست مجرد تصوير لامرأة مهمَّشة في المجتمع، بقدر ما هي مرآة لواقع إنساني مأزوم، تتداخل فيه المأساة الفردية مع القسوة الاجتماعية. وينجح السيّاب من خلال هذه القصيدة في تحويل شخصية المومس العمياء إلى … ظهرت المقالة المومس العمياء: حين تتحوّل العتمة إلى مرآة للانكسار الإنساني في شعر بدر شاكر السيّاب أولاً على التنويري.
26 minutes

On the evening of Sunday, 29th March 2026, Palm Sunday, gunmen stormed the Gari Ya Waye community in

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26 minutes
Ministri iranian Araqchi mbërriti në kryeqytetin pakistanez të shtunën në mëngjes herët, dhe shkroi në X se vizita e tij është “një turne në kohën e duhur” për t’i bashkërenduar “çështjet dypalëshe” me zyrtarët pakistanezë, para se të vazhdojë drejt Omanit dhe Rusisë.
26 minutes
Ministri iranian Araqchi mbërriti në kryeqytetin pakistanez të shtunën në mëngjes herët, dhe shkroi në X se vizita e tij është “një turne në kohën e duhur” për t’i bashkërenduar “çështjet dypalëshe” me zyrtarët pakistanezë, para se të vazhdojë drejt Omanit dhe Rusisë.
27 minutes
Tổng thống Pháp Emmanuel Macron tối 24/06/2026 đã đến Athens, Hy Lạp, mở đầu chuyến thăm kéo dài hai ngày nhằm tăng cường quan hệ đối tác quốc phòng với đồng minh hải quân quan trọng này vào thời điểm mà tự do hàng hải đang bị cản trở ở Vịnh Ba Tư.
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27 minutes
Donald Trump é louco? A pergunta na manchete de capa da revista francesa L’Express desta semana ecoa a dúvida de muita gente em todo o mundo diante do comportamento imprevisível do presidente dos Estados Unidos. A publicação, que chegou às bancas na quinta-feira (23), traz uma série de reportagens investigativas com o objetivo de confirmar ou desmentir essa suspeita.
Donald Trump é louco? A pergunta na manchete de capa da revista francesa L’Express desta semana ecoa a dúvida de muita gente em todo o mundo diante do comportamento imprevisível do presidente dos Estados Unidos. A publicação, que chegou às bancas na quinta-feira (23), traz uma série de reportagens investigativas com o objetivo de confirmar ou desmentir essa suspeita.
29 minutes

El argentino, señalado por sus compañeros en pleno descanso.

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Pomerium - Un aristócrata con pocos recursos logró abrirse paso gracias a una herencia, encadenó victorias y acuerdos, superó acusaciones y terminó imponiéndose con fuerza hasta concentrar todo el poder en sus manosEl motivo por el que les fue tan difícil a los romanos conquistar la Península Ibérica La línea que separaba el espacio sagrado del resto del territorio no era simbólica ni flexible, porque cualquier paso en falso dentro de ella rompía un límite que los romanos consideraban inviolable. Rómulo, según el relato tradicional, marcó ese borde al fundar Roma al abrir un surco continuo con un arado tirado por animales, dejando una franja de tierra que definía dónde empezaba la ciudad y dónde terminaba. Ese trazado, conocido como pomerium, no solo delimitaba el espacio urbano, sino que imponía reglas estrictas a quienes lo cruzaban, sobre todo a los militares. Dentro de ese perímetro, ningún soldado podía entrar armado ni mantener autoridad militar, ya que la ciudad quedaba reservada para la vida civil y religiosa. Ese gesto inicial estableció una norma que se mantuvo durante siglos y que marcaba una diferencia clara entre la guerra fuera de las murallas y la política dentro de ellas. La rivalidad con otro mando creció tras varias campañas La marcha de Lucio Cornelio Sila Félix sobre Roma rompió esa norma sagrada al introducir un ejército dentro del pomerium y tomar la ciudad por la fuerza. El general avanzó con seis legiones formadas por veteranos y entró tras asegurar varias puertas, en un movimiento que no tenía precedentes en la historia romana. Su decisión no solo alteró el equilibrio político, también convirtió una regla religiosa en un límite que podía ser superado por la fuerza militar cuando las circunstancias lo permitían. La rivalidad entre Sila y Cayo Mario creció durante campañas militares en las que ambos buscaban prestigio. Sila participó como cuestor en la guerra contra Yugurta y logró un acuerdo con el rey Boco que permitió capturar al enemigo, lo que aumentó su fama. Mario, que dirigía la campaña, vio ese éxito como una amenaza. Sila entró en el pomerium con sus legiones Esa tensión continuó en la lucha contra cimbrios y teutones, donde Sila colaboró con Quinto Lutacio Cátulo en la victoria de Vercelas, lo que amplió aún más el enfrentamiento entre ambos. La disputa alcanzó un punto decisivo cuando se discutió quién debía dirigir la guerra contra Mitrídates VI. Sila, elegido cónsul en el 88 a.C., había recibido ese mando, pero Mario consiguió apoyos para arrebatárselo mediante un decreto impulsado por el tribuno Publio Sulpicio Rufo. Esa decisión alteró las reglas habituales, ya que se entregaba el mando a alguien sin cargo en ese momento. Sila respondió recurriendo a sus tropas, que veían en ese cambio una pérdida de recompensas y prestigio. El origen humilde dentro de la élite marcó su carrera El origen social de Sila explica en parte su determinación. Nacido en el 138 a.C. dentro de una familia aristocrática con menos recursos que otras ramas, tuvo que abrirse camino con dificultad. Su carrera comenzó tarde, tras recibir una herencia de Nicópolis, una mujer rica que le permitió acceder a la vida política. Ese punto de partida marcó su trayectoria, siempre ligada a la necesidad de consolidar su posición dentro de la élite romana. Durante la Guerra Social, Sila recuperó su prestigio al derrotar a los samnitas y asegurar el sur de Italia. Ese éxito militar le dio reconocimiento dentro de Roma y le permitió reconstruir su imagen tras años de retiro. Además, reforzó sus alianzas al casarse con Cecilia Metela, vinculándose a una familia influyente que respaldó su ascenso. Sila acabó convirtiéndose en dictador cuando consiguió entrar por segunda vez en Roma En su etapa como propretor en Cilicia, consiguió restituir a Ariobarzanes en el trono y firmó un acuerdo con el embajador parto Orobazo. Ese movimiento reforzó su posición diplomática y le permitió consolidar su imagen como dirigente eficaz. Sin embargo, su regreso a Roma estuvo marcado por una acusación de corrupción presentada por Cayo Marcio Censorino, que dañó su reputación aunque el proceso no prosperó. La segunda ofensiva aseguró el control absoluto del Estado Ese episodio le obligó a retirarse durante varios años, periodo que utilizó para reconstruir su prestigio. Cuando volvió a la vida pública, lo hizo con el respaldo de sus éxitos militares y con una base política más sólida. Esa recuperación fue determinante para alcanzar el consulado y enfrentarse a Mario en condiciones más equilibradas. La decisión final de marchar sobre Roma una vez más, esta vez en 82 a.C., convirtió a Sila en vencedor absoluto. Sus tropas tomaron las puertas principales y avanzaron sin encontrar una resistencia suficiente, mientras los defensores intentaban contenerlos desde los edificios. Tras entrar, Sila anuló leyes recientes y declaró enemigos a sus rivales, iniciando una serie de acciones que cambiaron el funcionamiento político de Roma y dejaron claro que aquella línea trazada por Rómulo había dejado de ser un límite real. Posteriormente, consolidó su poder como dictador y reforzó su control mediante reformas y proscripciones.
Pomerium - Un aristócrata con pocos recursos logró abrirse paso gracias a una herencia, encadenó victorias y acuerdos, superó acusaciones y terminó imponiéndose con fuerza hasta concentrar todo el poder en sus manosEl motivo por el que les fue tan difícil a los romanos conquistar la Península Ibérica La línea que separaba el espacio sagrado del resto del territorio no era simbólica ni flexible, porque cualquier paso en falso dentro de ella rompía un límite que los romanos consideraban inviolable. Rómulo, según el relato tradicional, marcó ese borde al fundar Roma al abrir un surco continuo con un arado tirado por animales, dejando una franja de tierra que definía dónde empezaba la ciudad y dónde terminaba. Ese trazado, conocido como pomerium, no solo delimitaba el espacio urbano, sino que imponía reglas estrictas a quienes lo cruzaban, sobre todo a los militares. Dentro de ese perímetro, ningún soldado podía entrar armado ni mantener autoridad militar, ya que la ciudad quedaba reservada para la vida civil y religiosa. Ese gesto inicial estableció una norma que se mantuvo durante siglos y que marcaba una diferencia clara entre la guerra fuera de las murallas y la política dentro de ellas. La rivalidad con otro mando creció tras varias campañas La marcha de Lucio Cornelio Sila Félix sobre Roma rompió esa norma sagrada al introducir un ejército dentro del pomerium y tomar la ciudad por la fuerza. El general avanzó con seis legiones formadas por veteranos y entró tras asegurar varias puertas, en un movimiento que no tenía precedentes en la historia romana. Su decisión no solo alteró el equilibrio político, también convirtió una regla religiosa en un límite que podía ser superado por la fuerza militar cuando las circunstancias lo permitían. La rivalidad entre Sila y Cayo Mario creció durante campañas militares en las que ambos buscaban prestigio. Sila participó como cuestor en la guerra contra Yugurta y logró un acuerdo con el rey Boco que permitió capturar al enemigo, lo que aumentó su fama. Mario, que dirigía la campaña, vio ese éxito como una amenaza. Sila entró en el pomerium con sus legiones Esa tensión continuó en la lucha contra cimbrios y teutones, donde Sila colaboró con Quinto Lutacio Cátulo en la victoria de Vercelas, lo que amplió aún más el enfrentamiento entre ambos. La disputa alcanzó un punto decisivo cuando se discutió quién debía dirigir la guerra contra Mitrídates VI. Sila, elegido cónsul en el 88 a.C., había recibido ese mando, pero Mario consiguió apoyos para arrebatárselo mediante un decreto impulsado por el tribuno Publio Sulpicio Rufo. Esa decisión alteró las reglas habituales, ya que se entregaba el mando a alguien sin cargo en ese momento. Sila respondió recurriendo a sus tropas, que veían en ese cambio una pérdida de recompensas y prestigio. El origen humilde dentro de la élite marcó su carrera El origen social de Sila explica en parte su determinación. Nacido en el 138 a.C. dentro de una familia aristocrática con menos recursos que otras ramas, tuvo que abrirse camino con dificultad. Su carrera comenzó tarde, tras recibir una herencia de Nicópolis, una mujer rica que le permitió acceder a la vida política. Ese punto de partida marcó su trayectoria, siempre ligada a la necesidad de consolidar su posición dentro de la élite romana. Durante la Guerra Social, Sila recuperó su prestigio al derrotar a los samnitas y asegurar el sur de Italia. Ese éxito militar le dio reconocimiento dentro de Roma y le permitió reconstruir su imagen tras años de retiro. Además, reforzó sus alianzas al casarse con Cecilia Metela, vinculándose a una familia influyente que respaldó su ascenso. Sila acabó convirtiéndose en dictador cuando consiguió entrar por segunda vez en Roma En su etapa como propretor en Cilicia, consiguió restituir a Ariobarzanes en el trono y firmó un acuerdo con el embajador parto Orobazo. Ese movimiento reforzó su posición diplomática y le permitió consolidar su imagen como dirigente eficaz. Sin embargo, su regreso a Roma estuvo marcado por una acusación de corrupción presentada por Cayo Marcio Censorino, que dañó su reputación aunque el proceso no prosperó. La segunda ofensiva aseguró el control absoluto del Estado Ese episodio le obligó a retirarse durante varios años, periodo que utilizó para reconstruir su prestigio. Cuando volvió a la vida pública, lo hizo con el respaldo de sus éxitos militares y con una base política más sólida. Esa recuperación fue determinante para alcanzar el consulado y enfrentarse a Mario en condiciones más equilibradas. La decisión final de marchar sobre Roma una vez más, esta vez en 82 a.C., convirtió a Sila en vencedor absoluto. Sus tropas tomaron las puertas principales y avanzaron sin encontrar una resistencia suficiente, mientras los defensores intentaban contenerlos desde los edificios. Tras entrar, Sila anuló leyes recientes y declaró enemigos a sus rivales, iniciando una serie de acciones que cambiaron el funcionamiento político de Roma y dejaron claro que aquella línea trazada por Rómulo había dejado de ser un límite real. Posteriormente, consolidó su poder como dictador y reforzó su control mediante reformas y proscripciones.
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Obra maestra - La investigación revisa un manuscrito en árabe donde se describen estructuras internas, el papel de un conducto nervioso y cómo solo una parte participa en la percepción mientras otras ayudan La imagen que llega al cerebro depende de una materia blanda y húmeda que, a simple vista, parece incapaz de sostener nada estable. Esa condición define el proceso de visión, en el que una sustancia pequeña, viscosa y frágil permite captar la luz y transformarla en información reconocible. El ojo funciona gracias a cavidades llenas de líquidos y tejidos delicados que reaccionan ante estímulos luminosos, de modo que cada capa cumple una tarea concreta dentro de un sistema muy ajustado. La aparente debilidad de esos elementos no impide que el conjunto actúe con precisión, porque cada parte interviene en una cadena de pasos que termina en el cerebro. Por eso el proceso de ver depende de estructuras que, fuera de ese entorno, no tendrían ninguna utilidad evidente. Un estudio analiza textos antiguos sobre la visión Un estudio publicado en Cogent Arts and Humanities, según recoge el trabajo firmado por Dalal H. Al-Zubi en la University of Sharjah, analiza los escritos de Hunayn Ibn Ishaq y muestra cómo sus tratados explican la anatomía del ojo y el funcionamiento de la visión con un nivel de detalle que influyó en la medicina posterior. El trabajo examina un manuscrito en árabe titulado En el ojo, doscientas siete cuestiones, que amplía otras obras del mismo autor dedicadas a este órgano. En esos textos, el médico describe las capas del ojo y el papel del nervio óptico, además de explicar que solo una de las siete capas participa en la visión mientras las demás cumplen funciones de apoyo. El análisis también recoge que el cerebro dirige los movimientos oculares a través de ese nervio, lo que introduce una relación directa entre estructura y función. Hunayn trabajó décadas traduciendo obras médicas griegas Hunayn Ibn Ishaq, médico formado en Gundishapur y activo en Bagdad y Alejandría, trabajó durante décadas en la traducción de textos griegos al árabe. Dominaba varias lenguas y utilizaba un método en el que primero trasladaba los textos al siríaco y después los adaptaba al árabe con ayuda de su entorno cercano. Ese trabajo permitió conservar escritos de Galeno e Hipócrates y también obras de filosofía y matemáticas. Además, redactó más de cien libros propios, entre ellos una introducción a la medicina galénica que se usó durante siglos en la enseñanza. Sus libros incluyeron esquemas detallados del interior del ojo Las descripciones anatómicas que aparecen en sus tratados se apoyan en dibujos que representan tanto la parte externa del ojo como su estructura interna. En uno de esos esquemas, el globo ocular aparece seccionado e insertado en la abertura de los párpados, con el nervio óptico orientado hacia arriba y el cristalino en el centro. Otros diagramas detallan los músculos que mueven el ojo o la disposición de las capas internas, como la retina, la coroides o la esclera. También se describen los fluidos que llenan el interior, con comparaciones que los identifican por su aspecto, como el humor vítreo o el albuminoide. Ese trabajo se desarrolló en un entorno que favorecía el intercambio de conocimiento. Bagdad se convirtió entre los siglos IX y XII en un centro cultural destacado, impulsado por los califas abasíes, y la Casa de la Sabiduría reunió textos de distintas tradiciones. Allí se tradujeron obras de Grecia, India y Mesopotamia, lo que permitió integrar conocimientos diversos en un mismo espacio académico. Hunayn participó en ese movimiento y contribuyó a fijar una terminología médica en árabe que después se extendió a otros ámbitos. Una obra sobre el ojo se perdió y se reconstruyó en 1928 El libro más importante sobre el ojo que escribió durante unos 30 años, conocido como Diez tratados sobre el ojo, desapareció durante siglos hasta que Max Meyerhof logró reconstruirlo en 1928. El historiador alemán utilizó dos manuscritos árabes incompletos y varias versiones latinas para recomponer el contenido original. Uno de esos textos procedía de una copia realizada en 1156 y el otro de un ejemplar fechado en 1196, ambos derivados de una versión anterior. Esa reconstrucción permitió recuperar también algunos de los diagramas que acompañaban al texto. Los tratados abordaron anatomía, enfermedades y tratamientos La obra se organiza en varios tratados que abordan desde la constitución del ojo hasta las enfermedades y sus tratamientos. Los primeros capítulos describen la anatomía y el papel del cerebro en la visión, mientras que los siguientes se centran en las causas y los síntomas de las afecciones oculares. Los últimos apartados explican los remedios disponibles, con un enfoque que combina observación y conocimiento acumulado. Sus escritos influyeron en la medicina europea durante siglos El trabajo de Hunayn influyó en autores posteriores y sus escritos circularon durante siglos tanto en el mundo islámico como en Europa. Maamoun Saleh Abdulkarim, profesor de la University of Sharjah, explica que “Hunayn ibn Ishaq desempeñó un papel fundamental en la traducción de textos médicos griegos al árabe”. Por su parte, Mesut Idriz señala que “sus escritos y traducciones influyeron tanto en el mundo islámico como en la Europa medieval”. Ese recorrido convirtió sus obras en un punto de apoyo para la enseñanza médica en universidades europeas, donde versiones latinas de sus textos se utilizaron durante generaciones, mientras las descripciones del ojo seguían apoyándose en esa misma estructura de capas y fluidos.
Obra maestra - La investigación revisa un manuscrito en árabe donde se describen estructuras internas, el papel de un conducto nervioso y cómo solo una parte participa en la percepción mientras otras ayudan La imagen que llega al cerebro depende de una materia blanda y húmeda que, a simple vista, parece incapaz de sostener nada estable. Esa condición define el proceso de visión, en el que una sustancia pequeña, viscosa y frágil permite captar la luz y transformarla en información reconocible. El ojo funciona gracias a cavidades llenas de líquidos y tejidos delicados que reaccionan ante estímulos luminosos, de modo que cada capa cumple una tarea concreta dentro de un sistema muy ajustado. La aparente debilidad de esos elementos no impide que el conjunto actúe con precisión, porque cada parte interviene en una cadena de pasos que termina en el cerebro. Por eso el proceso de ver depende de estructuras que, fuera de ese entorno, no tendrían ninguna utilidad evidente. Un estudio analiza textos antiguos sobre la visión Un estudio publicado en Cogent Arts and Humanities, según recoge el trabajo firmado por Dalal H. Al-Zubi en la University of Sharjah, analiza los escritos de Hunayn Ibn Ishaq y muestra cómo sus tratados explican la anatomía del ojo y el funcionamiento de la visión con un nivel de detalle que influyó en la medicina posterior. El trabajo examina un manuscrito en árabe titulado En el ojo, doscientas siete cuestiones, que amplía otras obras del mismo autor dedicadas a este órgano. En esos textos, el médico describe las capas del ojo y el papel del nervio óptico, además de explicar que solo una de las siete capas participa en la visión mientras las demás cumplen funciones de apoyo. El análisis también recoge que el cerebro dirige los movimientos oculares a través de ese nervio, lo que introduce una relación directa entre estructura y función. Hunayn trabajó décadas traduciendo obras médicas griegas Hunayn Ibn Ishaq, médico formado en Gundishapur y activo en Bagdad y Alejandría, trabajó durante décadas en la traducción de textos griegos al árabe. Dominaba varias lenguas y utilizaba un método en el que primero trasladaba los textos al siríaco y después los adaptaba al árabe con ayuda de su entorno cercano. Ese trabajo permitió conservar escritos de Galeno e Hipócrates y también obras de filosofía y matemáticas. Además, redactó más de cien libros propios, entre ellos una introducción a la medicina galénica que se usó durante siglos en la enseñanza. Sus libros incluyeron esquemas detallados del interior del ojo Las descripciones anatómicas que aparecen en sus tratados se apoyan en dibujos que representan tanto la parte externa del ojo como su estructura interna. En uno de esos esquemas, el globo ocular aparece seccionado e insertado en la abertura de los párpados, con el nervio óptico orientado hacia arriba y el cristalino en el centro. Otros diagramas detallan los músculos que mueven el ojo o la disposición de las capas internas, como la retina, la coroides o la esclera. También se describen los fluidos que llenan el interior, con comparaciones que los identifican por su aspecto, como el humor vítreo o el albuminoide. Ese trabajo se desarrolló en un entorno que favorecía el intercambio de conocimiento. Bagdad se convirtió entre los siglos IX y XII en un centro cultural destacado, impulsado por los califas abasíes, y la Casa de la Sabiduría reunió textos de distintas tradiciones. Allí se tradujeron obras de Grecia, India y Mesopotamia, lo que permitió integrar conocimientos diversos en un mismo espacio académico. Hunayn participó en ese movimiento y contribuyó a fijar una terminología médica en árabe que después se extendió a otros ámbitos. Una obra sobre el ojo se perdió y se reconstruyó en 1928 El libro más importante sobre el ojo que escribió durante unos 30 años, conocido como Diez tratados sobre el ojo, desapareció durante siglos hasta que Max Meyerhof logró reconstruirlo en 1928. El historiador alemán utilizó dos manuscritos árabes incompletos y varias versiones latinas para recomponer el contenido original. Uno de esos textos procedía de una copia realizada en 1156 y el otro de un ejemplar fechado en 1196, ambos derivados de una versión anterior. Esa reconstrucción permitió recuperar también algunos de los diagramas que acompañaban al texto. Los tratados abordaron anatomía, enfermedades y tratamientos La obra se organiza en varios tratados que abordan desde la constitución del ojo hasta las enfermedades y sus tratamientos. Los primeros capítulos describen la anatomía y el papel del cerebro en la visión, mientras que los siguientes se centran en las causas y los síntomas de las afecciones oculares. Los últimos apartados explican los remedios disponibles, con un enfoque que combina observación y conocimiento acumulado. Sus escritos influyeron en la medicina europea durante siglos El trabajo de Hunayn influyó en autores posteriores y sus escritos circularon durante siglos tanto en el mundo islámico como en Europa. Maamoun Saleh Abdulkarim, profesor de la University of Sharjah, explica que “Hunayn ibn Ishaq desempeñó un papel fundamental en la traducción de textos médicos griegos al árabe”. Por su parte, Mesut Idriz señala que “sus escritos y traducciones influyeron tanto en el mundo islámico como en la Europa medieval”. Ese recorrido convirtió sus obras en un punto de apoyo para la enseñanza médica en universidades europeas, donde versiones latinas de sus textos se utilizaron durante generaciones, mientras las descripciones del ojo seguían apoyándose en esa misma estructura de capas y fluidos.
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Тергеу соты бұрынғы дін қызметшісі Иаков Воронцовтың қамау мерзімін тағы бір айға созды. Ақпаратты адвокат Ғалым Нұрпейісов "Власть" басылымына растады. Адвокаттың сөзінше, 22 сәуірде тергеу соты адвокатты аяқ астынан процеске қосып, Воронцовтың қамау мерзімін бір айға созу туралы өтінішті қанағаттандырған. Адвокат жеке шағым түсірген, қазір апелляциялық инстанция отырысын күтіп отыр. Осы аптада Воронцовтың досы Геният Исин іс бойынша түрлі сараптама аяқталмағанын хабарлаған еді. Ол...
Тергеу соты бұрынғы дін қызметшісі Иаков Воронцовтың қамау мерзімін тағы бір айға созды. Ақпаратты адвокат Ғалым Нұрпейісов "Власть" басылымына растады. Адвокаттың сөзінше, 22 сәуірде тергеу соты адвокатты аяқ астынан процеске қосып, Воронцовтың қамау мерзімін бір айға созу туралы өтінішті қанағаттандырған. Адвокат жеке шағым түсірген, қазір апелляциялық инстанция отырысын күтіп отыр. Осы аптада Воронцовтың досы Геният Исин іс бойынша түрлі сараптама аяқталмағанын хабарлаған еді. Ол...
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Prokuroria Themelore Publike për Ndjekjen e Krimit të Organizuar dhe Korrupsionit ka lëshuar urdhër për zhvillimin e procedurës hetimore kundër dy personave për të cilët ekziston dyshimi i bazuar se kanë kryer veprën penale “Marrje shpërblimi për ndikim të paligjshëm”, transmeton Portalb.mk. Siç njoftoi prokuroria, të dyshuarit – një polic gjyqësor dhe një distributor nga […]

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Les lunettes connectées pourraient bien être le prochain terminal pour bien des usages numériques. Presque tout semble réuni pour un développement rapide et une adoption à grande échelle.
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