“Realiteti i hidhur është se sot ai që ushqen majmunin dy herë do të marrë dyfishin e pagës së atij që ushqen, ndërrohet, vesh dhe e çon fëmijën tuaj në tualet në çerdhe”, tha këshilltari Dimitar Kuzmanovski nga PLD në diskutimin mbi llogarinë përfundimtare të Kopshtit Zoologjik në Këshillin e Manastirit, raportoi SDK, përcjell Portalb.mk. […]

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“Realiteti i hidhur është se sot ai që ushqen majmunin dy herë do të marrë dyfishin e pagës së atij që ushqen, ndërrohet, vesh dhe e çon fëmijën tuaj në tualet në çerdhe”, tha këshilltari Dimitar Kuzmanovski nga PLD në diskutimin mbi llogarinë përfundimtare të Kopshtit Zoologjik në Këshillin e Manastirit, raportoi SDK, përcjell Portalb.mk. […]

di Marie-Lucile KubackiMadrid - In uno dei discorsi principali del suo viaggio in Spagna, quello rivolto ai parlamentari spagnoli, papa Leone XIV ha citato il padre della letteratura iberica, Miguel de Cervantes. «Dalle pagine universali del Don Chisciotte, dove Cervantes proclamò che "la libertà […] è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini" , fino alla profondità spirituale di Santa Teresa d’Avila, e dalla grande tradizione giuridica spagnola all’inquietudine metafisica di Unamuno, che ricordava che l’uomo "non si rassegna a morire del tutto" , la Spagna ha saputo guardare all’essere umano come a qualcosa di più di un semplice tassello dell’ordine sociale, economico o politico: lo ha riconosciuto come creatura aperta alla verità, dotata di libertà e mossa da una sete di eternità che nessuna realtà temporale riesce a spegnere; in una parola, come qualcuno la cui dignità precede ogni utilità e al cui servizio è soggetta l’azione legislativa », ha dichiarato Papa Leone in quel discorso.Il riferimento letterario è interessante, poiché il personaggio di Don Chisciotte concentra diverse idee sviluppate dal Pontefice nel corso del suo viaggio sulla missione in questo Paese di antica cristianità che è la Spagna. Battaglie immaginarie e concretezza cristianaChi è Don Chisciotte? Un nostalgico di un’epoca e di un mondo che non ha conosciuto e che probabilmente sono esistiti solo nei romanzi cavallereschi che divora con passione. Un personaggio affascinante e talvolta un po’ ridicolo, in lotta contro la realtà: decide così di combattere contro mulini a vento che scambia per giganti. Deluso dalla realtà così com’è, Don Chisciotte sceglie di vedere soltanto ciò che vorrebbe che fosse. Ritroverà la lucidità pochi istanti prima di morire, dopo un episodio di febbre malinconica dovuto all’ennesimo combattimento perduto. In questo senso, Don Chisciotte è una figura infinitamente moderna e provocante per i cristiani dei Paesi secolarizzati, talvolta tentati dalla nostalgia del tempo passato.Nostalgia, memoria, patrimonio, visione : in più occasioni Leone XIV si è espresso sul rapporto con il passato. Durante la Messa del Corpus Domini in Piazza de Cibeles a Madrid, ha offerto una riflessione molto interessante sulle tradizioni delle processioni. «Gesù cammina per le strade», ha dichiarato, e «perciò, la memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro». Così, il ricordo è fecondo solo se permette di «non dimenticare chi è il Signore» e di «non cedere alla tentazione di affidarsi ad altri idoli e di nutrirsi di un pane che non sazia». Ha poi auspicato che «la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. » In altre parole, per non irrigidirsi in un folclore, la pietà popolare deve sempre radicarsi nella sorgente che è il Dio vivente, che si rivela nelle Scritture, si dona nei sacramenti e si lascia servire nel fratello.Il "viaggio" della missioneRivolgendosi ai vescovi, ha paragonato la missione a un viaggio «la cui destinazione è Dio, verso il quale alziamo lo sguardo». Come ogni viaggio, anche questo è segnato dal rischio di concentrarsi su ciò che lasciamo alle spalle o di riempire troppo le valigie di oggetti inutili. La nostra risposta alla domanda su come affrontare la sfida del viaggio che ci siamo posti, ha proseguito Leone XIV, «deve coniugare prudentemente libertà e coraggio, per abbandonare strutture che non ci aiutano, non rispondono o addirittura ci allontanano dal nostro fine, con la forza di conservare come un tesoro ciò che lo facilita ». La gestione del patrimonio religioso, che per la sua bellezza può toccare «anche il non credente», è una «sfida» da affrontare con «coraggio», affinché «produca frutti». Inoltre, lungo questo cammino fatto di relazioni e incontri, ogni viaggiatore missionario deve portare con sé il suo «viatico», «il Pane della Parola e dell’Eucaristia», «ancor più necessario del cibo materiale, perché ci apre la via della salvezza».Il conforto dei santi, germogli in terre devastate Accade tuttavia che gli incontri si facciano rari e che la pianura appaia deserta, metafora di assemblee ecclesiali talvolta poco frequentate. «Non è la prima volta che la Spagna affronta una situazione analoga: in passato, per esempio, quando la Chiesa dovette ricostruire la sua presenza nelle zone di terra devastata, emersero modelli di evangelizzazione che poi furono esportati in America e che possono aiutarci qui nella nostra missione», ha osservato il Papa. «Come allora», ha aggiunto, «siamo chiamati a costruire una nuova realtà, attraverso il dialogo rispettoso e l’uso di nuovi linguaggi, proprio come fece il famoso santo alfaquí di Granada, fra Hernando de Talavera, e più avanti ripeté in America san Turibio de Mogrovejo, del quale stiamo celebrando il terzo centenario di canonizzazione, presentandolo proprio come modello di vescovo “in uscita” in un tempo di missione e riorganizzazione ecclesiale.»In altre parole, per trovare il loro giusto posto nella società, i cristiani devono guardare la realtà del mondo così com’è. Ciò non significa né accettare tutto né buttarsi in una guerra culturale. Nel Vangelo, l’atteggiamento cristiano è evocato attraverso diverse metafore: il granello di senape, il lievito nella pasta, il sale della terra. Davanti alle autorità, ha affidato alla Spagna, Paese che ha una «grande storia alle spalle», la missione di «apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici». «La vostra stessa storia mostra che non è la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro a generare stabilità e prosperità», ha sottolineato. « È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora» ha ribadito. Poco dopo, ha invitato i parlamentari ad alzare lo sguardo verso i dipinti che rappresentano la ricezione del Vangelo e del Decalogo, non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare «che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire.»«Senza confondere l’ordine politico con quello religioso, questi segni invitano a riconoscere che la libertà moderna è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana. In questa scuola interiore, i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può essere trattata come una merce», ha proseguito prima di affermare: «Una legge non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi». Così, «la fede non pretende di imporsi con privilegi o costrizioni», ma non può «nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante per la vita pubblica», ha affermato il Papa.Corpi feriti, cuori schiantatiIncontrando migranti nel porto di Arguineguin, nelle isole Canarie, dopo aver ascoltato testimonianze sconvolgenti, ha dato un esempio concreto del compito dei cristiani di fronte a una delle più grande tragedie dell’epoca. Invitando le nazioni di origine a fare un «esame di coscienza», ha sottolineato che «anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare». «L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari», ha insistito. «Ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia, dal quale riceviamo la forza e la motivazione per vivere la carità: per questo non possiamo poi “passare oltre” davanti a cayucas e pateras, poiché dalla preghiera scaturisce ogni servizio e ad essa ritorna ogni impegno ». Si è anche riferito a l’anello del Pescatore, anello papale, forgiato per ogni nuovo Pontefice, che simboleggia l’autorità del Successore di Pietro: «Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiamò Pietro e gli disse: “D’ora in poi sarai pescatore di uomini” », ha spiegato il Pontefice. «La Chiesa» ha aggiunto «ha letto quel versetto come immagine della sua missione. Ma qui e in luoghi come El Hierro, quel mandato assume una forza letterale e dolorosa». Poi ha posto in maniera netta la questione: «E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste. Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi».Una "follia" che abbraccia la realtà In questo senso, se c’è qualcosa di Don Chisciotte che richiama il cuore cristiano, è il fatto che lui si ostina a credere in una dignità più alta, rifiutando di misurare il valore dell’uomo in termini di efficienza economica e sociale, a rischio di apparire ingenuo, ridicolo o antiquato. Chi segue Cristo è chiamato però a un’altra forma di «follia», diversa da quella del cavaliere della Mancia: non combattere contro i mulini a vento in nome di un passato idealizzato, ma lasciare che il Vangelo purifichi la sua nostalgia per guardare lucidamente la realtà, andarle incontro e abbracciarla con coraggio, mosso da qualcosa che lo porta a compiere gesti che gli appaiono non eroici ma semplicemente normali e umani. «La missione che vi affido è proprio questa: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili» ha chiesto il Papa ai giovani a Madrid durante la veglia di preghiera. È qui che si gioca oggi la missione: non in una fuga dal mondo, ma nel fatto di essere un essere uomini e donne che, come Don Chisciotte, ritrovano e guarigione, come capitò a lui dopo una crisi di malinconia. E se Cervantes ha scelto di far morire il suo eroe proprio in quel punto del racconto, come se non potesse esserci vita al di fuori di un idealismo nostalgico, il cristiano proprio dalla guarigione - e dalla grazia che risana anche risana anche cuori feriti - può iniziare la sua missione, o, come dice Leone XIV, il suo viaggio.

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di Marie-Lucile KubackiMadrid - In uno dei discorsi principali del suo viaggio in Spagna, quello rivolto ai parlamentari spagnoli, papa Leone XIV ha citato il padre della letteratura iberica, Miguel de Cervantes. «Dalle pagine universali del Don Chisciotte, dove Cervantes proclamò che "la libertà […] è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia concesso agli uomini" , fino alla profondità spirituale di Santa Teresa d’Avila, e dalla grande tradizione giuridica spagnola all’inquietudine metafisica di Unamuno, che ricordava che l’uomo "non si rassegna a morire del tutto" , la Spagna ha saputo guardare all’essere umano come a qualcosa di più di un semplice tassello dell’ordine sociale, economico o politico: lo ha riconosciuto come creatura aperta alla verità, dotata di libertà e mossa da una sete di eternità che nessuna realtà temporale riesce a spegnere; in una parola, come qualcuno la cui dignità precede ogni utilità e al cui servizio è soggetta l’azione legislativa », ha dichiarato Papa Leone in quel discorso.Il riferimento letterario è interessante, poiché il personaggio di Don Chisciotte concentra diverse idee sviluppate dal Pontefice nel corso del suo viaggio sulla missione in questo Paese di antica cristianità che è la Spagna. Battaglie immaginarie e concretezza cristianaChi è Don Chisciotte? Un nostalgico di un’epoca e di un mondo che non ha conosciuto e che probabilmente sono esistiti solo nei romanzi cavallereschi che divora con passione. Un personaggio affascinante e talvolta un po’ ridicolo, in lotta contro la realtà: decide così di combattere contro mulini a vento che scambia per giganti. Deluso dalla realtà così com’è, Don Chisciotte sceglie di vedere soltanto ciò che vorrebbe che fosse. Ritroverà la lucidità pochi istanti prima di morire, dopo un episodio di febbre malinconica dovuto all’ennesimo combattimento perduto. In questo senso, Don Chisciotte è una figura infinitamente moderna e provocante per i cristiani dei Paesi secolarizzati, talvolta tentati dalla nostalgia del tempo passato.Nostalgia, memoria, patrimonio, visione : in più occasioni Leone XIV si è espresso sul rapporto con il passato. Durante la Messa del Corpus Domini in Piazza de Cibeles a Madrid, ha offerto una riflessione molto interessante sulle tradizioni delle processioni. «Gesù cammina per le strade», ha dichiarato, e «perciò, la memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro». Così, il ricordo è fecondo solo se permette di «non dimenticare chi è il Signore» e di «non cedere alla tentazione di affidarsi ad altri idoli e di nutrirsi di un pane che non sazia». Ha poi auspicato che «la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi. » In altre parole, per non irrigidirsi in un folclore, la pietà popolare deve sempre radicarsi nella sorgente che è il Dio vivente, che si rivela nelle Scritture, si dona nei sacramenti e si lascia servire nel fratello.Il "viaggio" della missioneRivolgendosi ai vescovi, ha paragonato la missione a un viaggio «la cui destinazione è Dio, verso il quale alziamo lo sguardo». Come ogni viaggio, anche questo è segnato dal rischio di concentrarsi su ciò che lasciamo alle spalle o di riempire troppo le valigie di oggetti inutili. La nostra risposta alla domanda su come affrontare la sfida del viaggio che ci siamo posti, ha proseguito Leone XIV, «deve coniugare prudentemente libertà e coraggio, per abbandonare strutture che non ci aiutano, non rispondono o addirittura ci allontanano dal nostro fine, con la forza di conservare come un tesoro ciò che lo facilita ». La gestione del patrimonio religioso, che per la sua bellezza può toccare «anche il non credente», è una «sfida» da affrontare con «coraggio», affinché «produca frutti». Inoltre, lungo questo cammino fatto di relazioni e incontri, ogni viaggiatore missionario deve portare con sé il suo «viatico», «il Pane della Parola e dell’Eucaristia», «ancor più necessario del cibo materiale, perché ci apre la via della salvezza».Il conforto dei santi, germogli in terre devastate Accade tuttavia che gli incontri si facciano rari e che la pianura appaia deserta, metafora di assemblee ecclesiali talvolta poco frequentate. «Non è la prima volta che la Spagna affronta una situazione analoga: in passato, per esempio, quando la Chiesa dovette ricostruire la sua presenza nelle zone di terra devastata, emersero modelli di evangelizzazione che poi furono esportati in America e che possono aiutarci qui nella nostra missione», ha osservato il Papa. «Come allora», ha aggiunto, «siamo chiamati a costruire una nuova realtà, attraverso il dialogo rispettoso e l’uso di nuovi linguaggi, proprio come fece il famoso santo alfaquí di Granada, fra Hernando de Talavera, e più avanti ripeté in America san Turibio de Mogrovejo, del quale stiamo celebrando il terzo centenario di canonizzazione, presentandolo proprio come modello di vescovo “in uscita” in un tempo di missione e riorganizzazione ecclesiale.»In altre parole, per trovare il loro giusto posto nella società, i cristiani devono guardare la realtà del mondo così com’è. Ciò non significa né accettare tutto né buttarsi in una guerra culturale. Nel Vangelo, l’atteggiamento cristiano è evocato attraverso diverse metafore: il granello di senape, il lievito nella pasta, il sale della terra. Davanti alle autorità, ha affidato alla Spagna, Paese che ha una «grande storia alle spalle», la missione di «apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici». «La vostra stessa storia mostra che non è la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro a generare stabilità e prosperità», ha sottolineato. « È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora» ha ribadito. Poco dopo, ha invitato i parlamentari ad alzare lo sguardo verso i dipinti che rappresentano la ricezione del Vangelo e del Decalogo, non per allontanarsi dalla realtà, ma per ricordare «che ogni decisione delle autorità pubbliche riguarda persone in carne e ossa, specialmente coloro che hanno meno forza per farsi sentire.»«Senza confondere l’ordine politico con quello religioso, questi segni invitano a riconoscere che la libertà moderna è stata preparata anche da una lunga educazione della coscienza, profondamente segnata dalla tradizione cristiana. In questa scuola interiore, i popoli hanno imparato che il diritto deve servire al bene, che la giustizia pone limiti alla forza, che il potere ha bisogno di legittimità, che i poveri appartengono pienamente alla comunità, che lo straniero deve essere accolto secondo la sua dignità e che mai la vita umana può essere trattata come una merce», ha proseguito prima di affermare: «Una legge non raggiunge la sua vera grandezza per il semplice fatto di essere stata formalmente approvata; la raggiunge quando, oltre ad essere valida nella forma, può presentarsi davanti alla dignità della persona e superare tale esame senza vergognarsi». Così, «la fede non pretende di imporsi con privilegi o costrizioni», ma non può «nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante per la vita pubblica», ha affermato il Papa.Corpi feriti, cuori schiantatiIncontrando migranti nel porto di Arguineguin, nelle isole Canarie, dopo aver ascoltato testimonianze sconvolgenti, ha dato un esempio concreto del compito dei cristiani di fronte a una delle più grande tragedie dell’epoca. Invitando le nazioni di origine a fare un «esame di coscienza», ha sottolineato che «anche la Chiesa deve lasciarsi interpellare». «L’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari», ha insistito. «Ci inginocchiamo davanti all’altare per adorare Cristo presente nell’Eucaristia, dal quale riceviamo la forza e la motivazione per vivere la carità: per questo non possiamo poi “passare oltre” davanti a cayucas e pateras, poiché dalla preghiera scaturisce ogni servizio e ad essa ritorna ogni impegno ». Si è anche riferito a l’anello del Pescatore, anello papale, forgiato per ogni nuovo Pontefice, che simboleggia l’autorità del Successore di Pietro: «Il suo stesso nome ci conduce al lago di Galilea, dove Cristo chiamò Pietro e gli disse: “D’ora in poi sarai pescatore di uomini” », ha spiegato il Pontefice. «La Chiesa» ha aggiunto «ha letto quel versetto come immagine della sua missione. Ma qui e in luoghi come El Hierro, quel mandato assume una forza letterale e dolorosa». Poi ha posto in maniera netta la questione: «E che la storia non debba accusarci di aver trasformato il dolore di chi soffre in un paesaggio abituale delle nostre coste. Perché oggi, qui, in riva al mare, ogni vita che arriva ci chiede che cosa resta della nostra umanità. Prima o poi, si saprà se questa umanità abbiamo saputo custodirla o se abbiamo lasciato che l’indifferenza parlasse per noi».Una "follia" che abbraccia la realtà In questo senso, se c’è qualcosa di Don Chisciotte che richiama il cuore cristiano, è il fatto che lui si ostina a credere in una dignità più alta, rifiutando di misurare il valore dell’uomo in termini di efficienza economica e sociale, a rischio di apparire ingenuo, ridicolo o antiquato. Chi segue Cristo è chiamato però a un’altra forma di «follia», diversa da quella del cavaliere della Mancia: non combattere contro i mulini a vento in nome di un passato idealizzato, ma lasciare che il Vangelo purifichi la sua nostalgia per guardare lucidamente la realtà, andarle incontro e abbracciarla con coraggio, mosso da qualcosa che lo porta a compiere gesti che gli appaiono non eroici ma semplicemente normali e umani. «La missione che vi affido è proprio questa: essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. Non apparenze, ma volti affidabili» ha chiesto il Papa ai giovani a Madrid durante la veglia di preghiera. È qui che si gioca oggi la missione: non in una fuga dal mondo, ma nel fatto di essere un essere uomini e donne che, come Don Chisciotte, ritrovano e guarigione, come capitò a lui dopo una crisi di malinconia. E se Cervantes ha scelto di far morire il suo eroe proprio in quel punto del racconto, come se non potesse esserci vita al di fuori di un idealismo nostalgico, il cristiano proprio dalla guarigione - e dalla grazia che risana anche risana anche cuori feriti - può iniziare la sua missione, o, come dice Leone XIV, il suo viaggio.

El presidente del Gobierno despidió a León XIV agradeciéndole la visita y su “mensaje de paz, diálogo y solidaridad con quienes más lo necesitan”.

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El presidente del Gobierno despidió a León XIV agradeciéndole la visita y su “mensaje de paz, diálogo y solidaridad con quienes más lo necesitan”.

Palestinarekin Elkartasuna plataformak deituta egin dute protesta ekintza goizean, Israelekin «harreman oro etetea» eskatzeko. Errepide batean eta zubi batean kateatu dira hainbat manifestari. Eguerdian manifestazio batera deitu dute Beasainen.

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Palestinarekin Elkartasuna plataformak deituta egin dute protesta ekintza goizean, Israelekin «harreman oro etetea» eskatzeko. Errepide batean eta zubi batean kateatu dira hainbat manifestari. Eguerdian manifestazio batera deitu dute Beasainen.

В Минобороны РФ ситуацию не комментировали

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Усім надається медична допомога, уточнив місцевий чиновник

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Historia - La madre del monarca observó con inquietud aquella cercanía al círculo gobernante porque temía daños para la dinastía y sospechaba de numerosas influencias Las migas quedaron intactas sobre la mesa mientras las miradas se clavaban en Rasputin con una impaciencia cada vez más difícil de ocultar. Los pastelillos cargados de veneno desaparecieron uno tras otro, pero la espera se volvió más tensa porque el invitado siguió hablando y bebiendo como si nada hubiera cambiado. Cuando el vino preparado para rematar el plan tampoco provocó el desenlace esperado, varios hombres intercambiaron gestos nerviosos y la decisión tomó un rumbo mucho más violento. Rasputin intentó mantenerse en pie mientras el primer disparo rompía la incertidumbre, aunque la resistencia que mostró alimentó todavía más el desconcierto de quienes habían organizado la emboscada. Los tiros se repitieron entre carreras, órdenes apresuradas y movimientos torpes alrededor del cuerpo. Al final, los conspiradores cargaron con él hasta el río Neva y lo arrojaron al agua, convencidos de que aquella noche terminaba por fin una amenaza que llevaba años persiguiendo a la corte rusa. María Fiódorovna se convirtió en su rival más firme La influencia de Grigori Rasputin dentro de la corte rusa se convirtió en una de las mayores fuentes de conflicto de los últimos años del Imperio. Según explica el historiador y autor Anthony Beevor en declaraciones recogidas por HistoryExtra, el peregrino siberiano logró una posición extraordinaria junto a Nicolás II y la emperatriz Alejandra en un momento marcado por la inseguridad política, los problemas familiares y la pérdida de confianza en las instituciones tradicionales. El religioso siberiano se acercó al matrimonio imperial durante una etapa marcada por dudas políticas Entre quienes vieron el peligro con mayor claridad estuvo María Fiódorovna, madre del zar. La emperatriz viuda consideraba que Rasputin era un impostor y observaba con preocupación cómo su cercanía a Alejandra afectaba a la imagen de la dinastía. También le inquietaban los rumores sobre su comportamiento privado y la posibilidad de que personas influyentes temieran perder sus cargos si ignoraban las recomendaciones que llegaban desde su entorno. Esa oposición terminó convirtiéndola en la principal adversaria de Rasputin dentro de la propia familia Romanov. Su rechazo tenía además una dimensión personal ligada a una historia que circuló durante años en el entorno imperial. Beevor relató que, cuando María estaba embarazada del futuro Nicolás II, habría tenido un sueño inquietante. En él aparecía un bebé que escapaba de sus brazos y ascendía por una montaña hasta encontrarse con un campesino vestido de rojo que lo mataba con un hacha. La interpretación recibida entonces llevó a la emperatriz a creer que un campesino acabaría destruyendo a su hijo. La madre del monarca observó con inquietud aquella cercanía Esa narración adquirió un nuevo significado décadas después, cuando Rasputin apareció en la vida de los Romanov. Sin embargo, la propia fuente del relato obliga a la prudencia. Beevor recordó que la historia procede en parte de un supuesto diario atribuido a Rasputin cuyo contenido presenta problemas de autenticidad. Algunos elementos encuentran apoyo en otras referencias, pero muchos historiadores consideran posible que el episodio fuera modificado con el paso del tiempo para darle apariencia de profecía cumplida. La debilidad del régimen facilitó su llegada al palacio Mucho antes de convertirse en figura habitual de la corte, Rasputin había seguido un camino muy distinto. Nacido en Siberia en 1869, afirmó haber vivido una experiencia religiosa que cambió su vida y lo llevó a actuar como strannik, un peregrino errante que recorría monasterios y caminos. Según explicó Beevor, este tipo de personajes eran frecuentes en la Rusia de la época, donde las prácticas religiosas populares ocupaban un lugar destacado entre amplios sectores de la población. Su ascenso se produjo en medio de una situación delicada para la monarquía. La derrota frente a Japón y la revolución de 1905 habían debilitado la autoridad del régimen. En ese contexto, Nicolás II y Alejandra buscaban figuras alejadas de las luchas internas de la aristocracia. Rasputin llegó a San Petersburgo con fama de hombre piadoso y consejero espiritual, y su presentación ante la familia imperial abrió una relación que crecería con rapidez. Alexéi afianzó su confianza en aquel consejero religioso La enfermedad del heredero desempeñó un papel decisivo. Alexéi sufría hemofilia y cualquier hemorragia podía convertirse en una amenaza mortal. Rasputin parecía capaz de aliviar la angustia familiar durante las crisis más graves y una recuperación especialmente llamativa en 1912 reforzó la convicción de Alejandra de que aquel hombre tenía una ayuda providencial. Desde entonces su posición quedó afianzada, aunque nunca ejerciera un poder formal dentro del Estado. El asesinato de 1916 eliminó al personaje que concentraba buena parte de las críticas, pero no resolvió los problemas que arrastraba el régimen. La guerra, el deterioro económico y el descontento político continuaron avanzando. Por lo tanto, Rasputin terminó convertido en el rostro de una crisis mucho más amplia. Dos años después, Nicolás II y su familia fueron ejecutados por los revolucionarios bolcheviques, mientras el recuerdo del campesino siberiano seguía teniendo un lugar destacado en las leyendas sobre el final de los Romanov.

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Historia - La madre del monarca observó con inquietud aquella cercanía al círculo gobernante porque temía daños para la dinastía y sospechaba de numerosas influencias Las migas quedaron intactas sobre la mesa mientras las miradas se clavaban en Rasputin con una impaciencia cada vez más difícil de ocultar. Los pastelillos cargados de veneno desaparecieron uno tras otro, pero la espera se volvió más tensa porque el invitado siguió hablando y bebiendo como si nada hubiera cambiado. Cuando el vino preparado para rematar el plan tampoco provocó el desenlace esperado, varios hombres intercambiaron gestos nerviosos y la decisión tomó un rumbo mucho más violento. Rasputin intentó mantenerse en pie mientras el primer disparo rompía la incertidumbre, aunque la resistencia que mostró alimentó todavía más el desconcierto de quienes habían organizado la emboscada. Los tiros se repitieron entre carreras, órdenes apresuradas y movimientos torpes alrededor del cuerpo. Al final, los conspiradores cargaron con él hasta el río Neva y lo arrojaron al agua, convencidos de que aquella noche terminaba por fin una amenaza que llevaba años persiguiendo a la corte rusa. María Fiódorovna se convirtió en su rival más firme La influencia de Grigori Rasputin dentro de la corte rusa se convirtió en una de las mayores fuentes de conflicto de los últimos años del Imperio. Según explica el historiador y autor Anthony Beevor en declaraciones recogidas por HistoryExtra, el peregrino siberiano logró una posición extraordinaria junto a Nicolás II y la emperatriz Alejandra en un momento marcado por la inseguridad política, los problemas familiares y la pérdida de confianza en las instituciones tradicionales. El religioso siberiano se acercó al matrimonio imperial durante una etapa marcada por dudas políticas Entre quienes vieron el peligro con mayor claridad estuvo María Fiódorovna, madre del zar. La emperatriz viuda consideraba que Rasputin era un impostor y observaba con preocupación cómo su cercanía a Alejandra afectaba a la imagen de la dinastía. También le inquietaban los rumores sobre su comportamiento privado y la posibilidad de que personas influyentes temieran perder sus cargos si ignoraban las recomendaciones que llegaban desde su entorno. Esa oposición terminó convirtiéndola en la principal adversaria de Rasputin dentro de la propia familia Romanov. Su rechazo tenía además una dimensión personal ligada a una historia que circuló durante años en el entorno imperial. Beevor relató que, cuando María estaba embarazada del futuro Nicolás II, habría tenido un sueño inquietante. En él aparecía un bebé que escapaba de sus brazos y ascendía por una montaña hasta encontrarse con un campesino vestido de rojo que lo mataba con un hacha. La interpretación recibida entonces llevó a la emperatriz a creer que un campesino acabaría destruyendo a su hijo. La madre del monarca observó con inquietud aquella cercanía Esa narración adquirió un nuevo significado décadas después, cuando Rasputin apareció en la vida de los Romanov. Sin embargo, la propia fuente del relato obliga a la prudencia. Beevor recordó que la historia procede en parte de un supuesto diario atribuido a Rasputin cuyo contenido presenta problemas de autenticidad. Algunos elementos encuentran apoyo en otras referencias, pero muchos historiadores consideran posible que el episodio fuera modificado con el paso del tiempo para darle apariencia de profecía cumplida. La debilidad del régimen facilitó su llegada al palacio Mucho antes de convertirse en figura habitual de la corte, Rasputin había seguido un camino muy distinto. Nacido en Siberia en 1869, afirmó haber vivido una experiencia religiosa que cambió su vida y lo llevó a actuar como strannik, un peregrino errante que recorría monasterios y caminos. Según explicó Beevor, este tipo de personajes eran frecuentes en la Rusia de la época, donde las prácticas religiosas populares ocupaban un lugar destacado entre amplios sectores de la población. Su ascenso se produjo en medio de una situación delicada para la monarquía. La derrota frente a Japón y la revolución de 1905 habían debilitado la autoridad del régimen. En ese contexto, Nicolás II y Alejandra buscaban figuras alejadas de las luchas internas de la aristocracia. Rasputin llegó a San Petersburgo con fama de hombre piadoso y consejero espiritual, y su presentación ante la familia imperial abrió una relación que crecería con rapidez. Alexéi afianzó su confianza en aquel consejero religioso La enfermedad del heredero desempeñó un papel decisivo. Alexéi sufría hemofilia y cualquier hemorragia podía convertirse en una amenaza mortal. Rasputin parecía capaz de aliviar la angustia familiar durante las crisis más graves y una recuperación especialmente llamativa en 1912 reforzó la convicción de Alejandra de que aquel hombre tenía una ayuda providencial. Desde entonces su posición quedó afianzada, aunque nunca ejerciera un poder formal dentro del Estado. El asesinato de 1916 eliminó al personaje que concentraba buena parte de las críticas, pero no resolvió los problemas que arrastraba el régimen. La guerra, el deterioro económico y el descontento político continuaron avanzando. Por lo tanto, Rasputin terminó convertido en el rostro de una crisis mucho más amplia. Dos años después, Nicolás II y su familia fueron ejecutados por los revolucionarios bolcheviques, mientras el recuerdo del campesino siberiano seguía teniendo un lugar destacado en las leyendas sobre el final de los Romanov.

Nadav Lapid is a filmmaker whose work has become increasingly ferocious in its indictment of Israeli society, nationalism and moral self-deception. His latest film, Yes, is not a plea for Israeli innocence, but rather a savage, obscene, self-implicating reckoning with a country in which language, music, sex and grief have all been drafted into the... The post Cultural boycotts of Israel just reached peak absurdity appeared first on The Forward.

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Nadav Lapid is a filmmaker whose work has become increasingly ferocious in its indictment of Israeli society, nationalism and moral self-deception. His latest film, Yes, is not a plea for Israeli innocence, but rather a savage, obscene, self-implicating reckoning with a country in which language, music, sex and grief have all been drafted into the... The post Cultural boycotts of Israel just reached peak absurdity appeared first on The Forward.

27 minutes

North Dakota Monitor
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A steep decline in Canadian travel took its toll on North Dakota tourism, a new report shows.  According to the research by the private company Tourism Economics, North Dakota had 25.6 million visitors in 2025, a 2.6% decrease from the previous year.  International visits declined sharply, driven largely by reduced Canadian travel with a 24% […]

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North Dakota Monitor
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A steep decline in Canadian travel took its toll on North Dakota tourism, a new report shows.  According to the research by the private company Tourism Economics, North Dakota had 25.6 million visitors in 2025, a 2.6% decrease from the previous year.  International visits declined sharply, driven largely by reduced Canadian travel with a 24% […]

28 minutes

Mississippi Today
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The Obama Presidential Center is opening in Chicago on Thursday and includes a series of spaces honoring civil rights and democracy leaders who inspired the Obamas, including Mississippi’s Fannie Lou Hamer.

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Mississippi Today
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The Obama Presidential Center is opening in Chicago on Thursday and includes a series of spaces honoring civil rights and democracy leaders who inspired the Obamas, including Mississippi’s Fannie Lou Hamer.

28 minutes

Радыё Свабода/Радыё Свабодная Эўропа
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Упершыню ад пачатку поўнамаштабнага ўварваньня ва Ўкраіну Расея прызнала падзеньне здабычы нафты. Уладзімір Пуцін нават заявіў, што краіне патрэбная лепшая супрацьпаветраная абарона.

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Радыё Свабода/Радыё Свабодная Эўропа
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Упершыню ад пачатку поўнамаштабнага ўварваньня ва Ўкраіну Расея прызнала падзеньне здабычы нафты. Уладзімір Пуцін нават заявіў, што краіне патрэбная лепшая супрацьпаветраная абарона.

თბილისის მერი და „ქართული ოცნების“ გენერალური მდივანი კახა კალაძე აცხადებს, რომ „ტვ პირველის“ მიერ გავრცელებული კადრები, რომელიც პოლიციელთა მხრიდან ძალადობას ასახავს, „კრიტიკას ვერ უძლებს“, თუმცა „მაშინვე მოჰყვა რეაგირება“.

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რადიო თავისუფლება
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თბილისის მერი და „ქართული ოცნების“ გენერალური მდივანი კახა კალაძე აცხადებს, რომ „ტვ პირველის“ მიერ გავრცელებული კადრები, რომელიც პოლიციელთა მხრიდან ძალადობას ასახავს, „კრიტიკას ვერ უძლებს“, თუმცა „მაშინვე მოჰყვა რეაგირება“.

Lyon - Le visage de Pauline Jaricot a fait son retour à Lorette. À l’occasion du bicentenaire du Rosaire vivant, commémoré ce week‑end à Lyon par les Œuvres pontificales missionnaires et le diocèse, la famille de la bienheureuse a remis à la Maison de Lorette son masque mortuaire en plâtre blanc, dans lequel demeure encore collé un cil de Pauline, béatifié le 22 mai 2022. Le geste s’est déroulé lors d’un moment de prière simple et recueilli, chapelle Sainte‑Philomène, dans la maison où elle vécut à partir de 1832 jusqu’à sa mort, dans l’indigence, en 1862. Un véritable havre de paix à flanc de colline entre la basilique de Fourvière et la cathédrale Saint‑Jean‑Baptiste.C’est Marie‑Dominique Escarron, descendante de la famille Jaricot, qui a remis le précieux masque de la part de son « cousin Jean-Paul », chez qui se trouvait la relique, lors d’un temps de prière privé. Née en 1944, celle-ci regarde avec émotion la rampe d’escalier menant à la chambre de Pauline : « Quand je pense qu’elle touchait cette rampe pour monter… » murmure-t-elle. « Pauline, pour moi, c’est “tante Pauline”. C’était mon arrière‑grand‑tante, je suis la cinquième génération », confie‑t‑elle à Fides, un instant plus tard, dans le jardin de la maison. Dans la famille, la mémoire de la bienheureuse n’a jamais été interrompue : « Nous avons toujours prié Pauline. Ma mère nous faisait prier le soir, et elle nous parlait d’elle. Nous priions pour toutes sortes d’intentions. J’ai toujours connu Pauline ainsi », raconte-t-elle. Ancienne guide, puis infirmière, engagée de longue date auprès des plus fragiles, Marie‑Dominique voit dans sa parente un repère pour sa propre vie. « Vous savez, commence-t-elle pudiquement, je pense que Pauline n’a pas besoin de mon témoignage pour être connue ! » Elle poursuit : «Je me suis dit que Pauline avait fait des choses, alors je me suis investie pour les personnes handicapées dans la commune de Palaiseau, en région parisienne, où j’ai vécu une grande partie de ma vie. Ce n’est pas toujours simple, mais je trouve que c’est un bel exemple, et nous avons quand même réalisé beaucoup de choses », explique celle qui affirme aimer « s’engager ». Même son fils et sa belle‑fille se sont placés sous ce patronage discret en baptisant leur exploitation « La ferme d’Apolline », « en pensant à tante Pauline », confie‑t‑elle encore.Passionnée de généalogie, Marie‑Dominique approfondit la figure de la fondatrice du Rosaire vivant lorsqu’une cousine, Nicole, la contacte : « Quand Nicole m’a contactée à l’époque de la fondation de l’association des Amis de Pauline Jaricot, j’ai cherché sur Internet les anciens livres, en me disant qu’après la béatification, ils seraient plus difficiles à trouver, explique-t-elle. J’ai trouvé beaucoup d’ouvrages, notamment une édition des Contemporains de 1893. » Elle aime rappeler que si Pauline a tant donné, c’est aussi parce qu’elle a grandi au milieu d’une grande générosité familiale : « C’était une famille très généreuse. Sa mère aussi était très charitable, et je pense qu’ils mériteraient autant que les parents de sainte Thérèse de Lisieux d’être canonisés. »En particulier, Marie-Dominique approfondit la rencontre entre Pauline et le curé d’Ars. Fille d’Antoine Jaricot, négociant en soieries devenu propriétaire c’est à Tassin, que Pauline croise Jean-Marie Vianney, invité fréquent de la maison familiale. « Son père, Antoine, s’était enrichi après la Révolution avec la soierie et d’autres affaires. Avec cet argent, il avait acheté des propriétés, notamment à Tassin, où se trouvait Jean‑Marie Vianney, qui n’était pas encore le curé d’Ars, mais un jeune vicaire », rappelle Marie‑Dominique. Très vite, une profonde amitié spirituelle se tisse : le jeune prêtre, frappé par la liberté intérieure de la jeune laïque, dira de la bourse de Pauline qu’elle était « un passage » par lequel l’argent arrivait aux pauvresCette générosité, Marie‑Dominique la lit comme une force féminine prophétique dans un contexte peu favorable. « Il y a autre chose dans la vie de Pauline qui me touche : elle a été très mal vue par certains messieurs de Fourvière. Elle a été mal jugée. Moi aussi, comme bon nombre de femmes, j’ai vécu ce regard, et je pense que Pauline peut constituer un modèle et une aide », souligne‑t‑elle. « C’était une jeune femme forte, dans une époque où les femmes n’étaient pas reconnues. L’époque de Pauline était dure, et elle a souffert du manque de reconnaissance, mais elle a gardé sa mission et sa volonté d’aider, guidée par sa foi. »Dans la lumière claire de la chambre de Pauline, le masque mortuaire est déposé dans une étagère où se trouve aussi la croix que lui avait offerte le curé d’Ars.... Sans grand discours Marie‑Dominique témoigne que le don le plus précieux que lui a transmis Pauline est celui d’une foi simple : « Pour moi, la foi est précieuse, surtout dans les moments difficiles. On ne se sent pas seul. On est toujours un peu seul avec soi‑même, marié ou pas, mais on n’est pas abandonné. La foi peut venir aussi dans les épreuves. » Elle conclut : « Dans ma paroisse du Perche, nous ne sommes pas assez nombreux pour faire le Rosaire vivant, mais je dis deux dizaines de chapelet quand je ferme l’église. » La fécondité d’une Œuvre passe aussi et peut-être avant tout par ces petits gestes, signes d’une fidélité silencieuse et profonde.

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Agenzia Fides
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Lyon - Le visage de Pauline Jaricot a fait son retour à Lorette. À l’occasion du bicentenaire du Rosaire vivant, commémoré ce week‑end à Lyon par les Œuvres pontificales missionnaires et le diocèse, la famille de la bienheureuse a remis à la Maison de Lorette son masque mortuaire en plâtre blanc, dans lequel demeure encore collé un cil de Pauline, béatifié le 22 mai 2022. Le geste s’est déroulé lors d’un moment de prière simple et recueilli, chapelle Sainte‑Philomène, dans la maison où elle vécut à partir de 1832 jusqu’à sa mort, dans l’indigence, en 1862. Un véritable havre de paix à flanc de colline entre la basilique de Fourvière et la cathédrale Saint‑Jean‑Baptiste.C’est Marie‑Dominique Escarron, descendante de la famille Jaricot, qui a remis le précieux masque de la part de son « cousin Jean-Paul », chez qui se trouvait la relique, lors d’un temps de prière privé. Née en 1944, celle-ci regarde avec émotion la rampe d’escalier menant à la chambre de Pauline : « Quand je pense qu’elle touchait cette rampe pour monter… » murmure-t-elle. « Pauline, pour moi, c’est “tante Pauline”. C’était mon arrière‑grand‑tante, je suis la cinquième génération », confie‑t‑elle à Fides, un instant plus tard, dans le jardin de la maison. Dans la famille, la mémoire de la bienheureuse n’a jamais été interrompue : « Nous avons toujours prié Pauline. Ma mère nous faisait prier le soir, et elle nous parlait d’elle. Nous priions pour toutes sortes d’intentions. J’ai toujours connu Pauline ainsi », raconte-t-elle. Ancienne guide, puis infirmière, engagée de longue date auprès des plus fragiles, Marie‑Dominique voit dans sa parente un repère pour sa propre vie. « Vous savez, commence-t-elle pudiquement, je pense que Pauline n’a pas besoin de mon témoignage pour être connue ! » Elle poursuit : «Je me suis dit que Pauline avait fait des choses, alors je me suis investie pour les personnes handicapées dans la commune de Palaiseau, en région parisienne, où j’ai vécu une grande partie de ma vie. Ce n’est pas toujours simple, mais je trouve que c’est un bel exemple, et nous avons quand même réalisé beaucoup de choses », explique celle qui affirme aimer « s’engager ». Même son fils et sa belle‑fille se sont placés sous ce patronage discret en baptisant leur exploitation « La ferme d’Apolline », « en pensant à tante Pauline », confie‑t‑elle encore.Passionnée de généalogie, Marie‑Dominique approfondit la figure de la fondatrice du Rosaire vivant lorsqu’une cousine, Nicole, la contacte : « Quand Nicole m’a contactée à l’époque de la fondation de l’association des Amis de Pauline Jaricot, j’ai cherché sur Internet les anciens livres, en me disant qu’après la béatification, ils seraient plus difficiles à trouver, explique-t-elle. J’ai trouvé beaucoup d’ouvrages, notamment une édition des Contemporains de 1893. » Elle aime rappeler que si Pauline a tant donné, c’est aussi parce qu’elle a grandi au milieu d’une grande générosité familiale : « C’était une famille très généreuse. Sa mère aussi était très charitable, et je pense qu’ils mériteraient autant que les parents de sainte Thérèse de Lisieux d’être canonisés. »En particulier, Marie-Dominique approfondit la rencontre entre Pauline et le curé d’Ars. Fille d’Antoine Jaricot, négociant en soieries devenu propriétaire c’est à Tassin, que Pauline croise Jean-Marie Vianney, invité fréquent de la maison familiale. « Son père, Antoine, s’était enrichi après la Révolution avec la soierie et d’autres affaires. Avec cet argent, il avait acheté des propriétés, notamment à Tassin, où se trouvait Jean‑Marie Vianney, qui n’était pas encore le curé d’Ars, mais un jeune vicaire », rappelle Marie‑Dominique. Très vite, une profonde amitié spirituelle se tisse : le jeune prêtre, frappé par la liberté intérieure de la jeune laïque, dira de la bourse de Pauline qu’elle était « un passage » par lequel l’argent arrivait aux pauvresCette générosité, Marie‑Dominique la lit comme une force féminine prophétique dans un contexte peu favorable. « Il y a autre chose dans la vie de Pauline qui me touche : elle a été très mal vue par certains messieurs de Fourvière. Elle a été mal jugée. Moi aussi, comme bon nombre de femmes, j’ai vécu ce regard, et je pense que Pauline peut constituer un modèle et une aide », souligne‑t‑elle. « C’était une jeune femme forte, dans une époque où les femmes n’étaient pas reconnues. L’époque de Pauline était dure, et elle a souffert du manque de reconnaissance, mais elle a gardé sa mission et sa volonté d’aider, guidée par sa foi. »Dans la lumière claire de la chambre de Pauline, le masque mortuaire est déposé dans une étagère où se trouve aussi la croix que lui avait offerte le curé d’Ars.... Sans grand discours Marie‑Dominique témoigne que le don le plus précieux que lui a transmis Pauline est celui d’une foi simple : « Pour moi, la foi est précieuse, surtout dans les moments difficiles. On ne se sent pas seul. On est toujours un peu seul avec soi‑même, marié ou pas, mais on n’est pas abandonné. La foi peut venir aussi dans les épreuves. » Elle conclut : « Dans ma paroisse du Perche, nous ne sommes pas assez nombreux pour faire le Rosaire vivant, mais je dis deux dizaines de chapelet quand je ferme l’église. » La fécondité d’une Œuvre passe aussi et peut-être avant tout par ces petits gestes, signes d’une fidélité silencieuse et profonde.

Кто как и с кем сыграл. Вчера на ЧМ был первый разгром и первый дубль — США обыграли Парагвай со счетом 4:1, два гола забил Фоларин Балогун. Для американцев победа стала крупнейшей в матчах на ЧМ в истории (при том что для них это уже 12-е появление на турнире). Канада сыграла вничью с Боснией и Герцеговиной — 1:1.

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Медуза
CC BY🅭🅯

Кто как и с кем сыграл. Вчера на ЧМ был первый разгром и первый дубль — США обыграли Парагвай со счетом 4:1, два гола забил Фоларин Балогун. Для американцев победа стала крупнейшей в матчах на ЧМ в истории (при том что для них это уже 12-е появление на турнире). Канада сыграла вничью с Боснией и Герцеговиной — 1:1.

A propuesta de la Facultad de Psicología de la Universidad de Buenos Aires, el catedrático de la UDC será investido Doctor Honoris Causa por acuerdo del Consejo Superior de la Universidad bonaerense.

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Mundiario
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A propuesta de la Facultad de Psicología de la Universidad de Buenos Aires, el catedrático de la UDC será investido Doctor Honoris Causa por acuerdo del Consejo Superior de la Universidad bonaerense.

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The Buckeye Flame
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Republicans’ views of same-sex couples are now similar to what they were between 2005 and 2014. The post Support for LGBTQ+ rights has dipped. What changed? appeared first on The Buckeye Flame.

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The Buckeye Flame
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Republicans’ views of same-sex couples are now similar to what they were between 2005 and 2014. The post Support for LGBTQ+ rights has dipped. What changed? appeared first on The Buckeye Flame.

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Radio Evropa e Lirë
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Dekodimi i disa mesazheve në aplikacionin Sky ECC shërbeu si pikënisje për një hetim të autoriteteve të Kosovës dhe të Europolit, që rezultoi me arrestimin e pesë personave më 9 qershor në Kosovë, si të dyshuar për pjesëmarrje në një rrjet të trafikimit të drogës.

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Radio Evropa e Lirë
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Dekodimi i disa mesazheve në aplikacionin Sky ECC shërbeu si pikënisje për një hetim të autoriteteve të Kosovës dhe të Europolit, që rezultoi me arrestimin e pesë personave më 9 qershor në Kosovë, si të dyshuar për pjesëmarrje në një rrjet të trafikimit të drogës.

การประชุมแรงงานระหว่างประเทศสมัยที่ 114 ณ กรุงเจนีวา ลงมติรับรองอนุสัญญา ILO ฉบับที่ 193 ว่าด้วยงานที่มีคุณค่าในระบบเศรษฐกิจแพลตฟอร์ม ด้วยคะแนน 406 ต่อ 8 เสียง (งดออกเสียง 36 เสียง) นับเป็นสนธิสัญญาระดับโลกฉบับแรกที่กำหนดมาตรฐานแรงงานที่มีผลผูกพันทางกฎหมายสำหรับงานแพลตฟอร์ม โดยมีศักยภาพครอบคลุมแรงงานแพลตฟอร์มทั่วโลกซึ่งธนาคารโลกประเมินว่ามีจำนวน 154–435 ล้านคน สาระสำคัญครอบคลุมการจัดประเภทแรงงานตามลักษณะงานจริง สิทธิพื้นฐานด้านแรงงาน การกำกับดูแลโดยอัลกอริทึม และการคุ้มครองข้อมูลส่วนบุคคล ขณะที่สหรัฐอเมริกาและนิวซีแลนด์ลงมติคัดค้านอนุสัญญาฉบับนี้

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ประชาไท
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การประชุมแรงงานระหว่างประเทศสมัยที่ 114 ณ กรุงเจนีวา ลงมติรับรองอนุสัญญา ILO ฉบับที่ 193 ว่าด้วยงานที่มีคุณค่าในระบบเศรษฐกิจแพลตฟอร์ม ด้วยคะแนน 406 ต่อ 8 เสียง (งดออกเสียง 36 เสียง) นับเป็นสนธิสัญญาระดับโลกฉบับแรกที่กำหนดมาตรฐานแรงงานที่มีผลผูกพันทางกฎหมายสำหรับงานแพลตฟอร์ม โดยมีศักยภาพครอบคลุมแรงงานแพลตฟอร์มทั่วโลกซึ่งธนาคารโลกประเมินว่ามีจำนวน 154–435 ล้านคน สาระสำคัญครอบคลุมการจัดประเภทแรงงานตามลักษณะงานจริง สิทธิพื้นฐานด้านแรงงาน การกำกับดูแลโดยอัลกอริทึม และการคุ้มครองข้อมูลส่วนบุคคล ขณะที่สหรัฐอเมริกาและนิวซีแลนด์ลงมติคัดค้านอนุสัญญาฉบับนี้

Այսօր Հնդկաստանում վթարի է ենթարկվել ռազմական բեռնատար ինքնաթիռ՝ երկրի հյուսիս-արևելքում գտնվող ռազմաօդային ուժերի կայանում վայրէջք կատարելիս, հայտնել են զինված ուժերը։ Ռուսական արտադրության Antonov An-32 ինքնաթիռն այսօր «Ջորհատ քաղաքում վայրէջք կատարելիս վթարի է ենթարկվել», փոխանցում են ռազմաօդային ուժերը։ Հաղորդվում է, որ Հնդկաստանի ռազմաօդային ուժերի հինգ զինծառայողներ են զոհվել: An-32 ինքնաթիռը հատուկ նախագծված է բարձր լեռնային շրջաններում և ծայրահեղ կլիմայական պայմաններում լավ...

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Ազատ Եվրոպա/Ազատություն
Public Domain

Այսօր Հնդկաստանում վթարի է ենթարկվել ռազմական բեռնատար ինքնաթիռ՝ երկրի հյուսիս-արևելքում գտնվող ռազմաօդային ուժերի կայանում վայրէջք կատարելիս, հայտնել են զինված ուժերը։ Ռուսական արտադրության Antonov An-32 ինքնաթիռն այսօր «Ջորհատ քաղաքում վայրէջք կատարելիս վթարի է ենթարկվել», փոխանցում են ռազմաօդային ուժերը։ Հաղորդվում է, որ Հնդկաստանի ռազմաօդային ուժերի հինգ զինծառայողներ են զոհվել: An-32 ինքնաթիռը հատուկ նախագծված է բարձր լեռնային շրջաններում և ծայրահեղ կլիմայական պայմաններում լավ...

Правительство США обязало компанию Anthropic закрыть иностранным пользователям доступ к ее самым мощным ИИ-моделям — Fable 5 и Mythos 5.

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Медуза
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Правительство США обязало компанию Anthropic закрыть иностранным пользователям доступ к ее самым мощным ИИ-моделям — Fable 5 и Mythos 5.