Castel Gandolfo - Il mistero di salvezza con cui Dio opera «nella nostra vita e nella storia» non si «impone con la forza», non «arriva in modo trionfante». Il Suo Regno cresce «come un piccolo seme che germoglia», «si espande e trasforma il mondo dall’interno», lievita dentro la pasta della realtà umana «senza fare rumore». Con uno stile, lo «stile di Dio», a cui i cristiani sono chiamati a conformarsi, compiendo il proprio pellegrinaggio anche in questo tempo «senza giudicare tutto e subito», senza pretendere di imporsi «con il potere e con la forza», e senza mai «perdere la fiducia nell’opera di Dio». Lo ha ricordato oggi Papa Leone XIV, nella breve riflessione che ha preceduto la preghiera mariana dell’Angelus da lui recitata in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo, insieme a fedeli e pellegrini convenuti davanti al Palazzo apostolico delle Ville Pontificie, dove il Vescovo di Roma tra trascorrendo alcuni giorni di riposo. Per accennare allo “stile” che anche i cristiani sono chiamati a seguire e praticare nella loro opera apostolica e missionaria, il Pontefice a preso spunto dal brano del Vangelo secondo Matteo letto durante la liturgia di oggi, domenica 19 luglio. In quel passo del Vangelo, Gesù parla alla folla suggerendo la natura propria e l’operare proprio del Regno di Dio attraverso le immagini del grano buono che cresce insieme alla zizzania, del piccolissimo granello si senape che germoglia nel silenzio fino a diventare un arbusto, e del lievito che fa gonfiare la farina con cui viene mescolato. «Dio» ha sottolineato il Successore di Pietro commentando le tre piccole parabole proposte da Gesù alla moltitudine «predilige la piccolezza, segno del suo amore discreto, che ci lascia liberi di accoglierlo o di rifiutarlo, che cerca di farsi strada anche in mezzo alla zizzania, che agisce in modo nascosto e invisibile come il seme più piccolo di tutti e lievita dentro la pasta senza fare rumore». A volte - ha riconosciuto Papa Prevost - «noi ci attendiamo qualcosa di clamoroso, desideriamo un Dio che intervenga dall’alto strappando subito la zizzania del male». E talvolta purtroppo «a questa immagine adeguiamo anche il nostro modo di essere cristiani e di essere Chiesa. Invece, il Regno di Dio si diffonde anche in mezzo alla zizzania e ci chiede uno sguardo capace di cogliere il bene che germoglia anche fra le oscurità del male, senza giudicare tutto e subito; viene come il più piccolo tra i semi e domanda dunque la pazienza di saper accompagnare i processi, riconoscendolo nella piccolezza del quotidiano e nella semplicità della vita ordinaria; cresce in modo invisibile come il lievito nella farina». Tutte immagini e dinamiche utili a riconoscere lo stile con cui anche i cristiani sono chiamati a abitare la realtà che li circonda. «Si tratta – ha insistito il Pontefice, richiamando le parole rivolte dall’allora cardinale Joseph Ratzinger al Convegno dei catechisti e dei docenti di religione il 10 dicembre 2000 - di sottometterci alla logica del seme che non è quella del successo e della grandezza, ma ci chiede di farci piccoli e di servire la vita delle persone». In questo modo - ha aggiunto Leone XIV - «noi stessi diventeremo come un piccolo seme di Vangelo che germoglia e come un lievito di amore che trasforma la pasta del mondo».