Madrid - A Madrid, nella solennità del Corpus Domini celebrata domenica 7 di giugno, momento forte del suo viaggio in Spagna, Papa Leone XIV ha proposto nella sua omelia della liturgia eucaristica da lui presieduta a Plaza de Cibeles una riflessione densa sulla spiritualità popolare, mettendo in guardia contro la nostalgia e ricordando che nella esperienza ecclesiale il “fare memoria” è un atto sempre vivo vivo e trasformante. In Spagna, ha ricordato il Pontefice, il Corpus Domini «non è una delle tante feste del calendario liturgico, ma un ritornare alle radici della fede per rinnovare l’amore e la fedeltà a Dio»: le processioni hanno plasmato «per secoli la pietà, l’arte, la musica, l’architettura e la vita del popolo spagnolo». Non si tratta, ha avvertito, «di una manifestazione esteriore, di una sopravvivenza folkloristica o di un semplice ornamento estetico», ma «della fede nella presenza del Signore Risorto, che è vivo e passa ancora in mezzo a noi».In questa luce, la processione è anche un gesto missionario, perché «se nella Celebrazione eucaristica Cristo si dona come alimento, la processione dice che Egli non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi». Gesù «cammina per le strade, attraversa le piazze, visita i nostri quartieri», e il Cristo che passa nell’ostensorio «è lo stesso che si identifica con i poveri, i malati, i soli e gli scartati». Per questo «non si tratta solo di portare fuori un ostensorio, quanto di lasciarci noi stessi portare fuori dall’egoismo, dall’indifferenza, da una fede comoda e privata, per rispondere al suo invito alla conversione, a cambiare sguardo, accogliendo la sua presenza che ci cambia e ci rende costruttori di un mondo nuovo.»La distinzione tra un semplice souvenir nostalgico e una memoria viva è cruciale per comprendere la spiritualità popolare, che costituisce un ambito importante per la missione in tutto il mondo e, in modo ancora più particolare, nei Paesi secolarizzati, dove la partecipazione alla Messa tende a diminuire più rapidamente rispetto alle pratiche devozionali. «La memoria storica delle processioni del Corpus Domini non si lascia imprigionare da un ricordo nostalgico; essa diventa invece un invito per l’oggi, per la nostra vita personale, per le nostre relazioni, per la società, per la costruzione del futuro». Così si comprende l’invito biblico a «ricordare» il cammino nel deserto: «ricordare» per «non dimenticare chi è il Signore» e non affidarsi ad «altri idoli» o nutrirsi di «un pane che non sazia».Da qui la consegna alla Spagna: «la religiosità che da secoli anima questo Paese non sia un museo del passato da visitare, ma una scuola di fede dalla quale attingere anche oggi». Una scuola che «ci insegna a inginocchiarci davanti a Dio e davanti al prossimo», che educa alla «gratuità dell’amore che si fa dono» e ricorda che «Dio è presenza reale» e che anche i cristiani sono chiamati «ad essere presenti nelle situazioni e nelle sfide della società».Richiamando san Manuel González, «vescovo spagnolo dei tabernacoli abbandonati», grande apostolo dell’Eucaristia nella Spagna del primo Novecento, e i versi di san Giovanni della Croce - «Ben conosco quella fonte che scorre e zampilla, anche se fonda è la notte» -, il Papa ha indicato in Gesù Eucaristico «quell’eterna fonte nascosta» che disseta «senza abbagliare» e senza imporsi «in modo spettacolare». Da questa fonte, ha concluso, occorre tornare ad abbeverarsi, perché la grazia eucaristica «non ci chiude in una devozione privata ma ci manda a irrigare i fratelli famiglie, i poveri, coloro che soffrono, coloro che hanno perduto la speranza» e «ci rende protagonisti della trasformazione della storia e segno di speranza per coloro che incontriamo.»