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பள்ளியில் ஏன் ஆசிரியர் இல்லை, நாற்காலி இல்லை என்ற இடத்தில் தொடங்கிய கேள்வி, இறுதியில் அரசின் பணம் எங்கே செல்கிறது என்ற கேள்வியாக மாறியுள்ளது. மாணவர், ஆசிரியர், அரசு ஊழியர், தீயணைப்பு வீரர் ஆகியோரின் தனித்தனி கோரிக்கைகளை ஒன்றாக இணைக்கும் அடிப்படை முரண்பாடும் இதுதான். பிரான்ஸ் முழுவதும் பற்றியெரியக் காரணமும் இதுதான்.

பள்ளியில் ஏன் ஆசிரியர் இல்லை, நாற்காலி இல்லை என்ற இடத்தில் தொடங்கிய கேள்வி, இறுதியில் அரசின் பணம் எங்கே செல்கிறது என்ற கேள்வியாக மாறியுள்ளது. மாணவர், ஆசிரியர், அரசு ஊழியர், தீயணைப்பு வீரர் ஆகியோரின் தனித்தனி கோரிக்கைகளை ஒன்றாக இணைக்கும் அடிப்படை முரண்பாடும் இதுதான். பிரான்ஸ் முழுவதும் பற்றியெரியக் காரணமும் இதுதான்.
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بنیامین نتانیاهو در گفتوگو با دیلیمیل گفت «جمهوری اسلامی سقوط خواهد کرد. ممکن است زمان ببرد، اما سقوط خواهد کرد. آنها در حال حاضر بسیار ضعیف هستند. محاصرهای که رئیسجمهور ترامپ اعمال کرده، سپاه را بهشدت تضعیف میکند. بنابراین میگویم، امیدتان را از دست ندهید. روز آزادی شما فرا خواهد رسید».
بنیامین نتانیاهو در گفتوگو با دیلیمیل گفت «جمهوری اسلامی سقوط خواهد کرد. ممکن است زمان ببرد، اما سقوط خواهد کرد. آنها در حال حاضر بسیار ضعیف هستند. محاصرهای که رئیسجمهور ترامپ اعمال کرده، سپاه را بهشدت تضعیف میکند. بنابراین میگویم، امیدتان را از دست ندهید. روز آزادی شما فرا خواهد رسید».
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Директор Росгвардии Виктор Золотов вручил главе Чечни Рамзану Кадырову погоны генерала армии и краповый берет, сообщает ТАСС.
Директор Росгвардии Виктор Золотов вручил главе Чечни Рамзану Кадырову погоны генерала армии и краповый берет, сообщает ТАСС.
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Kuala Lumpur – Il rimpatrio dei Rohingya verso il Myanmar torna al centro dell'attenzione internazionale. In Malaysia è iniziata il 29 settembre una prima operazione di rimpatrio di circa 1.500 cittadini del Myanmar, all'interno di un programma che potrebbe riguardare fino a 5.000 persone. In Bangladesh, invece, dove vivono oltre 1,2 milioni di Rohingya fuggiti soprattutto dall'ex Birmania dopo la repressione militare del 2017, il ritorno resta ancora lontano: le Nazioni Unite continuano a ritenere che nello Stato di Rakhine non esistano le condizioni per un rimpatrio volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile. Il punto di partenza è il diritto dei Rohingya di poter tornare nella loro terra, ma il percorso immaginato dai due Paesi ospitanti è differente. La Malaysia procede attraverso un accordo bilaterale con il governo del Myanmar, presentando i rientri come "volontari". Il Bangladesh insiste sulla necessità di creare prima le condizioni politiche, giuridiche e di sicurezza che rendano possibile un ritorno effettivo e duraturo.Kuala Lumpur ha organizzato il trasferimento di 1.476 cittadini del Myanmar, partiti il 29 settembre su due navi della Marina birmana accompagnate da una nave ospedale e identificati dalle autorità del Myanmar. Il Myanmar ha precisato che l'operazione riguarda cittadini la cui nazionalità è stata verificata e non necessariamente i Rohingya, molti dei quali non possiedono la cittadinanza birmana. Il piano più ampio, concordato da Kuala Lumpur con Naypyidaw, prevede il possibile rientro di 5.000 Rohingya, ma non è nota l'effettiva composizione dei gruppi e le modalità del rimpatrio.La scelta della Malaysia nasce anche da una situazione interna sempre più complessa, dato che il paese ospita circa 200mila rifugiati registrati provenienti dal Myanmar, tra cui un numero molto consistente di Rohingya, ma non è firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951 e non dispone di un sistema nazionale di riconoscimento dello "status di rifugiato". In tal scenario il primo ministro Anwar Ibrahim ha scelto una linea di coinvolgimento diretto con le autorità birmane per organizzare la ricollocazione dei profughi esponendosi a critiche: oltre 160 organizzazioni della società civile hanno chiesto di fermare le deportazioni dei Rohingya, denunciando il rischio che persone rimpatriate possano trovarsi nuovamente esposte alla violenza o al reclutamento forzato. Anche l'Alto Commissariato Onu per i Rirugiati ha precisato di non essere coinvolto nell'operazione e ha ribadito che il Myanmar non offre attualmente "condizioni adeguate" per un ritorno sicuro. La questione ha dimensioni diverse in Bangladesh. Nei campi di Cox's Bazar vivono quasi 1,2 milioni di Rohingya, dopo nove anni di esilio. L'Acnur sottolinea che una generazione intera sta crescendo nei campi e che le condizioni per un ritorno volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile non esistono ancora. Il primo ministro bangladese Tarique Rahman ha presentato il 23 settembre alle Nazioni Unite un piano in cinque punti che prevede: una tabella di marcia credibile per il rimpatrio volontario; la fine delle violenze nello Stato di Rakhine; finanziamenti umanitari concordati; maggiore responsabilità internazionale; cooperazione regionale contro tratta di esseri umani, traffico di armi e reti criminali.Dacca continua a ricordare che l'origine della crisi è in Myanmar e che quindi la soluzione deve essere trovata in Myanmar; nel contempo chiede alla comunità internazionale di non lasciare solo il Bangladesh nel sostenere una popolazione che, dopo quasi un decennio, continua a dipendere in larga misura dagli aiuti umanitari.Il principale ostacolo per il rimpatrio è oggi la situazione nello Stato di Rakhine, da cui proviene la maggior parte dei Rohingya rifugiati in Bangladesh. Il territorio è diventato uno dei principali fronti della guerra civile birmana e vi sono scontri tra l'esercito del Myanmar e l'Arakan Army che ha conquistato parte del Rakhine occidentale e controlla ormai quasi tutte le aree nelle quali vivevano i Rohingya. Per questo governo centrale del Myanmar può negoziare il riconoscimento della cittadinanza e lo status giuridico dei rimpatriati, ma non controlla effettivamente tutto il territorio nel quale queste persone dovrebbero tornare. In queste condizioni, l'idea di un ritorno di massa appare difficilmente compatibile con i criteri indicati dalle Nazioni Unite.Rimane aperta, poi, la questione della cittadinanza. La legge birmana del 1982 ha lasciato la grande maggioranza dei Rohingya privi di cittadinanza, con le connesse questioni relative allo status giuridico, alla libertà di movimento e all'accesso ai diritti fondamentali. Per questo l'Acnur continua a indicare condizioni precise per un ritorno sostenibile: sicurezza, libertà di movimento, accesso ai servizi essenziali, possibilità di costruire mezzi di sussistenza e un percorso verso la cittadinanza. Un altro elemento di tensione riguarda la giustizia internazionale. Il Bangladesh sostiene il processo avviato dal Gambia davanti alla Corte internazionale di giustizia sulle "presunte violazioni della Convenzione sul genocidio" commesse dal governo del Myanmar; la Corte penale internazionale sta anche esaminando la responsabilità individuale per presunti crimini contro l'umanità.Oggi le autorità birmane sostengono che l'esistenza di tali procedimenti rende più difficile una soluzione; il Bangladesh, invece, sostiene che il rimpatrio e l'accertamento delle responsabilità siano questioni distinte. Il procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia riguarda la responsabilità dello Stato del Myanmar, mentre quello davanti alla Corte penale internazionale riguarda la possibile responsabilità penale di singoli individui.La crisi dei Roihingya nel Sudest asiatico vede dunque due approcci distinti per una possibile via di risoluzione: la Malaysia punta sul dialogo diretto e su un rimpatrio graduale, cercando di coinvolgere in modo bilaterale le autorità del Myanmar. Il Bangladesh richiede un processo politico più ampio, nel quale il rimpatrio sia accompagnato dalla fine delle violenze, da garanzie giuridiche, da finanziamenti umanitari e dalla presenza di enti internazionali.
Kuala Lumpur – Il rimpatrio dei Rohingya verso il Myanmar torna al centro dell'attenzione internazionale. In Malaysia è iniziata il 29 settembre una prima operazione di rimpatrio di circa 1.500 cittadini del Myanmar, all'interno di un programma che potrebbe riguardare fino a 5.000 persone. In Bangladesh, invece, dove vivono oltre 1,2 milioni di Rohingya fuggiti soprattutto dall'ex Birmania dopo la repressione militare del 2017, il ritorno resta ancora lontano: le Nazioni Unite continuano a ritenere che nello Stato di Rakhine non esistano le condizioni per un rimpatrio volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile. Il punto di partenza è il diritto dei Rohingya di poter tornare nella loro terra, ma il percorso immaginato dai due Paesi ospitanti è differente. La Malaysia procede attraverso un accordo bilaterale con il governo del Myanmar, presentando i rientri come "volontari". Il Bangladesh insiste sulla necessità di creare prima le condizioni politiche, giuridiche e di sicurezza che rendano possibile un ritorno effettivo e duraturo.Kuala Lumpur ha organizzato il trasferimento di 1.476 cittadini del Myanmar, partiti il 29 settembre su due navi della Marina birmana accompagnate da una nave ospedale e identificati dalle autorità del Myanmar. Il Myanmar ha precisato che l'operazione riguarda cittadini la cui nazionalità è stata verificata e non necessariamente i Rohingya, molti dei quali non possiedono la cittadinanza birmana. Il piano più ampio, concordato da Kuala Lumpur con Naypyidaw, prevede il possibile rientro di 5.000 Rohingya, ma non è nota l'effettiva composizione dei gruppi e le modalità del rimpatrio.La scelta della Malaysia nasce anche da una situazione interna sempre più complessa, dato che il paese ospita circa 200mila rifugiati registrati provenienti dal Myanmar, tra cui un numero molto consistente di Rohingya, ma non è firmatario della Convenzione di Ginevra del 1951 e non dispone di un sistema nazionale di riconoscimento dello "status di rifugiato". In tal scenario il primo ministro Anwar Ibrahim ha scelto una linea di coinvolgimento diretto con le autorità birmane per organizzare la ricollocazione dei profughi esponendosi a critiche: oltre 160 organizzazioni della società civile hanno chiesto di fermare le deportazioni dei Rohingya, denunciando il rischio che persone rimpatriate possano trovarsi nuovamente esposte alla violenza o al reclutamento forzato. Anche l'Alto Commissariato Onu per i Rirugiati ha precisato di non essere coinvolto nell'operazione e ha ribadito che il Myanmar non offre attualmente "condizioni adeguate" per un ritorno sicuro. La questione ha dimensioni diverse in Bangladesh. Nei campi di Cox's Bazar vivono quasi 1,2 milioni di Rohingya, dopo nove anni di esilio. L'Acnur sottolinea che una generazione intera sta crescendo nei campi e che le condizioni per un ritorno volontario, sicuro, dignitoso e sostenibile non esistono ancora. Il primo ministro bangladese Tarique Rahman ha presentato il 23 settembre alle Nazioni Unite un piano in cinque punti che prevede: una tabella di marcia credibile per il rimpatrio volontario; la fine delle violenze nello Stato di Rakhine; finanziamenti umanitari concordati; maggiore responsabilità internazionale; cooperazione regionale contro tratta di esseri umani, traffico di armi e reti criminali.Dacca continua a ricordare che l'origine della crisi è in Myanmar e che quindi la soluzione deve essere trovata in Myanmar; nel contempo chiede alla comunità internazionale di non lasciare solo il Bangladesh nel sostenere una popolazione che, dopo quasi un decennio, continua a dipendere in larga misura dagli aiuti umanitari.Il principale ostacolo per il rimpatrio è oggi la situazione nello Stato di Rakhine, da cui proviene la maggior parte dei Rohingya rifugiati in Bangladesh. Il territorio è diventato uno dei principali fronti della guerra civile birmana e vi sono scontri tra l'esercito del Myanmar e l'Arakan Army che ha conquistato parte del Rakhine occidentale e controlla ormai quasi tutte le aree nelle quali vivevano i Rohingya. Per questo governo centrale del Myanmar può negoziare il riconoscimento della cittadinanza e lo status giuridico dei rimpatriati, ma non controlla effettivamente tutto il territorio nel quale queste persone dovrebbero tornare. In queste condizioni, l'idea di un ritorno di massa appare difficilmente compatibile con i criteri indicati dalle Nazioni Unite.Rimane aperta, poi, la questione della cittadinanza. La legge birmana del 1982 ha lasciato la grande maggioranza dei Rohingya privi di cittadinanza, con le connesse questioni relative allo status giuridico, alla libertà di movimento e all'accesso ai diritti fondamentali. Per questo l'Acnur continua a indicare condizioni precise per un ritorno sostenibile: sicurezza, libertà di movimento, accesso ai servizi essenziali, possibilità di costruire mezzi di sussistenza e un percorso verso la cittadinanza. Un altro elemento di tensione riguarda la giustizia internazionale. Il Bangladesh sostiene il processo avviato dal Gambia davanti alla Corte internazionale di giustizia sulle "presunte violazioni della Convenzione sul genocidio" commesse dal governo del Myanmar; la Corte penale internazionale sta anche esaminando la responsabilità individuale per presunti crimini contro l'umanità.Oggi le autorità birmane sostengono che l'esistenza di tali procedimenti rende più difficile una soluzione; il Bangladesh, invece, sostiene che il rimpatrio e l'accertamento delle responsabilità siano questioni distinte. Il procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia riguarda la responsabilità dello Stato del Myanmar, mentre quello davanti alla Corte penale internazionale riguarda la possibile responsabilità penale di singoli individui.La crisi dei Roihingya nel Sudest asiatico vede dunque due approcci distinti per una possibile via di risoluzione: la Malaysia punta sul dialogo diretto e su un rimpatrio graduale, cercando di coinvolgere in modo bilaterale le autorità del Myanmar. Il Bangladesh richiede un processo politico più ampio, nel quale il rimpatrio sia accompagnato dalla fine delle violenze, da garanzie giuridiche, da finanziamenti umanitari e dalla presenza di enti internazionali.
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La mayoría de los trabajadores proviene de Colombia (118.485), que concentra al 28,1% del total, y Venezuela (71.999) que representan el 17,1%.

La mayoría de los trabajadores proviene de Colombia (118.485), que concentra al 28,1% del total, y Venezuela (71.999) que representan el 17,1%.
23 minutes

El rechazo del Congreso a los dos decretos de vivienda del Gobierno ha reavivado las movilizaciones ciudadanas, con alrededor de 50 convocatorias en distintas ciudades españolas.

23 minutes
El rechazo del Congreso a los dos decretos de vivienda del Gobierno ha reavivado las movilizaciones ciudadanas, con alrededor de 50 convocatorias en distintas ciudades españolas.
23 minutes

Shkruan: Bardhyl Halitjaha Përmbledhje e librit “Struktura e mendimit – Reflektime mbi arkitekturën dhe ndërtimin” Libri “Struktura e mendimit – Reflektime mbi arkitekturën dhe ndërtimin”, i autorit Bardhyl Halitjaha, përfaqëson një rrugëtim profesional dhe intelektual të ndërtuar ndër vite përmes përvojës në projekte të ndryshme arkitekturore dhe inxhinierike brenda dhe jashtë Evropës. I promovuar gjatë […]

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Shkruan: Bardhyl Halitjaha Përmbledhje e librit “Struktura e mendimit – Reflektime mbi arkitekturën dhe ndërtimin” Libri “Struktura e mendimit – Reflektime mbi arkitekturën dhe ndërtimin”, i autorit Bardhyl Halitjaha, përfaqëson një rrugëtim profesional dhe intelektual të ndërtuar ndër vite përmes përvojës në projekte të ndryshme arkitekturore dhe inxhinierike brenda dhe jashtë Evropës. I promovuar gjatë […]
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В Украине более 90 тысяч человек считаются пропавшими без вести при особых обстоятельствах
В Украине более 90 тысяч человек считаются пропавшими без вести при особых обстоятельствах
28 minutes
Llueve sobre mojado en Madrid con una marcha multitudinaria que, por segundo sábado consecutivo, reclama soluciones urgentes a los problemas para acceder a una casa, sea propia o de alquiler. La manifestación parte de cuatro columnas principales y desemboca en la sede del AyuntamientoQué ha pasado con el Sindicato de Inquilinas en la acampada y qué viene ahora: claves de las movilizaciones de Sol Las calles responden, y a viva voz. Una gran manifestación ha copado la agenda pública de este sábado, con miles de personas reclamando en la capital y otras ciudades del país un punto de inflexión en la que lleva tiempo siendo la principal preocupación de los españoles según el CIS: la inviabilidad de una vivienda asequible a largo plazo. “¡El ático de Ayuso lo vamos a okupar!” o “¿Dónde está el gobierno progresista?” volvieron a ser frases que repartían latigazos a izquierda o derecha, cuando miles de personas salieron desde Atocha en una marcha con cuatro columnas principales: Plaza España, glorieta de Emilio Castelar, Hospital de La Princesa y la estación de trenes. Todas se fundirán en una cuando confluyan en un mismo punto: la sede del Ayuntamiento. Solo un día después de que el Congreso tumbara los dos decretos Maricarmen, con medidas urgentes para blindar desahucios o renovar automáticamente contratos de alquiler, el Sindicato de Inquilinas y el resto de organizaciones adheridas a la acampada multitudinaria en Puerta del Sol habían pedido un golpe sobre la mesa. Cuando se cumple una semana desde que se colocaron las primeras tiendas de campaña justo después de una manifestación como esta, en la que se hizo ver que el símbolo de Maricarmen trascendía a su propio desahucio, las calles volvieron a rebosar de perfiles variados o vidas truncadas por la vivienda. Y los sindicatos advierten: “¡Ahora toca una una huelga general!”. En la primera hora desde que arrancó la marcha, una procesión de pancartas gigantes con logos de distintas plataformas, partidos o sindicatos recorría el Paseo del Prado con un amplio repertorio de cánticos. Muchos ya habituales en esta semana de protestas: a veces son un llamamiento (“¡Vecina, levanta, desahucian en tu casa!”); otras, una recreación de melodías conocidas (“¡Maricarmen, Maricarmen, la gente está con Maricarmen!”, por la canción homonima de La Pegatina) y, en la mayoría de casos, una advertencia: “¡Tenemos las llaves de todo Madrid! ¡Hace falta ya una huelga general!”. Alrededor de los manifestantes, subidos a la acera, otros activistas reparten panfletos o notas informativas sobre la situación de la vivienda o las razones que les trajeron aquí. Un cuarto de hora antes de iniciarse la gran marcha por la vivienda, a escasos minutos a pie de la salida de Atocha —una de las cuatro columnas por las que transcurrirá la protesta hasta Cibeles—, la portavoz del Sindicato de Inquilinas de Madrid Valeria Racu hizo declaraciones a la prensa junto a la Plaza Murillo, al lado del Museo del Prado. “No vamos a tolerar otros cuatro años sin atajar el mayor problema de este país. La acampada sigue adelante y ahora queremos rescatar una herramienta histórica de la clase trabajadora: la huelga general”, ha declarado Racu ante decenas de periodistas. Las manifestaciones por la vivienda se han replicado este sábado en 54 ciudades de España. Estas son todas las urbes donde se han convocado marchas simultáneas, generalmente a las 12.00 del mediodía aunque en horarios variables: A Coruña, Albacete, Alicante, Barcelona, Burgos, Cabanas, Cáceres, Cádiz, Cangas do Morrazo, Castelló, Ciudad Real, Donostia, Gasteiz, Girona, Granada, Guadalajara, L'Hospitalet de Llobregat, Huelva, Iruñea, Jerez de la Frontera, Las Palmas de Gran Canaria, León, Lugo, Madrid, Málaga, Mallorca, Palencia, Santa Cruz de Tenerife, Santander, Santiago de Compostela, Soria, Talavera de la Reina, Toledo, Valencia, Valladolid, Vigo, Zamora y Zaragoza. Junto al tramo donde declaraba la portavoz del Sindicato de Inquilinas se concentraba ya otro órgano sindical, que en los últimos días también ha estado en el foco del debate. Héctor Adsuar, delegado sindical de CCOO, celebra que algo así ocurra después de una votación “intolerable en el Congreso”. Se refiere a la caída de los dos decretos urgentes con el voto en contra de la derecha parlamentaria, que ha detonado una nueva ola de indignación. El siguiente paso en el horizonte es convocar una huelga general, pero aún queda el escollo de aprobarla junto a los sindicatos mayoritarios. Entre ellos, Comisiones Obreras. “Es un reto importante y sobre ello estamos ahora debatiendo: la movilización va a seguir, pero nuestro sindicato tiene estructuras territoriales muy arraigadas por las que tiene que pasar la decisión, de forma organizada. No es un reto cualquiera, pero trataremos de ser rápidos”, asegura Anoche, después de una tercera asamblea en Sol que se mantuvo en vilo por la lluvia –suelen celebrarse cada tarde junto a la famosa estatua del Oso y el Madroño–, algunos grupos salieron dirigidos nuevamente hacia el Congreso, que tuvo que ser vallado ante la tensión en las calles. Apenas una hora antes, una de las portavoces del Sindicato de Inquilinas de Madrid había hecho un anuncio sobre el que ya se rumoreaba, pero que hasta ese momento no quedó claro del todo: su organización, la más visible durante las protestas, comenzará a reducir desde este sábado su presencia en las acampadas de Sol, que seguirán apoyando desde otros frentes. Numerosas personas durante la manifestación de este 3 de octubre, en Madrid “Aquí va a seguir la acampada, pero gran parte de nuestra militancia debe volver a la actividad de los barrios. Ahora, con una tarea extra: construir la huelga general”, declaraba al otro lado del micrófono Alicia del Río, que junto a Valeria Racu se ha convertido esta semana en una cara habitual en las televisiones. Antes de eso habían hablado los presentantes de distintos nodos territoriales; es decir, asociaciones vecinales con presencia en todo Madrid o vinculadas a luchas más allá de la vivienda, que de momento seguirán a cargo de la acampada. “Nos toca una tarea muy importante y difícil. Aquí ha estallado una chispa increíble, pero organizar una huelga general masiva del calado que necesitamos no es fácil. No queremos que sea simbólica: queremos que se paralice el país entero, desde el primer Metro que salga y hasta la medianoche”, aseguraba Alicia del Río al cierre de la última gran asamblea antes de la marcha de hoy, y la primera desde que el Congreso tumbó de pleno la vía institucional. Organización diaria para atajar el problema de la vivienda En paralelo, el Sindicato de Inquilinas de Madrid celebró ayer por la tarde una de sus asambleas de bievenida más multitudinarias en el Ateneo La Maliciosa. Es allí donde cada viernes a las 18.30 horas atienden a nuevos afiliados, personas con problemas en su alquiler o gente interesada en movilizarse contra la especulación inmobiliaria. La organización diaria contra la tensión sostenida en el mercado de compraventa, y también el de arrendamiento a largo plazo, continúa su rutina habitual aunque esta vez con un gran seguimiento desde las calles. Un recuerdo del 15M que algunos reivindican como un “nuevo despertar”, solo que más focalizado en causas concretas de los tiempos que corren. El asentamiento comenzó a fraguarse el sábado pasado, 26 de septiembre, después de una manifestación masiva en favor de Maricarmen, la vecina de 87 años a la que el fondo Urbagestión desahució de la casa en la que había vivido los últimos 70 años. Desde el viernes por la mañana el foco principal estuvo en el Congreso de los Diputados. Allí se votaba la convalidación de dos normas distintas aprobadas en el último Consejo de Ministros (y que derivan de un mismo marco conocido popularmente como el Decreto Maricarmen). Pero ha terminado confirmándose el peor de los pronósticos para los manifestantes frente al hemiciclo: Junts, PP y Vox tumbaron ambos borradores propiciando que, en los próximos años, aún puedan producirse más desahucios como el de la vecina de Retiro. Los independentistas catalanes, con los que el Ejecutivo negoció el texto para incluir la inmensa mayor parte de sus demandas a cambio de que permitieran la convalidación, se mantuvieron en la decisión adoptada a última hora del jueves y votaron 'no' a ambos decretos. Y el presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, emplazó a este mismo fin de semana la deliberación sobre si convocar o no elecciones anticipadas. Después del varapalo del Congreso por el rechazo de Junts, PP y Vox a los dos decretos de vivienda aprobados por el Gobierno, las calles ya tienen una respuesta posterior a su acampada: un llamamiento a la huelga general del Sindicato de Inquilinas que Comisiones Obreras y UGT ya se plantean. La mayoría de votantes, un 73%, también apoyan esta medida, y no solo los votantes de izquierda, sino también los de PP, Vox y Junts, que han tumbado los decretos, según una encuesta de Ateneo del Dato para elDiario.es. “España tiene un Congreso secuestrado por los rentistas”, denunciaron dos de las portavoces del Sindicato de Inquilinas de Madrid, Alicia del Río y Valeria Racu, en sus primeras declaraciones públicas tras la votación. Allí pusieron pie en pared y frenaron los rumeros que a lo largo de la mañana corrían sobre si su organización iba a abandonar o no la acampada. Finalmente, en ese momento se decantaron por invitar a continuar en Sol. “Esto solo demuestra que lo único que los políticos tienen para darnos a la clase trabajadora es la humillación”, gritaba también el viernes, delante del Congreso, otra de las asistentes a la protesta a esa misma hora, nada más conocerse la resolución definitiva sobre las medidas de urgencia para bloquear desahucios o renovar alquileres de forma automática. Apoya el trabajo periodístico de Somos Madrid Esta información ha podido salir a la luz gracias a las personas que apoyan la edición local de Madrid en elDiario.es. Si tú también quieres y puedes hacerlo, hazte socia, hazte socio y contribuye a sostener nuestro trabajo diario y a publicar exclusivas que cambien las cosas. 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Llueve sobre mojado en Madrid con una marcha multitudinaria que, por segundo sábado consecutivo, reclama soluciones urgentes a los problemas para acceder a una casa, sea propia o de alquiler. La manifestación parte de cuatro columnas principales y desemboca en la sede del AyuntamientoQué ha pasado con el Sindicato de Inquilinas en la acampada y qué viene ahora: claves de las movilizaciones de Sol Las calles responden, y a viva voz. Una gran manifestación ha copado la agenda pública de este sábado, con miles de personas reclamando en la capital y otras ciudades del país un punto de inflexión en la que lleva tiempo siendo la principal preocupación de los españoles según el CIS: la inviabilidad de una vivienda asequible a largo plazo. “¡El ático de Ayuso lo vamos a okupar!” o “¿Dónde está el gobierno progresista?” volvieron a ser frases que repartían latigazos a izquierda o derecha, cuando miles de personas salieron desde Atocha en una marcha con cuatro columnas principales: Plaza España, glorieta de Emilio Castelar, Hospital de La Princesa y la estación de trenes. Todas se fundirán en una cuando confluyan en un mismo punto: la sede del Ayuntamiento. Solo un día después de que el Congreso tumbara los dos decretos Maricarmen, con medidas urgentes para blindar desahucios o renovar automáticamente contratos de alquiler, el Sindicato de Inquilinas y el resto de organizaciones adheridas a la acampada multitudinaria en Puerta del Sol habían pedido un golpe sobre la mesa. Cuando se cumple una semana desde que se colocaron las primeras tiendas de campaña justo después de una manifestación como esta, en la que se hizo ver que el símbolo de Maricarmen trascendía a su propio desahucio, las calles volvieron a rebosar de perfiles variados o vidas truncadas por la vivienda. Y los sindicatos advierten: “¡Ahora toca una una huelga general!”. En la primera hora desde que arrancó la marcha, una procesión de pancartas gigantes con logos de distintas plataformas, partidos o sindicatos recorría el Paseo del Prado con un amplio repertorio de cánticos. Muchos ya habituales en esta semana de protestas: a veces son un llamamiento (“¡Vecina, levanta, desahucian en tu casa!”); otras, una recreación de melodías conocidas (“¡Maricarmen, Maricarmen, la gente está con Maricarmen!”, por la canción homonima de La Pegatina) y, en la mayoría de casos, una advertencia: “¡Tenemos las llaves de todo Madrid! ¡Hace falta ya una huelga general!”. Alrededor de los manifestantes, subidos a la acera, otros activistas reparten panfletos o notas informativas sobre la situación de la vivienda o las razones que les trajeron aquí. Un cuarto de hora antes de iniciarse la gran marcha por la vivienda, a escasos minutos a pie de la salida de Atocha —una de las cuatro columnas por las que transcurrirá la protesta hasta Cibeles—, la portavoz del Sindicato de Inquilinas de Madrid Valeria Racu hizo declaraciones a la prensa junto a la Plaza Murillo, al lado del Museo del Prado. “No vamos a tolerar otros cuatro años sin atajar el mayor problema de este país. La acampada sigue adelante y ahora queremos rescatar una herramienta histórica de la clase trabajadora: la huelga general”, ha declarado Racu ante decenas de periodistas. Las manifestaciones por la vivienda se han replicado este sábado en 54 ciudades de España. Estas son todas las urbes donde se han convocado marchas simultáneas, generalmente a las 12.00 del mediodía aunque en horarios variables: A Coruña, Albacete, Alicante, Barcelona, Burgos, Cabanas, Cáceres, Cádiz, Cangas do Morrazo, Castelló, Ciudad Real, Donostia, Gasteiz, Girona, Granada, Guadalajara, L'Hospitalet de Llobregat, Huelva, Iruñea, Jerez de la Frontera, Las Palmas de Gran Canaria, León, Lugo, Madrid, Málaga, Mallorca, Palencia, Santa Cruz de Tenerife, Santander, Santiago de Compostela, Soria, Talavera de la Reina, Toledo, Valencia, Valladolid, Vigo, Zamora y Zaragoza. Junto al tramo donde declaraba la portavoz del Sindicato de Inquilinas se concentraba ya otro órgano sindical, que en los últimos días también ha estado en el foco del debate. Héctor Adsuar, delegado sindical de CCOO, celebra que algo así ocurra después de una votación “intolerable en el Congreso”. Se refiere a la caída de los dos decretos urgentes con el voto en contra de la derecha parlamentaria, que ha detonado una nueva ola de indignación. El siguiente paso en el horizonte es convocar una huelga general, pero aún queda el escollo de aprobarla junto a los sindicatos mayoritarios. Entre ellos, Comisiones Obreras. “Es un reto importante y sobre ello estamos ahora debatiendo: la movilización va a seguir, pero nuestro sindicato tiene estructuras territoriales muy arraigadas por las que tiene que pasar la decisión, de forma organizada. No es un reto cualquiera, pero trataremos de ser rápidos”, asegura Anoche, después de una tercera asamblea en Sol que se mantuvo en vilo por la lluvia –suelen celebrarse cada tarde junto a la famosa estatua del Oso y el Madroño–, algunos grupos salieron dirigidos nuevamente hacia el Congreso, que tuvo que ser vallado ante la tensión en las calles. Apenas una hora antes, una de las portavoces del Sindicato de Inquilinas de Madrid había hecho un anuncio sobre el que ya se rumoreaba, pero que hasta ese momento no quedó claro del todo: su organización, la más visible durante las protestas, comenzará a reducir desde este sábado su presencia en las acampadas de Sol, que seguirán apoyando desde otros frentes. Numerosas personas durante la manifestación de este 3 de octubre, en Madrid “Aquí va a seguir la acampada, pero gran parte de nuestra militancia debe volver a la actividad de los barrios. Ahora, con una tarea extra: construir la huelga general”, declaraba al otro lado del micrófono Alicia del Río, que junto a Valeria Racu se ha convertido esta semana en una cara habitual en las televisiones. Antes de eso habían hablado los presentantes de distintos nodos territoriales; es decir, asociaciones vecinales con presencia en todo Madrid o vinculadas a luchas más allá de la vivienda, que de momento seguirán a cargo de la acampada. “Nos toca una tarea muy importante y difícil. Aquí ha estallado una chispa increíble, pero organizar una huelga general masiva del calado que necesitamos no es fácil. No queremos que sea simbólica: queremos que se paralice el país entero, desde el primer Metro que salga y hasta la medianoche”, aseguraba Alicia del Río al cierre de la última gran asamblea antes de la marcha de hoy, y la primera desde que el Congreso tumbó de pleno la vía institucional. Organización diaria para atajar el problema de la vivienda En paralelo, el Sindicato de Inquilinas de Madrid celebró ayer por la tarde una de sus asambleas de bievenida más multitudinarias en el Ateneo La Maliciosa. Es allí donde cada viernes a las 18.30 horas atienden a nuevos afiliados, personas con problemas en su alquiler o gente interesada en movilizarse contra la especulación inmobiliaria. La organización diaria contra la tensión sostenida en el mercado de compraventa, y también el de arrendamiento a largo plazo, continúa su rutina habitual aunque esta vez con un gran seguimiento desde las calles. Un recuerdo del 15M que algunos reivindican como un “nuevo despertar”, solo que más focalizado en causas concretas de los tiempos que corren. El asentamiento comenzó a fraguarse el sábado pasado, 26 de septiembre, después de una manifestación masiva en favor de Maricarmen, la vecina de 87 años a la que el fondo Urbagestión desahució de la casa en la que había vivido los últimos 70 años. Desde el viernes por la mañana el foco principal estuvo en el Congreso de los Diputados. Allí se votaba la convalidación de dos normas distintas aprobadas en el último Consejo de Ministros (y que derivan de un mismo marco conocido popularmente como el Decreto Maricarmen). Pero ha terminado confirmándose el peor de los pronósticos para los manifestantes frente al hemiciclo: Junts, PP y Vox tumbaron ambos borradores propiciando que, en los próximos años, aún puedan producirse más desahucios como el de la vecina de Retiro. Los independentistas catalanes, con los que el Ejecutivo negoció el texto para incluir la inmensa mayor parte de sus demandas a cambio de que permitieran la convalidación, se mantuvieron en la decisión adoptada a última hora del jueves y votaron 'no' a ambos decretos. Y el presidente del Gobierno, Pedro Sánchez, emplazó a este mismo fin de semana la deliberación sobre si convocar o no elecciones anticipadas. Después del varapalo del Congreso por el rechazo de Junts, PP y Vox a los dos decretos de vivienda aprobados por el Gobierno, las calles ya tienen una respuesta posterior a su acampada: un llamamiento a la huelga general del Sindicato de Inquilinas que Comisiones Obreras y UGT ya se plantean. La mayoría de votantes, un 73%, también apoyan esta medida, y no solo los votantes de izquierda, sino también los de PP, Vox y Junts, que han tumbado los decretos, según una encuesta de Ateneo del Dato para elDiario.es. “España tiene un Congreso secuestrado por los rentistas”, denunciaron dos de las portavoces del Sindicato de Inquilinas de Madrid, Alicia del Río y Valeria Racu, en sus primeras declaraciones públicas tras la votación. Allí pusieron pie en pared y frenaron los rumeros que a lo largo de la mañana corrían sobre si su organización iba a abandonar o no la acampada. Finalmente, en ese momento se decantaron por invitar a continuar en Sol. “Esto solo demuestra que lo único que los políticos tienen para darnos a la clase trabajadora es la humillación”, gritaba también el viernes, delante del Congreso, otra de las asistentes a la protesta a esa misma hora, nada más conocerse la resolución definitiva sobre las medidas de urgencia para bloquear desahucios o renovar alquileres de forma automática. Apoya el trabajo periodístico de Somos Madrid Esta información ha podido salir a la luz gracias a las personas que apoyan la edición local de Madrid en elDiario.es. Si tú también quieres y puedes hacerlo, hazte socia, hazte socio y contribuye a sostener nuestro trabajo diario y a publicar exclusivas que cambien las cosas. 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Canadian singer Céline Dion has reached the halfway point in her marathon of 16 concerts in Paris, marking her big return to the stage after years away. As she works to overcome the effects of a debilitating illness, fans and professionals say the star is not only a music legend, but a fashion icon to boot.
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Euskal presoen eskubideen aldeko plataformak salatu du eremu juridiko, politiko eta mediatikoek egindako presioak «errebantxarako grinarekin» daudela lotuak, «eta ez hainbeste justizia irizpideekin».
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Երևանյան մի շարք նորակառույցներում բնակարաններ գնած քաղաքացիները տարատեսակ խնդիրների առջև են կանգնել, որոնք ինքնուրույն լուծել հիմնականում չեն կարողանում:
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«Այսօր մենք դա ենք քննարկելու»,-ասել է Կարապետյանը
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Դաշինքը պահանջել է անհապաղ դադարեցնել նրա նկատմամբ քաղաքական դրդապատճառներով հետապնդումը
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Ninety-six-year-old Frances Edwards, a lifelong voting advocate who resides at Blakeford Senior Life in Green Hills, continues to encourage others to register and vote ahead of the Nov. 3 general election and plans to cast her ballot as early as possible. The post Frances Edwards Will Wash Your Mouth Out With Soap if You Forget Sacrifices Made for Voting Rights appeared first on Nashville Banner.
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An ICT investigation has revealed the graves of 14 students who died while attending Good Shepherd Industrial School, a federally funded Indian boarding school, from 1884 to 1891. Those students — all girls — are buried in Calvary Cemetery. At least a dozen graves of Milwaukee Indian boarding school students uncovered is a post from Wisconsin Watch, a non-profit investigative news site covering Wisconsin since 2009. Please consider making a contribution to support our journalism.
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Итоги недели подводит Мумин Шакиров. НАСТОЯЩИЙ МАТЕРИАЛ (ИНФОРМАЦИЯ) ПРОИЗВЕДЕН, РАСПРОСТРАНЕН И(ИЛИ) НАПРАВЛЕН ИНОСТРАННЫМ АГЕНТОМ ШАКИРОВЫМ МУМИНОМ ШАКИРОВИЧЕМ, ЛИБО КАСАЕТСЯ ДЕЯТЕЛЬНОСТИ ИНОСТРАННОГО АГЕНТА ШАКИРОВА МУМИНА ШАКИРОВИЧА. 18+
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As mãos de Sebastião Antonelli, mais conhecido como Piorra, estão acostumadas a mexer com a terra. Aos 62 anos, ele percorre o quintal do Sítio Coqueiros apontando para canteiros, árvores e plantações construídos ao longo dos anos no Assentamento Dênis Gonçalves, do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), em Goianá, na Zona da Mata […] Fonte
As mãos de Sebastião Antonelli, mais conhecido como Piorra, estão acostumadas a mexer com a terra. Aos 62 anos, ele percorre o quintal do Sítio Coqueiros apontando para canteiros, árvores e plantações construídos ao longo dos anos no Assentamento Dênis Gonçalves, do Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra (MST), em Goianá, na Zona da Mata […] Fonte
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